Martedì, 12 Luglio 2022 16:09

IL GIUDICE HA DECISO/ Per la morte di Lorenzo Zaratta un’assoluzione e niente processo per 8, l’amarezza del padre del piccolo In evidenza

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Si è chiusa oggi con un’assoluzione e con la sentenza di non luogo a procedere per altri 8 imputati l’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Taranto, Pompeo Carriere, per la morte del piccolo Lorenzo Zaratta, di 5 anni, di Taranto, avvenuta a fine luglio 2014 per le emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico ex Ilva. Il gup ha assolto Angelo Cavallo, dirigente della fabbrica, che aveva chiesto il rito abbreviato, e per il quale il pm Mariano Buccoliero aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi. Non ci sarà processo, invece, per gli altri otto che avevano optato per il rito ordinario. Si tratta di Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva fino al 3 luglio 2012 e degli ex responsabili dell’Area Parchi Minerali, Giancarlo Quaranta e Marco Adelmi, del capo dell’Area Cokerie, Ivan Di Maggio, del responsabile dell’Area Altiforni, Salvatore De Felice, dei capi delle due Acciaierie, Salvatore D’Alò e Giovanni Valentino, e di Giuseppe Perrelli, all’epoca dei fatti responsabile dell’area Gestione Rottami Ferrosi.

 

 Il gup Carriere ha letto oggi solo il dispositivo della sentenza. Le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni. La morte del piccolo Lorenzo ha rappresentato un caso emblematico tra le piccole vittime attribuite alle emissioni della fabbrica dell’acciaio. A maggio scorso, nella sua requisitoria, durata circa 4 ore, il pm Buccoliero ha ricordato i risultati delle maxi perizie depositate nel processo “Ambiente Svenduto”, conclusosi a fine maggio 2021 in Corte d’Assise a Taranto, secondo le quali le emissioni dell’ex Ilva erano causa di “malattia e morte” nella popolazione tarantina, ed ha elencato gli esiti delle perizie depositate dai  consulenti dello stesso pm e da quelli nominati dai familiari del piccolo Lorenzo, costituitisi parte civile. In particolare il magistrato ha ricordato come l’oncologo e docente universitario Carlo Barone abbia evidenziato come sia “provato scientificamente che le polveri, come quelle rinvenute nel corpo di Lorenzo, possano arrivare all’organismo del feto. È possibile che quelle di dimensione maggiori siano in realtà le aggregazioni di particelle più piccole”. Per Barone non vi erano dubbi che quelle polveri provenissero  dall’ex Ilva di Taranto e che alcuni studi dimostrano come l’esposizione a inquinanti durante il primo trimestre di gravidanza, possano causare quella forma di tumore che ha ucciso il piccolo Lorenzo. Il padre del piccolo, Mauro Zaratta ha affidato a facebook la propria amarezza

“Che dire….ringrazio Leonardo La Porta per essermi stato al fianco per tutti questi anni, Annamaria Moschetti, Antonietta Gatti e tutti i medici che hanno prodotto relazioni e studi, tutti quelli che mi/ci hanno sostenuto…i PM che hanno fatto il possibile….ma per il giudice, gli imputati non hanno commesso il fatto….e così è….Scusami amore…non sono stato in grado di proteggerti e darti giustizia!”