Giovedì, 08 Luglio 2021 15:52

VERTICE SU EX ILVA/ Arcuri “il piano industriale è quello di dicembre”, Emiliano “l’area a caldo va chiusa subito” In evidenza

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“Un piano industriale esiste ed è abbastanza conosciuto seppur in forma di slide. Dopo dicembre, abbiamo atteso il Consiglio di Stato Si provvederà a nominare il nuovo cda”. Lo ha detto in riferimento all’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, Domenico Arcuri, ad di Invitalia. La società del Mef è il partner pubblico di ArcelorMittal Italia e insieme hanno costituito la società Acciaierie d’Italia. Invitalia ha versato ad aprile 400 milioni come da accordo del 10 dicembre ed ora ha il 50 per cento dei diritti di voto e il 38 per cento del capitale. È previsto che entro maggio 2022 lo Stato salga al 60 per cento, salvo anticipazioni della road map. Il piano industriale cui ha fatto riferimento Arcuri prevede la crescita della produzione dal 2021 al 2025, da 5 milioni a 8 milioni di tonnellate, l’ammodernamento degli impianti e il mantenimento a regime, cioè nel 2025, degli attuali 10700 dipendenti. La fase della transizione verso il 2025 sarà gestita col ricorso alla cassa integrazione. 

 

 

“Noi proporremo l’immediata chiusura degli impianti a caldo, l’inizio dei lavori anche con l’aiuto dell’Ue per la costruzione di forni elettrici, che devono funzionare a regime a idrogeno, ma che potrebbero funzionare inizialmente anche a gas se l’idrogeno non fosse immediatamente disponibile”. Lo ha detto sull’ex Ilva il presidente della Regione Puglia mentre il vertice al Mise con l’azienda e i sindacati è ancora in corso presenti i ministri Giorgetti, Orlando e Carfagna. “Se alla fine mi si dice che così la fabbrica non può funzionare, si deve sapere - ha detto Emiliano - che la chiusura dell’ex Ilva per la Regione Puglia non è una linea del Piave. La linea del Piave è la salute delle persone”. “Non è tollerabile che ci si ammali in provincia di Taranto il 30% in più di quello che accade nelle altre province della Regione Puglia e non è tollerabile andare a spiegare alle madri che perdono i figli che lo fanno nell’interesse dell’economia nazionale perché la fabbrica è strategica” ha aggiunto Emiliano. 

Emiliano “l’area a caldo va chiusa subito”

Per il governatore di Puglia, “in un Paese civile dell’UE, con la Costituzione italiana che abbiamo, anche rispetto ad un impianto strategico la salute prevale. È vero che la Corte Costituzionale per un periodo ha sostenuto che il diritto alla salute può essere pretermesso, ma lo ha legato all’esecuzione di lavori che non sono mai stati effettuati”. Per Emiliano, “o comincia una nuova era con riferimento a Taranto, oppure non potranno neanche utilizzare i soldi dell’UE per il Just transition fund. Perché quei fondi sono concessi dall’Unione Europea solo per cambiare la tecnologia produttiva dell’acciaio: da carbone a idrogeno”. “Se questa opzione è accettata dal Governo, bene - ha rilevato il presidente della Regione Puglia -, altrimenti sarà impossibile evitare, anche sulla base della sentenza, che i reati commessi siano commessi nuovamente. Quindi bisognerà chiudere i reparti a caldo e far funzionare solo quelli a freddo”.