Martedì, 07 Dicembre 2021 07:59

ALTA TENSIONE/ Acciaierie d’Italia vuole aumentare gli sfornamenti di carbone Peacelink e Legambiente insorgono In evidenza

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Si riaccende lo scontro sull’Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia, a pochi giorni (il 13 dicembre) dal vertice convocato al Mise dal ministro Giancarlo Giorgetti con sindacati e azienda. L’associazione ambientalista Peacelink, molto attiva sul fronte dell’acciaieria, ha scritto al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, per opporsi alla richiesta inoltrata al ministero da Acciaierie d’Italia “volta a ottenere l'autorizzazione ad un maggior numero di sfornamenti di carbon coke dalle batterie attualmente in uso”. 

 

“E' una richiesta che ci ha lasciato allibiti - sostiene Alessandro Marescotti di Peacelink - in quanto è una evidente modifica peggiorativa dell'autorizzazione integrata ambientale dell'Ilva del 2012 che fissa a 24 ore il tempo di distillazione del coke. Acciaierie d'Italia chiede di essere autorizzata a ridurre i tempi di distillazione del carbon coke. Una riduzione dei tempi di distillazione porta necessariamente a far marciare più rapidamente i forni e questo provoca tecnicamente un incremento delle emissioni. Tale modifica richiesta da Acciaierie d'Italia - prosegue Peacelink - riguarda la cokeria, uno degli impianti più critici e inquinanti dello stabilimento Ilva, da cui fuoriescono sostanze notoriamente cancerogene come il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici”.

    Peacelink sostiene che “nell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2012 c'era una norma molto importante che, allungando il tempo di distillazione del coke a 24 ore, rallentava i ritmi di produzione della cokeria. Se venisse accettata la richiesta di Acciaierie d'Italia - si evidenzia - i ritmi di produzione ritornerebbero ad essere accelerati e le tre batterie della cokeria in funzione produrrebbero per quattro, aggirando il recente stop della batteria 12”. Inoltre, “riducendo le ore di cottura del coke, verrebbero aumentati gli sfornamenti e con essi le famigerate emissioni di sostanze cancerogene della cokeria”. Secondo Marescotti, “stiamo assistendo sbigottiti a questo tentativo di allentare i vincoli dell'Autorizzazione ambientale del 2012. L'ingresso dello Stato nell'azienda, così facendo, riduce le tutele ambientali invece di aumentarle, esponendo lavoratori e cittadini a ulteriori rischi sanitari inaccettabili”.

Sulla questione si registra netta la presa di posizione di Legambiente.

“L'allungamento a 24 ore dei tempi di distillazione del coke è una delle misure previste dall'Autorizzazione integrata ambientale, fortemente voluta a suo tempo anche da Legambiente, ed è stata imposta nell'ultimo piano ambientale, a fronte della richiesta aziendale di ridurli, per il conseguente aumento delle emissioni inquinanti. Non c'è spazio per alcun annacquamento e per alcuna modifica che non sia validata da una preventiva valutazione dell'impatto sanitario del complesso degli impianti”. Legambiente prende posizione contraria in merito alla richiesta formulata da ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, al ministero della Transizione ecologica per una revisione dell’Aia rilasciata al siderurgico di Taranto nel 2012 nella parte relativa ai tempi di distillazione del coke nelle batterie della cokerie. A fronte dello stop per lavori di messa a norma della batteria 12, l’azienda chiede di sottoporre a minor tempo di distillazione il carbon coke nelle altre batterie basandosi sul fatto che queste sono state nel frattempo rifatte e ammodernate. Il coke è uno dei materiali usati nel ciclo siderurgico.

 

 Legambiente ricorda di aver già espresso posizione negativa sul punto lo scorso agosto. La vicenda della batteria 12 nell’ex Ilva di Taranto è stata anche al centro di uno scontro tra ministero della Transizione ecologica e azienda, sfociato anche al Tar del Lazio dove l’ex Ilva ha impugnato il decreto del ministro Roberto Cingolani che obbligava l’azienda a spegnere la batteria 12 dall’1 luglio scorso  per mancato adempimento, entro fine giugno, delle prescrizioni ambientali. “In attesa di verificare i contenuti di un nuovo piano industriale perennemente annunciato e che continua a non vedere la luce, torniamo per l'ennesima volta a chiedere al Governo di vincolare la capacità produttiva presente e futura agli esiti di una valutazione dell'impatto sanitario che verifichi sia l'impatto degli impianti nelle attuali condizioni di funzionamento che che quello conseguente alla completa attuazione delle prescrizioni previste dalla Autorizzazione integrata ambientale”, rileva Legambiente.