Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha rinnovato oggi, con una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, una richiesta di incontro sull’ex Ilva e sulla crisi complessiva della città.

   “Sono a rinnovarle la richiesta di un incontro istituzionale per affrontare le diverse e gravi emergenze che interessano l’area ionica, in primis quella attinente alla ben nota perdurante crisi dell’apparato industriale. Spiace rilevare - scrive il sindaco di Taranto - che fino a questo momento poco è stato effettivamente concretizzato rispetto agli impegni assunti nel corso degli anni nei confronti di Taranto e dei suoi cittadini. Alla oramai cronica vertenza sanitaria, ambientale, industriale e sindacale e ai correlati problemi di tenuta sociale, non va trascurato il tema della sicurezza sul lavoro”.

   Bitetti rammenta “l’ennesimo incidente mortale che è costato la vita a un lavoratore dell’acciaieria” e “che ha nuovamente e profondamente scosso me e la comunità ionica tutta. È dunque alla luce di questo scenario, a tutti noto da più di un decennio e in continua degenerazione, che le richiedo - scrive ancora il sindaco di Taranto alla premier - di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo, anche e soprattutto a livello istituzionale territoriale, capace di generare significativi benefici sia per la citta, sia per il sistema industriale italiano”. 

   “Certamente converrà - conclude Bitetti - che la risoluzione della annosa vertenza riguardante lo stabilimento siderurgico avrebbe importanti ricadute sull’intera economia nazionale. Questa di Taranto è una emergenza nazionale e come tale merita di essere finalmente trattata”

Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha rinnovato oggi, con una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, una richiesta di incontro sull’ex Ilva e sulla crisi complessiva della città.

   “Sono a rinnovarle la richiesta di un incontro istituzionale per affrontare le diverse e gravi emergenze che interessano l’area ionica, in primis quella attinente alla ben nota perdurante crisi dell’apparato industriale. Spiace rilevare - scrive il sindaco di Taranto - che fino a questo momento poco è stato effettivamente concretizzato rispetto agli impegni assunti nel corso degli anni nei confronti di Taranto e dei suoi cittadini. Alla oramai cronica vertenza sanitaria, ambientale, industriale e sindacale e ai correlati problemi di tenuta sociale, non va trascurato il tema della sicurezza sul lavoro”.

   Bitetti rammenta “l’ennesimo incidente mortale che è costato la vita a un lavoratore dell’acciaieria” e “che ha nuovamente e profondamente scosso me e la comunità ionica tutta. È dunque alla luce di questo scenario, a tutti noto da più di un decennio e in continua degenerazione, che le richiedo - scrive ancora il sindaco di Taranto alla premier - di assumere personalmente l’iniziativa di avviare un dialogo concreto e costruttivo, anche e soprattutto a livello istituzionale territoriale, capace di generare significativi benefici sia per la citta, sia per il sistema industriale italiano”. 

   “Certamente converrà - conclude Bitetti - che la risoluzione della annosa vertenza riguardante lo stabilimento siderurgico avrebbe importanti ricadute sull’intera economia nazionale. Questa di Taranto è una emergenza nazionale e come tale merita di essere finalmente trattata”

È prevista per oggi la convalida da parte del gip del sequestro probatorio scattato per una parte del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dove ieri mattina si è verificato un incidente sul lavoro mortale. Vittima il 47enne Claudio Salamida, dipendente Ilva, che, mentre effettuava un intervento sulle valvole del convertitore, valvole che regolano il flusso dell’ossigeno, ha compiuto un volo dal quinto piano al quarto rialzato. Per l’impianto, il pm intervenuto nell’immediatezza dell’incidente, Filomena Di Tursi, ha disposto il sequestro solo di quelle parti del convertitore dove si é verificata la caduta del lavoratore. L’acciaieria 2 continua intanto a funzionare utilizzando un altro convertitore, l’1, che è poi quello che ha funzionato da settembre sino ai primi di gennaio, periodo nel quale il convertitore 3 é stato sottoposto a lavori di manutenzione e di rifacimento eseguiti da imprese appaltatrici dell’ex Ilva. Il caso dell’incidente mortale é intanto passato dal pm Di Tursi al pm Mariano Buccoliero, che ha già rappresentato la pubblica accusa nel processo “Ambiente Svenduto” in Corte d’Assise a Taranto relativo al reato di disastro ambientale contestato alla gestione Riva della fabbrica (processo conclusosi con molte condanne ma poi la sentenza é stata annullata dalla Corte d’Assise d’Appello e il processo trasferito da Taranto a Potenza). Il pm dovrà tra l’altro appurare cosa non è stato osservato in termini di sicurezza al convertitore dell’acciaieria e perché vi fossero ancora delle pedane provvisorie al posto del normale piano di calpestio nonostante la manutenzione dell’impianto fosse terminata da alcuni giorni. 

Fumata nera nell’incontro di oggi a Taranto tra Vestas Italia (azienda che opera nel campo dell’energia eolica e delle rinnovabili) e i sindacati. Vestas Italia ha confermato la sua decisione di chiudere la sede di Taranto, che si occupa di service, trasferendone le attività a San Nicola di Melfi in provincia di Potenza. Fiom Cgil e Uilm dichiarano “che l’azienda non ha accolto neanche la richiesta sindacale di sospendere il trasferimento ed aprire un confronto, rompendo di fatto le relazioni industriali. Pertanto Fiom e Uilm confermano lo stato di agitazione, il blocco delle flessibilità e reperibilità. Inoltre - si annuncia -nella giornata di domani si terrà un’assemblea alle ore 9 con i lavoratori per decidere le ulteriori iniziative sindacali da mettere in campo”. Le sigle Fiom e Uilm sostengono che si tratta di una “procedura - aperta unilateralmente - di trasferimento del magazzino, training center e reparation blades a partire dall’1 marzo da Taranto a San Nicola di Melfi. Fiom e Uilm hanno espresso fortemente la loro contrarietà alla decisione aziendale, ritenendola inappropriata nel metodo e nel merito, che ha fatto scaturire la proclamazione dello sciopero in data odierna e del blocco di ogni forma di flessibilità e reperibilità”. Le due sigle sindacali “hanno chiesto la revoca” della decisione di Vestas Italia. “Riteniamo fondamentale - affermano Fiom e Uilm - aprire un confronto con le parti sociali al fine di valutare ogni possibile soluzione ed alternativa al trasferimento per salvaguardare gli interessi dei lavoratori e del territorio di Taranto”.

Unire il talento sportivo alla maestria culinaria per promuovere la cultura del benessere: è questo il cuore di "Sapori in squadra: Insieme ai fornelli", lo show cooking d’eccezione che si terrà venerdì 16 gennaio, a partire dalle ore 11:00, nella cornice storica della Masseria Brunetta a Massafra.

L'iniziativa è parte integrante di "Sportiva_Mente Insieme", il progetto promosso dalla Provincia di Taranto e finanziato dal programma G.A.M.E. UPI 2.0 (G.iovani A.ttivi M.ultisport E.ducativi). L’obiettivo è chiaro: sensibilizzare le nuove generazioni sull'importanza di uno stile di vita sano, dove l’attività fisica costante si sposa con un’alimentazione equilibrata e di qualità.

L’evento, presentato dal giornalista Matteo Schinaia, vedrà una sfida simbolica e creativa ai fornelli. Ci saranno i giovani campioni dello sport locale e gli studenti dell'Istituto Alberghiero “Mediterraneo” di Pulsano, partner strategico del progetto che, sotto la guida di chef esperti, si cimenteranno nella preparazione di piatti ispirati ai principi della Dieta Mediterranea, studiati per rispondere alle specifiche esigenze nutrizionali di chi pratica sport.

Non sarà solo una gara, ma un momento educativo volto alla valorizzazione dei prodotti a chilometro zero del territorio ionico, eccellenze che rappresentano il patrimonio culturale ed economico della nostra provincia.

A comporre la giuria sarà il Presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, la cui presenza sottolinea il valore politico e sociale dell'iniziativa, affiancato dal giornalista enogastronomico Giuseppe Mazzarino, conoscitore delle tradizioni e delle eccellenze locali. Insieme a loro, il giudizio tecnico sarà garantito dalla partecipazione di due chef docenti dell'Istituto Alberghiero "Mediterraneo", che metteranno la propria esperienza professionale al servizio della valutazione dei piatti, analizzandone l'equilibrio nutrizionale e la corretta esecuzione.

Questo show cooking conferma l’attenzione dell'Amministrazione Provinciale verso le politiche giovanili. Come sottolineato dai promotori, la presenza delle Istituzioni è un segnale concreto di vicinanza ai temi della salute, dell’educazione alimentare e dell’inclusione sociale.

Il progetto "Sportiva_Mente Insieme" mira infatti ad abbattere le barriere e a favorire la partecipazione attiva dei ragazzi, utilizzando lo sport e la cucina come linguaggi universali di aggregazione.

L'evento si aprirà con un breve momento di saluti istituzionali, durante il quale verranno illustrati i prossimi step del programma G.A.M.E. UPI 2.0 sul territorio tarantino, con un breve momento di riflessione dedicato alla tragedia di Crans-Montana.

La Procura della Repubblica di Taranto ha sequestrato senza facoltà d’uso l’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto interessata ieri dalla caduta dell’operaio Claudio Salamida, 47 anni, dipendente dell’azienda, morto sul lavoro.

  La Procura ha anche acquisito la documentazione relativa alle attività di manutenzione effettuate sul convertitore. Le attività di manutenzione erano terminate da poco e il convertitore, che attraverso l’immissione di ossigeno trasforma la ghisa liquida che arriva degli altiforni in acciaio liquido, aveva anche ripreso la sua attività, solo che ieri era stato di nuovo fermato per la messa a punto di ulteriori interventi.

  La campagna manutentiva del convertitore 3 - tra rifacimento e altri lavori - era partita a settembre ed era finita il 5 gennaio. Quindi circa quattro mesi di lavori. L’acciaieria 2, in questo periodo, aveva prodotto attraverso il convertitore 1. Da quanto si apprende, le manutenzioni del convertitore hanno interessato più aziende esterne all’ex Ilva ed esterno é anche il coordinatore della sicurezza.

  Non ci sono al momento indagati, la cui iscrizione dovrebbe comunque avvenire nelle prossime ore come atto dovuto da parte del pm Filomena Di Tursi, che ieri si è recata sull’impianto per un sopralluogo. Il magistrato deve infatti prima ricostruire dinamica, ruoli operativi e responsabilità. 

Il piano di calpestio sul quale ieri mattina, intorno alle 8, si trovava Salamida - sposato, con due figli e residente a Putignano nel Barese - non era quello solito, ma era invece costituito da pedane in legno. Il pavimento grigliato del quinto piano del convertitore - l’uomo è precipitato dal quinto piano al quarto rialzato - pare che sia stato sostituito con delle pedane per consentire la manutenzione dell’impianto. E quindi in questa prima fase dell’inchiesta si tratta di capire chi ha operato la sostituzione, perché, quando dovevano essere rimosse essendo finita la manutenzione e se sono stati installati i dispositivi di sicurezza.

  Da capire anche se le pedane hanno ceduto, se Salamida - che era solo in quel punto, intento ad intervenire sulle valvole del convertitore - sia per caso scivolato o se la pressione esercitata dal lavoratore per intervenire sulle valvole, abbia determinato un eventuale spostamento delle stesse pedane. Inoltre il magistrato inquirente conferirà anche l’incarico al medico legale per l’autopsia sul corpo di Salamida, trasferito nel frattempo all’obitorio dell’ospedale di Taranto.

  Il sequestro delle parti del convertitore 3 interessate dall’incidente mortale, non blocca tutta l’acciaieria 2 che continuerà a funzionare con il convertitore 1, sufficiente per la trasformazione in acciaio della ghisa che arriva dall’unico altoforno in marcia nel siderurgico di Taranto: il 4. 

E' scattato un provvedimento di fermo per l’omicidio di un afghano di 25 anni avvenuto nelle scorse ore a Massafra, nel Tarantino. L'arrestato è un connazionale di 26 anni, già individuato come possibile autore subito dopo il delitto. La vittima era stata accoltellata.

    I carabinieri hanno individuato e bloccato il ventiseienne dopo una ricerca nelle gravine. La vittima è stata colpita alla nuca, agli arti e all’addome con una grossa arma da taglio in una lite scaturita da futili motivi; viveva a Massafra da circa un anno ed era in fase di regolarizzazione per il permesso di soggiorno. 

De improvviso peggioramento del contesto industriale”. Lo si legge nell’atto di citazione con il quale i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria - Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli - hanno intentato una causa di 7 miliardi di euro verso Arcelor Mittal, precedente gestore del gruppo siderurgico ex Ilva.

  “Secondo quanto emerso all’esito delle complesse attività di forensic due diligence disposte dall’organo commissariale - si legge nella memoria legale - si tratterebbe invece del risultato di una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo, attuata da ArcelorMittal avvalendosi dagli amministratori tempo per tempo in carica in Acciaierie d’Italia, finalizzata al sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio”.

Acciaierie d’Italia S.p.A. (precedentemente denominata ArcelorMittal Italia) nasce nel 2018 come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d’azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto, si legge ancora nel documento.

  "Il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d’azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva. Promesse queste che tuttavia sarebbero state disattese fin dall’origine. Questa situazione - si evidenzia nell’atto di citazione - oltre a presentare i connotati di condotte autonome di mala gestio ascrivibili agli amministratori, avrebbe anche rappresentato il fattore abilitante per il compimento di ulteriori illeciti, contribuendo peraltro a rendere particolarmente difficoltosa la rilevazione tempestiva dello stato di crisi della società e delle operazioni dannose per Acciaierie d’Italia".

  Ma non solo, prosegue l’atto di citazione per 7 miliardi verso la multinazionale ArcelorMittal, "la situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta dall’amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile con lo schema di affitto del ramo d’azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone” si sottolinea nel testo.   

  “Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiuti dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021 - si sostiene ancora nell’atto contro Mittal -. Sul piano operativo, la gestione commissariale, all’esito delle attività di indagine disposte, ha anche appurato l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per 947,4 milioni di euro. Un deterioramento, questo, che potrebbe configurare un ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale ed industriale”. 

Sono emerse, infine - si legge nell’atto di citazione - "criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2 finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite”. 

  Per i commissari straordinari di AdI, “il complesso delle circostanze emerse all’esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale offre quindi un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili a ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d’Italia".

  Si è trattato - si sostiene nel documento - "non di episodi isolati, ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024. Le conseguenze che ne sono scaturite, oltre ad aver inciso sul patrimonio di Acciaierie d’Italia, hanno significativi riflessi sul piano industriale, occupazionale, ambientale e sistemico, con un impatto non trascurabile sull’intero sistema economico nazionale. Un quadro che, se confermato in sede giudiziaria - conclude l’atto di citazione nei confronti di Mittal - potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo amministratori e altri soggetti terzi che avrebbero concorso, consapevolmente, alla realizzazione del disegno predatorio di ArcelorMittal”. 

Oggi alle 11, in Commissione Industria del Senato, riprende il suo iter l’ultimo decreto legge sull’ex Ilva. Risale allo scorso 1 dicembre, è nato per assicurare la continuità operativa dell’azienda confermando i 108 milioni dei 200 rimasti dallo stanziamento precedente, avvenuto con un altro decreto, ma a questi ora ne aggiunge altri 149. Si arriverà quindi ad un totale di 257 milioni se il provvedimento non subirà modifiche.

  Ad innalzare la dote finanziaria in Commissione è stato prima un emendamento presentato da Salvo Pogliese, relatore di FdI del decreto, che giovedì scorso ha inserito i primi 50 milioni, e poi, venerdì, un sub emendamento di Bartolomeo Amidei, di FdI, che ha portato i 50 a 149.

  Oggi la commissione Industria chiuderà la discussione su emendamenti e sub emendamenti, dopodiché passerà tutto alla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il testo ritornerà quindi alla commissione Industria per il voto finale per poi approdare all’Aula del Senato che dovrà esprimersi.

  Una volta licenziato dal Senato, il decreto andrà alla Camera per l’ultimo passaggio. La conversione in legge del decreto deve avvenire entro il 30 gennaio.

  Ma questa è anche la settimana in cui, salvo variazioni a seguito dell’incidente mortale di ieri nel siderurgico di Taranto, i commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie, rispettivamente proprietà e gestore degli impianti, dovrebbero programmare una road map di incontri sia con il fondo Flacks Group che con i sindacati. Con Flacks, in particolare, si dovrà cominciare ad entrare nel merito dell’offerta che l’investitore americano ha avanzato per l’acquisizione di tutta l’ex Ilva: 8.500 assunti su poco meno di 10.000 che sono l’organico del gruppo (anche se, pare, non tutti subito), 4 milioni di tonnellate di produzione, investimenti per 5 miliardi, presenza dello Stato al 40 per cento nella nuova società, impegno del privato a riacquistare dopo un certo periodo di tempo la quota pubblica.

  Chiarire i singoli aspetti e capire il piano industriale di Flacks, sono le condizioni affinché la trattativa esclusiva con il fondo possa avanzare ed eventualmente planare verso il contratto di vendita. Ma si programmerà anche l’incontro tra Flacks e i sindacati, che da settimane sono in attesa. Il primo incontro tra l’investitore e le sigle metalmeccaniche vedrà la presenza dei commissari, dopodiché Flacks e sindacati dovrebbero procedere autonomamente su piano industriale, investimenti e occupati. Non si è ancora valutato quanto tempo richiederà questa fase di discussione. Tutto dipenderà dall’andamento dei due negoziati. Si punta a concludere nel giro di due-tre mesi. 

"Taranto continua a essere penalizzata in modo grave e ingiustificabile anche sul fronte del trasporto ferroviario a lunga percorrenza. " È scrive in una nota il presidente del Consiglio comunale di Taranto Gianni Liviano.

 

Una situazione che- scrive Liviano- unitamente agli amici del Comitato per i Treni a Taranto denunciamo da anni e che trova in maniera sempre piu’ drammatica la conferma nei numeri.

 

Prendendo a campione un giorno qualsiasi, nel nostro caso i treni in partenza il 9 gennaio per Milano e per Roma, emerge in maniera evidente la disparità di trattamento tra Taranto e le altre città pugliesi. 

 

Da Taranto per Milano, il 9 gennaio, risultano in partenza:

2 Frecciarossa (9514 e 8820)

E 1 Intercity (il 758) che peraltro sospeso dal 14 al 23 gennaio

 

Per Bari e Lecce i numeri sono completamente diversi

 

Nella stessa giornata infatti da Bari per Milano partono: 8 Frecciarossa(8810,9806,8814,8818,8820,8824,9808,8830); 6 Intercity(606,608,612,614,752,758),e 1 Italo.

 

Da Lecce per Milano partono4 Frecciarossa(8814,8818,8824,9809); 

5 Intercity (608,612,614;752,758)

 

Il confronto è impietoso - sottolinea Liviano-e non trova alcuna giustificazione razionale né sul piano demografico né su quello della domanda potenziale.

 

Anche rispetto a Roma i collegamenti da Taranto sonoridotti all’osso

 

Infatti da Taranto parte per Roma:

1 solo Frecciarossa (il 9514, che poi prosegue per Milano)

2 Intercity (700 e 702)

 

Al contrario, nello stesso giorno preso a campione (il 9 gennaio):

Da Bari per Roma partono 5 Frecciarossa (8302,8306,8314,8326,8348);

Da Lecce per Roma partono 4 Frecciarossa(8302,8306,8314.8326)

 

Si tratta di una penalizzazione strutturaleevidenzia il presidente del Consiglio comunale ionico. Questi dati dimostrano che Taranto non è vittima di un disservizio occasionale, ma di una penalizzazione strutturale, che dura da anni e che contribuisce all’isolamento economico, sociale e culturale del territorio.

Meno treni significa meno mobilità per studenti, lavoratori, imprese e turisti. Significa rendere Taranto meno competitiva, meno attrattiva e più distante dal resto del Paese, nonostante il suo ruolo strategico nel Mezzogiorno.Ma significa anche meno lavoro per esempio per il personale di pulizia dei treni.

 

Servono scelte politiche chiare- conclude Liviano-

È necessario che Regione Puglia, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e aziende ferroviarie assumano impegni concreti e verificabili:

aumento delle Frecce da e per Taranto, garanzia di continuità dei collegamenti Intercity,

riconoscimento della piena dignità di Taranto nella rete ferroviaria nazionale.

 

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