Domenica, 23 Gennaio 2022 16:08

LO STUDIO- 2/ Reazioni al Rapporto dell’OMS sull’ex Ilva “il danno sanitario non si è mai interrotto, fabbrica indifendibile” In evidenza

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Il Rapporto OMS commissionato dalla Regione Puglia sulla valutazione del danno sanitario provocato dall’ex Ilva ora Acciaierie d’Italia ha suscitato a Taranto reazioni e prese di posizione.

Legambiente 

Il dato principale che emerge dallo studio dell'OMS è la conferma della validità degli studi già effettuati finora e, segnatamente, dei rapporti prodotti fin dal 2013 da Arpa e Aress Puglia e Asl Taranto circa la Valutazione del Danno Sanitario provocato dalle emissioni degli impianti ex Ilva. Proprio Arpa Puglia, Aress Puglia e ASL di Taranto hanno attestato a maggio del 2021, nell'ambito del procedimento di riesame dell'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata allo stabilimento siderurgico jonico, la permanenza di un rischio sanitario residuo non accettabile relativo ad uno scenario di produzione ottenuta con gli attuali impianti di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio, cioè la produzione attualmente autorizzata.

 

"Legambiente chiede al Ministero della Sanità, anche sulla scorta dello studio dell'OMS, di respingere al mittente la richiesta di Acciaierie d'Italia di rivedere i parametri con cui è stata effettuata la VDS (valutazione del danno sanitario)" - dichiara Ruggero Ronzulli, Presidente di Legambiente Puglia – "Peraltro proprio l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente rivisto i valori limiti suggeriti per una serie di inquinanti – a partire da PM10, benzoapirene e PM 2,5 che incidono fortemente nella nostra realtà – portandoli, in prospettiva, a livelli molto più bassi rispetto agli attuali limiti di legge italiani ed europei: sarebbe paradossale non tenerne conto".

 

Parimenti Legambiente chiede al Ministro della Transizione Ecologica di respingere la richiesta di Acciaierie d'Italia di diminuire i tempi di distillazione del coke nelle tre batterie in funzione.

"Si tratta di impianti le cui emissioni, sia convogliate che fuggitive, sono tra le più nocive dell'acciaieria e vanno perciò limitate il più possibile" – dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto - "L'allungamento a 24 ore dei tempi di distillazione del coke è una delle misure previste dall'A.I.A., fortemente voluta a suo tempo anche da Legambiente, ed é stata imposta nell'ultimo piano ambientale, a fronte della richiesta aziendale di ridurli a 20 ore, per il conseguente aumento delle emissioni inquinanti. Non c'è spazio per alcun annacquamento, per alcuna modifica che non sia validata da una preventiva valutazione dell'impatto sanitario del complesso degli impianti."

 

Al Governo Legambiente ribadisce per l'ennesima volta la richiesta di disporre una Valutazione preventiva del Danno Sanitario basata sulle attuali emissioni, relativa a scenari produttivi inferiori alle 6 milioni di tonnellate annue, a partire da quelli attuali, per appurare la produzione di acciaio realizzabile oggi a Taranto senza rischi inaccettabili per la salute di cittadini e lavoratori.

 

 

 

Comitato cittadino per la salute e l’Ambiente 

Il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) recentemente presentato dalla Regione Puglia è molto importante perché smentisce tutti coloro che ritenevano accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012.

 

I decreti salva-ILVA non hanno fermato l'inquinamento, non hanno evitato nuove morti ma hanno tentato di stoppare la magistratura e di difendere una fabbrica indifendibile.

 

Le emissioni dello stabilimento ILVA continuano ad essere incompatibili con la salute pubblica e l'OMS fornisce dati in tal senso.

 

Siamo di fronte a un danno alla salute che non si è interrotto alla data di competenza del processo Ambiente Svenduto.

 

Se da una parte lo studio OMS registra una riduzione del danno sanitario - grazie anche all'intervento della magistratura - dall'altra i dati evidenziano la sua prosecuzione, conteggiando il numero di morti premature fra gli over 30. E la stima non tiene in considerazione i danni sanitari relativi all'inquinamento di acqua e suolo, e quindi alla contaminazione della catena alimentare.

 

Per legge un reato può essere istantaneo o protratto nel tempo. Nel caso dell'inquinamento industriale a Taranto siamo in presenza di emissioni che si sono protratte nel tempo in modo significativo e pericoloso per la salute anche per la mancata adozione (o per la tardiva adozione) delle prescrizioni ambientali previste per lo stabilimento siderurgico. E anche perché, come emerge dallo studio OMS, il piano ambientale non è in grado di annullare le morti premature ma solo di ridurle.

 

E' ben magra soddisfazione scoprire che l'inquinamento uccide di meno quando non si deve morire di inquinamento. 

 

Si passerebbe infatti, secondo lo studio OMS, da un eccesso di mortalità stimabile nel periodo di gestione dei Riva in un range di 27-43 morti premature annue a un eccesso di mortalità stimabile in un intervallo annuo di 5-8 morti premature se fossero invece applicate le prescrizioni previste dall’AIA 2015.

 

Noi non vogliamo un inquinamento che uccida di meno: noi non vogliamo morire di inquinamento. Noi non vogliamo che la guerra faccia meno vittime, noi vogliamo eliminare la guerra alla radice. Questo è il punto su cui solleviamo un problema etico ma anche giuridico. Non ci accontentiamo di morire di meno, di avere meno vittime. Noi vogliamo porre fine alle morti premature evitabili.

 

Se un inquinamento si protrae nel tempo e un autorevole studio internazionale stima morti premature allora la cosa non può lasciare indifferente la magistratura. Da ora in poi, con i dati OMS che vanno a confermare le precedenti Valutazioni Danno Sanitario, non si può più considerare normale una situazione anomala. 

 

Questo rapporto dell'OMS a nostro parere costituisce notizia di reato e ci attiveremo pertanto con un esposto alla Procura affinché venga acquisito dalla magistratura per ogni migliore sua valutazione in ordine alle condotte e agli eventuali responsabili.

 

Ma c'è anche una domanda che poniamo ai sostenitori della decarbonizzazione fra dieci anni: sono accettabili dalle 50 alle 80 morti premature complessive da oggi a dieci anni?

Oddati della Direzione nazionale Pd

 

“Il Rapporto di valutazione di impatto sanitario dell'acciaieria di Taranto, condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci dà la misura del danno prodotto dall’industria sulla salute e sull’ambiente, e conferma ancora una volta la necessità di una urgente inversione di marcia”. Lo dichiara Nicola Oddati, della direzione nazionale Pd e commissario straordinario Pd Taranto, a proposito dello studio commissionato dalla Regione Puglia e presentato oggi. “La città capoluogo e gli altri Comuni vicini all’area industriale, anche con una densità di popolazione importante, presentano un quadro sanitario pesante con numeri in termini di malattie e morti, anche premature” afferma Oddati. “Questo significa - prosegue - che bisogna intervenire presto ed in maniera incisiva. La via della decarbonizzazione – rileva Oddati - è senza dubbio la strada da percorrere per abbattere i livelli di inquinamento sul territorio. Abbiamo più volte ripetuto che non esiste produzione a spese dei cittadini di un determinato territorio e dei lavoratori che sono doppiamente esposti perché operano nella fabbrica, quindi a diretto contatto con gli inquinanti”.