Lunedì, 30 Maggio 2022 16:46

ANNIVERSARI/ Il liceo Archita compie 150 anni, una testimonianza dell’indimenticabile preside Tommaso Anzoino In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

In occasione dei 150 anni del liceo Archita pubblichiamo questa testimonianza del compianto Tommaso Anzoino che di questo liceo è stato preside indimenticabile 

 

 

Ho fatto il preside, o come si dice da un po’ di anni, il dirigente scolastico, in un grande palazzo situato al centro del Borgo di Taranto, il Palazzo degli Uffici, quello che da anni è in gran parte ingabbiato in una arrugginita impalcatura e da anni in gran parte è stato sventrato in attesa di quello che da anni un paio di sindaci e una decina di assessori hanno annunciato e continuano ad annunciare: la nuova ristrutturata sede del liceo Archita: l’hanno annunciato nel centotrentesimo anniversario della fondazione, l’hanno ripetuto nel centoquarantesimo anniversario della fondazione. Per ventiquattro anni ho fatto il preside in quel glorioso e immenso palazzo: prima all’istituto magistrale Andronico, poi ho aperto una porta di un corridoio e sono passato a fare il preside al liceo classico Archita.

Era il 1996 ed ereditavo la preziosa esperienza di Franca Schembari che dopo un periodo di innegabile decadenza aveva riportato il glorioso liceo classico tarantino a nuovi fasti: uno studente dell’Archita diventava preside dell’Archita: l’ho ripetuto tante volte con un buona dose di sana civetteria.

Due anni dopo l’istituto magistrale Andronico, in caduta verticale di iscrizioni, veniva assorbito dal liceo Archita che, quindi, se perdeva l’unicità del proprio indirizzo classico, acquistava una serie di indirizzi, recuperati dalla scomparsa nell’ordinamento scolastico nazionale del glorioso magistrale nonché da nuove sperimentazioni.

Fu questo un periodo di grande espansione del liceo Archita: alla  trasformazione del vecchio magistrale in liceo pedagogico e in liceo delle scienze sociali si aggiunsero nuovi indirizzi sperimentali tra i quali, proprio per seguire le “vocazioni territoriali” il corso del liceo scientifico ambientale e il corso del liceo dei beni culturali.  

Dal vecchio istituto magistrale l’Archita “ereditò” soprattutto l’insegnamento della musica che si innestò in una tradizione di interesse alla musica che avevano gli studenti del liceo classico e che si esprimeva in una delle espressioni esterne, cioè rivolte al pubblico, che fu, ed è, Musicarchita.

Quella delle espressioni, delle manifestazioni  “esterne” è sempre stata, dalla presidenza Schembari in poi, una delle caratteristiche della vita scolastica dell’Archita. Sicuramente in queste pagine di Galaesus altri ne tratterà come merita: io voglio solo citare alcune di queste espressioni, nuove e vecchie: tra quelle nuove la partecipazione alla Fiera del libro di Torino, con gruppi selezionati di studenti che al ”libro”, alla lettura e allo studio del libro si erano impegnati particolarmente, tra quelle vecchie il grande successo che ha sempre avuto Architeatro, con riconoscimenti in ambito regionale e nazionale, riconoscimenti che pure ha avuto la partecipazione degli studenti dell’Archita a vari convegni pirandelliani ad Agrigento.

Se dovessi indicare un elemento più significativo della mia più che decennale permanenza all’Archita recupererei gli anni dell’”autonomia”, l’unico portato interessante e importante di quel periodo “riformista”: autonomia significò sperimentazione di indirizzi e curricula, ma anche di nuovi atteggiamenti didattici che furono possibili per la collaborazione del personale docente ma anche amministrativo. Così come un risultato altrettanto significativo penso di essere riuscito a conseguire: la stabilizzazione del “clima” nella scuola, di un “clima” che consentisse a tutti i componenti della scuola, dagli studenti agli insegnanti, dalle famiglie al personale non docente di vivere una esperienza di vita e di cultura che si potesse ricordare.