Venerdì, 05 Agosto 2022 19:49

ALTA TENSIONE/ Un miliardo all’ex Ilva col Dl Aiuti bis, altre proteste da Taranto “si finanzia una produzione fallimentare” In evidenza

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Nuove proteste a Taranto dopo che il Consiglio dei ministri ieri sera, nell’ambito del Dl Aiuti Bis, è intervenuto per sostenere finanziariamente l’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, autorizzando Invitalia a intervenire sino ad un miliardo di euro “per sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale”. Invitalia è infatti partner di minoranza nella società Acciaierie d’Italia del privato ArcelorMittal. Per il sindacato Usb, “un miliardo di euro, risorse pubbliche, si aggiunge alle già consistenti somme investite nello stabilimento per sostenere il privato alle prese con problemi di liquidità”, mentre “neanche un euro viene stanziato per i lavoratori diretti, dell’appalto e per i cassintegrati  ex Ilva in amministrazione straordinaria”.

 

 “Consapevoli dell’estrema gravità della situazione, auspichiamo che parte di questo finanziamento - aggiunge il sindacato autonomo - serva per sostenere l’appalto dell’acciaieria, in grandissima crisi economica, dove l’effetto a catena è inevitabile”. Usb evidenzia infatti che “Acciaierie d’Italia non paga le aziende e le aziende non pagano i dipendenti, facendo precipitare i lavoratori e le loro famiglie in una situazione di pesante difficoltà”. Per il sindacato, “a fronte di miliardi di euro buttati in una fabbrica che da dieci anni continua a perdere produzione e occupati, facendo crescere il numero delle unità in cassa integrazione, l’unica cosa seria da fare è aprire un tavolo di discussione per mettere in campo misure atte a risolvere il danno che tutti i lavoratori (dipendenti diretti, dell’appalto ed ex Ilva in AS) stanno subendo”. Mentre per l’associazione Genitori Tarantini, cui fanno capo famiglie che hanno perso i propri figli o hanno i propri figli ammalati per malattie che si ritiene correlate all’inquinamento, quel denaro “con tutta probabilità sarebbe stato meglio veicolarlo verso altre destinazioni, verso altre vere urgenze. Un miliardo dirottato verso una produzione fallimentare che ancora ci si ostina a definire ‘strategica per la nazione’ “.