Giovedì, 04 Agosto 2022 17:11

DALLA PARTE DEI PIÙ DEBOLI/ La Comunità Emmanuel fa festa, la responsabile “vogliamo che la città ci guardi” In evidenza

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«Vogliamo che la città ci guardi. Non per metterci in mostra ma perché quello sguardo diventi un movimento, un’azione, un passo». Maria Anna Carelli è la responsabile della struttura in cui rientra il Centro a bassa soglia Comunità Emmanuel, in via Pupino 1. L’ex carcere militare, dal 1996 è diventato un luogo in cui ci si occupa di prima accoglienza a persone ai margini a causa di dipendenze da droghe, alcol, gioco, persone non integrate nella società, fragili nella salute, spesso incapaci di chiedere aiuto nel modo o nei luoghi giusti, in difficoltà economiche gravi. Persone che la città la vivono più di tutti, perché è la loro casa di giorno e di notte, quando un posto per dormire non c’è e resta solo la compagnia del proprio cane. Dal 2005 la Comunità Emmanuel, partecipando ai bandi dei Piani Sociali di zona del Comune di Taranto, svolge attività di servizio ai più fragili: docce aperte tutte le mattine, indumenti puliti e stirati grazie al servizio di lavanderia sociale, colazioni o snack per chi lo chiede e poi servizi di sostegno psicologico, orientamento verso altri servizi della rete socio-sanitaria, gruppi di auto aiuto per singoli e famiglie, laboratori artigianali, ludici, legati anche all’attualità e alla cultura.  

A parlare sono pure i numeri dei registri delle presenze: in quattordici mesi, da metà aprile 2021, quando è partito il Piano di zona 2018-2020, a fine giugno 2022, gli operatori del centro Emmanuel hanno incontrato 256 singoli utenti o famiglie, sono stati distribuiti 5396 snack, 647 le docce offerte, con a corredo indumenti puliti. Il gruppo di sostegno per famiglie ha raccolto 222 persone, la consulenza psicologica 163. Il centro è aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle 8.00 alle 14.00. Gli operatori in servizio sono: due psicoterapeuti, tre educatori, un assistente sociale ed un operatore alla pari, «cioè – spiega Mari Anna Carelli - una persona che ha avuto problemi di dipendenza e, superatele, supporta chi ancora combatte. All’inizio è un pronto intervento sociale: si ascolta la domanda che emerge, a volte reiterata, malespressa, perché la storia di vita di ogni persona non si affronta in pochi minuti; serve stabilità, conoscersi, fidarsi, ci vuole tempo. Poi c’è chi chiede un aiuto piscologico, chi invece ha bisogno di disbrigo pratiche, che vengano presi contatti con i patronati, con i servizi pubblici, con gli assistenti sociali, cercando di affrontare i problemi in sinergia per risolverli. Penso ad esempio ad ottenere la carta d’identità o un duplicato di un codice fiscale. Più difficile risolvere il problema della casa. Molte di queste persone vivono per strada e purtroppo non avendo, come comunità, appartamenti a disposizione, non riusciamo ad occuparci di questo tipo di esigenza, se non segnalando agli enti preposti. Comunque chi si sente a suo agio decide di partecipare anche alle attività che proponiamo, con operatori che utilizzano strumenti di animazione differenziata, dalla lettura di un giornale, al cineforum, alla musica, per aiutare i partecipanti anche a guardare oltre le loro difficoltà». In questo tracciato si inserisce il progetto “Cabs- Estate 2022” che ha visto gli utenti del Centro, visitare gratuitamente Palazzo Amati, oggi Ketos, museo del mare, il Castello Aragonese e presto anche il Marta e il museo dell’arsenale. E poi aperitivi sociali, tornei di calcio balilla e ping pong, serate karaoke.

Martedì scorso, 2 agosto, la Comunità Emmanuel ha chiuso questo mese di attività estive con uno spettacolo teatrale gratuito offerto dell’attore Giovanni Guarino, dal titolo “Il Ludo Mannaro”. Ieri, sempre nella sede di via Pupino 1, la Messa è stata presieduta da uno degli storici fondatori delle Comunità Emmanuel sparse per il mondo e di quella tarantina, che avviò il suo percorso nel 1990 nel consultorio Il Focolare: padre Mario Marafioti, gesuita come Papa Francesco, «ecco perché quando sentiamo il Papa dire di uscire fuori dalle parrocchie, sporcarsi le mani, non ci sorprendiamo. Siamo cresciuti con questi insegnamenti – dice Maria Anna Carelli – e l’importanza del servizio è quella che vorremmo trasmettere. Tarantini, abbiamo bisogno di donatori e volontari».

Serve un maestro falegname che possa donare qualche ora al laboratorio attrezzato e al momento non utilizzato; serve qualche giovane o pensionato che decida di impiegare qualche ora per fare il volontario; servono indumenti in buono stato per la lavanderia sociale, serve chi può fare una donazione di qualunque tipo; serve provare a mettersi in discussione, per scoprire cosa c’è fuori dalla frenesia della vita di ogni giorno, proprio accanto a sé.

«Serve anche il supporto degli enti pubblici – chiosa Maria Anna Carelli - nella manutenzione della struttura, che risale ai primi del Novecento. Noi facciamo quello che possiamo, anche la cura dei luoghi è parte del percorso di aiuto ma in questo momento in cui c’è particolare attenzione alla rigenerazione urbana, chiediamo un intervento importante».