Sabato, 14 Maggio 2022 08:42

L’INTERVISTA / Raccontarsi, con leggerezza…Domani in scena a Taranto Funambole, tra le protagoniste c’è la tarantina Virginia Cimmino In evidenza

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Troverò, troverò

Il coraggio lo troverò

E prima o poi aprirò 

questa porta e sparirò…

Ci sono i versi di una canzone di Nada a un certo punto di Funambole, lo spettacolo  teatrale che racconta la storia di tre ragazze alla scoperta del femminile e dell’essere donne che andrà in scena domani, domenica 15 maggio, con inizio alle 21, all’Auditorium Tarentum di Taranto. 

Sul palco Claudia Perossini, Irene Papotti e Virginia Cimmino che sono attrici, curatrici della drammaturgia e della regia collettiva di uno spettacolo che è lo sviluppo di un lavoro iniziato durante il loro ultimo anno all'accademia d'arte drammatica “Galante Garrone” di Bologna portato in scena da Matrice Teatro.

In Funambole le tre protagoniste si ritrovano dopo 15 anni nel luogo in cui sono cresciute, per raccontarsi, con leggerezza, toccando però temi profondi, senza veli, come può accadere solo tra amiche. Per Virginia Cimmino, che è tarantina, questo è anche un vero ritorno a casa. C’è da dire che la rappresentazione giunge in un periodo di grandi soddisfazioni, è infatti di qualche giorno fa la notizia dell’aggiudicazione del bando di Roma Europa Festival da parte di Matrice Teatro con lo spettacolo Il dilemma dei cento girasoli fotovoltaici di cui Virginia Cimmino è autrice, sceneggiatrice e regista.

Intanto domani, nella bella realtà del Teatro Tarentum, occhi puntati su Funambole. Abbiamo chiesto a Virginia di svelarci qualche dettaglio sia sullo spettacolo che sul sodalizio artistico delle tre protagoniste. 

“Io Claudia e Irene abbiamo frequentato la stessa accademia di recitazione, la scuola di teatro di Bologna A.G. Garrone. Ci siamo conosciute lì e abbiamo trascorso tre anni insieme. Quando abbiamo finito il percorso triennale di formazione la paura era quella di rimanere senza fare niente. In realtà, non ci siamo fermate un secondo dalla fine degli studi. Avevamo voglia di costruire qualcosa insieme e soprattutto di fare e allora abbiamo deciso di creare Matrice Teatro, con altrə  cinque colleghə. Il primo progetto è stato “Una cosa bella”, ispirato agli ultimi giorni del poeta John Keats, poi siamo andati a lavorare a Kyiv al Left Bank Theatre sotto la regia di Matteo Spiazzi; poi è nato Funambole… insomma aggiungiamo piccoli tasselli di volta in volta.

Funambole in particolare è nato dall’esperienza illuminante in accademia con il maestro Cesar Brie. Abbiamo capito insieme a lui che come primo nostro lavoro di scrittura dovevamo partire dalle nostre esperienze di vita e lavorare su quelle. Durante la prima fase abbiamo discusso a lungo sui temi che volevamo portare in campo, sulle esperienze che ci sembravano più giuste da raccontare per ciascuna di noi e abbiamo scritto una prima bozza del testo. Poi con le altre residenze abbiamo iniziato a costruire pian piano tutto lo spettacolo. È stato un lungo processo: nessuno ti insegna come metter su uno spettacolo, questa è stata una prima esperienza abbastanza faticosa ma gratificante.”

E poi c’è la cifra identificativa di raccontarsi, da donne, tra donne, con leggerezza ma toccando tasti tutt’altro che facili.

“Funambole ha un team tutto al femminile! Non poteva essere diversamente visto che sapevamo che avremmo voluto raccontare le storie di tre donne, attraverso cui fare emergere alcune delle infinite difficoltà che si possono incontrare nel corso dell’adolescenza! La prima cosa che ci siamo dette, prima ancora di sapere dove stessimo andando, è che volevamo leggerezza per questo progetto. Sapevamo che avremmo maneggiato tematiche e argomenti che, per chi vive in prima persona, sarebbero risultati abbastanza pesanti e difficoltosi.  È stato fondamentale lavorare verso questa direzione per noi, un po’ per salvaguardarci, un po’ per salvaguardare il pubblico!”

Lasciare il luogo in cui si è nati ha tante motivazioni, spesso legate a mancanze che però, inevitabilmente, ne creano altre…

“Non ho vissuto l’andare via da Taranto come una sconfitta. Secondo me entrare in contatto con realtà diverse da quella in cui sei cresciuta è fondamentale, in ogni caso, sia che tu venga da una città più grande, con più offerta, sia da una città più piccola. Certo è che per fare quello che volevo fare dovevo per forza andare via da Taranto: cercavo un’accademia professionale di recitazione e al Sud ce ne sono poche rispetto al Nord. Forse è questa mancanza di scelta alla base che potrei sentire come una sconfitta. Ma sono sicura che presto ci saranno maggiori possibilità anche qui da noi!”

Lo spettacolo affronta temi e narra situazioni in cui tanti giovani possono riconoscersi, trovare un pezzo della loro vita. 

“Mentre lo scrivevamo ripescando episodi avvenuti in adolescenza ormai personalmente superati/digeriti, ci interrogavamo se potessero comunque parlare ai giovani di oggi. La risposta positiva è arrivata dopo che abbiamo chiesto un riscontro a ragazze e ragazzi che conoscevamo. Ci siamo rivolte a chi vive in ambienti più provinciali, dove stereotipi e luoghi comuni sono più difficili da smantellare, e ci siamo rese conto che anche le cose più banali, come per esempio riconoscere che anche una donna può avere i capelli corti, non sono ancora del tutto ben accettate.”

 

 Taranto si porta addosso un po’ di etichette, per esempio viene definita una città che offre poco ai giovani, benché si colgano diversi segnali di rinascita anche sotto il profilo dell’offerta e della produzione in campo culturale e artistico. Quali sono secondo lei dovesse le debolezze e punti di forza?

“Sento anche io, nonostante viva a Bologna, che Taranto è in fermento! Ogni volta che torno c’è sempre qualcosa di nuovo che è nato o che sta nascendo. Io penso che Taranto sia una città meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e non è affatto una cosa da sottovalutare. Vivere in un luogo bello per me significa nutrirsi costantemente della bellezza che ti circonda! Questo lo metterei sicuramente nei punti di forza di Taranto! Certo è che c’è la tendenza ad andare via dopo la scuola, vista l’assenza dell’università, e per questo motivo manca la fascia di età dai 20 ai 30 anni che vuoi o non vuoi è motore per la vita culturale della città!”

Lo spettacolo avrà inizio alle 21  all’Auditorium Tarentum (Via Regina Elena, 122, Taranto).

L.C.

Ultima modifica il Sabato, 14 Maggio 2022 12:17