Mercoledì, 01 Settembre 2021 17:13

LAVORO / Ex Ilva, Isola Verde e Albini le crisi aperte a Taranto In evidenza

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Il presidio di protesta che stamattina stanno effettuando sotto la Prefettura di Taranto i lavoratori ex Infrataras ed ex Taranto Isola Verde, rimette in primo piano, dopo la pausa estiva, le diverse crisi che attendono ancora risposta. Da alcuni mesi è senza lavoro il personale ex Infrataras ed ex Taranto Isola Verde. Finiti i finanziamenti che avevano assicurato il loro impiego, per due anni, nel progetto di bonifica leggera di alcune aree di Taranto, non c’è stata più alcuna prospettiva per questi lavoratori, già in passato alle prese con una crisi occupazionale. Uno spiraglio per questi 130 addetti si è aperto a metà luglio, quando il ministro per il Sud, Mara Carfagna, nella veste di nuova responsabile del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, ha annunciato un nuovo finanziamento di circa 6 milioni di euro per dare continuità al lavoro dei 130 ex Infrataras, società del Comune di Taranto che si occupa di manutenzioni e servizi. Questi ulteriori fondi, però, non sono mai arrivati. 

 

 La vertenza principale a Taranto resta quella dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, la nuova società di ArcelorMittal Italia e Invitalia. Si attende il nuovo piano industriale. La nuova società è già operativa, ha i suoi vertici (presidente Franco Bernabè e amministratore delegato Lucia Morselli), ma il nuovo corso non si è ancora delineato. Diversi i nodi da sciogliere: piano industriale e livelli di produzione (quest’anno l’acciaieria di Taranto si è data l’obiettivo di 5 milioni di tonnellate di acciaio), occupazione, ricorso alla cassa integrazione per gestire la ristrutturazione, decarbonizzazione, rapporti con le imprese dell’indotto e col territorio di Taranto, le cui istituzioni sono state sinora molto critiche verso ArcelorMittal. Per il momento, intanto, il siderurgico di Taranto marcia con tutti i tre altiforni, con una produzione di 14mila tonnellate di ghisa al giorno, e da oggi ha fermato la batteria 12 della cokeria per completare i lavori di messa a norma ambientale. Quest’impianto tornerà in produzione a fine anno. Sempre oggi l’azienda ha presentato ai sindacati Pietro Golini, il nuovo dirigente per le Relazioni industriali. Intanto, sono in cassa integrazione post Covid circa 3 mila addetti diretti del siderurgico. Nelle  intenzioni dell’esecutivo questo ammortizzatore sociale può servire per gestire la fase di preparazione del nuovo piano industriale della società siderurgica in modo da non intaccare le disponibilità di cassa ordinaria e cassa straordinaria che serviranno invece, a piano delineato e discusso con i sindacati, a gestire la ristrutturazione della fabbrica verso obiettivi di sostenibilità produttiva. Sono tuttora in cassa integrazione straordinaria, invece, i 1600 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria. Su iniziativa del sindacato Usb, una rappresentanza di questi ultimi ieri mattina ha manifestato a Bari sotto la Regione. Poichè è pressoché nulla la possibilità che questi cassintegrati - a suo tempo già non selezionati da ArcelorMittal per il passaggio - tornino in acciaieria, si punta ad impiegarli nei lavori di pubblica utilità. Non c’è per ora un problema di cig nell’indotto siderurgico, per il quale, dicono i sindacati, il lavoro non manca. C’è, invece, un problema di stipendi ai lavoratori perché il committente Acciaierie d’Italia  non paga o paga in ritardo i fornitori e questi, a loro volta, non corrispondono gli stipendi ai propri dipendenti. Giorni fa si è aperto un caso alla Iris, che ieri ha saldato gli stipendi di luglio, adesso c’è alla Sudelettra sempre per lo stesso motivo. Si attende infine un nuovo possibile  investitore per l’azienda tessile Albini di Mottola. Qui gli impianti sono fermi da mesi e i circa 100 dipendenti tutti in cassa integrazione. L’azienda, arrivata a Taranto negli anni 2000 con fondi pubblici, afferma che non ci sono più i margini per mandare avanti la produzione di Mottola.