Venerdì, 24 Giugno 2022 17:11

L’AUDIZIONE/ Bernabé “l’idea di chiudere l’ex Ilva è senza fondamento, decarbonizzazione in 10 anni con 5,5 mld” In evidenza

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“Il piano di decarbonizzazione si sviluppa su un decennio, 2022-2032, e prevede un investimento di oltre 5 miliardi e mezzo di euro circa”. Lo ha detto oggi il presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, a proposito della trasformazione del polo siderurgico ex Ilva di Taranto, nell’audizione davanti alle commissioni Bilancio e Attività produttive della Regione Puglia. Degli oltre 5 miliardi, ha detto Bernabè, “800 milioni circa sono destinati alla produzione di energie rinnovabili e idrogeno verde che non necessariamente deve far parte del nostro core business ma nelle circostanze attuali riteniamo che, perlomeno all’avvio, deve essere previsto da noi”.

    Spiegando poi nel dettaglio il piano di decarbonizzazione del polo siderurgico di Taranto, Bernabè ha dichiarato che “il primo step, che è l’ottimizzazione della sostenibilità ambientale dell’area a caldo, riguarda il periodo 22-24 con la trasformazione del processo produttivo tradizionale verso la sostenibilità ambientale che consenta di attraversare questa fase verso lo sviluppo dell’introduzione del DRI senza soluzione di continuità. Per questo - ha detto Bernabè - è previsto un investimento molto importante in questa prima fase 22-24 di un miliardo e 42 milioni di euro”. “Il secondo step - ha aggiunto Bernabè - è l’elettrificazione dell’area a caldo e l’utilizzo di idrogeno come vettore energetico. Questa fase copre il periodo 24-27, prevede già la minimizzazione della CO2 attraverso il processo della cattura e soprattutto prevede l’introduzione del primo forno elettrico. L’investimento qui é molto rilevante - ha affermato Bernabé -, si tratta di 2 miliardi e 338 milioni di euro”. 

 

“Il terzo step - ha poi sottolineato il presidente di Acciaierie d’Italia - è l’estensione dell’elettrificazione dell’area a caldo nel periodo 27-29 e qui verrà realizzato il secondo forno elettrico con un investimento previsto non solo per il forno elettrico ma per tutto il contesto delle utilities e del DRI, di oltre un miliardo e 220 milioni”.

    “Il quarto step - ha aggiunto Bernabé - è il completamento dell’elettrificazione dell’area a caldo che copre il periodo 29-32 col passaggio alla fine del 2023 a soli forni elettrici alimentati in una prima fase a gas naturale e in prospettiva a idrogeno”. “Ovviamente - ha specificato Bernabè - dipenderà delle condizioni di economicità dell’utilizzo dell’idrogeno ma l’Unione Europea è molto determinata nel proseguire sulla strada dell’idrogeno e quindi fra dieci anni è verosimile che la competitività dell’idrogeno sia tale da poter essere utilizzata. Oggi non è così - ha rilevato Bernabè -, oggi abbiamo costi dell’idrogeno che sono dieci volte quelli del gas, che nell’ultimo anno é quintuplicato”. Il presidente di Acciaierie d’Italia ha poi affermato che “con una crescita della cultura dell’acciaio importante non solo nell’area di Taranto ma in Puglia, si possono costruire le basi per una verticalizzazione delle produzioni che consenta di aggiungere valore alla produzione di acciaio primario”. “ L’obiettivo che ci diamo - ha affermato Bernabè - è quello dell’occupazione ma anche della sostenibilità economica perche un’impresa che non produce utili é un’impresa che non ci sarà, perché non c’è nessuna possibilità che qualcuno surroghi, lo Stato surroghi, un’impresa in difficoltà economica”. “È importante che la base industriale della Puglia, che é importante, venga sostenuta” ha infine detto Bernabè. 

 

“Lo stabilimento deve rimanere in vita, deve continuare a produrre - ha detto Bernabè a proposito del polo siderurgico di Taranto -. L’idea che si possa chiudere lo stabilimento e lavorare sulla parte nuova, é una idea che non ha fondamento. Lo stabilimento deve vivere, produrre, generare cassa, perché con la cassa generata dallo stabilimento si finanzia una parte importante degli investimenti”. “Se si vogliono risolvere i problemi di Taranto anche dal punto di vista ambientale, Taranto deve rimanere in vita - ha rilevato Bernabè -, deve rimanere attivo, producendo acciaio ambientalmente compatibile. Lo stabilimento morto è una bomba ecologica che nessuno mai più recupererà”. “Il secondo obiettivo - ha detto Bernabè - è l’occupazione perché il potenziale di uno  stabilimento che recupera la sua competitività anche in termini occupazionali e di verticalizzazione delle produzioni, è importante”.