Martedì, 06 Luglio 2021 10:37

DEFINITIVO/ La Cassazione conferma il risarcimento ai cittadini di Taranto per i danni causati alle loro case dall’inquinamento dell’Ilva In evidenza

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La Corte di Cassazione conferma con sentenza il diritto al riconoscimento, per un gruppo di cittadini residenti nel rione Tamburi di Taranto, dei danni causati alle loro case dall’inquinamento generato dal siderurgico Ilva. Polveri e fumi negli anni hanno gravemente nuociuto alla vivibilità e all’agibilità degli appartamenti, deprezzandone fortemente il valore economico e, quindi, anche l’eventuale possibilità di metterli in vendita sul mercato immobiliare.

    I proprietari hanno cominciato 15 anni fa la battaglia legale e ottenuto già un risarcimento danni, ma hanno rischiato di restituire l’indennizzo qualora la Cassazione non avesse confermato la sentenza loro favorevole in appello.     Resta, quindi, l’indennizzo per coloro che l’hanno già percepito. La sentenza apre ora la strada (da vedere, però, se politica-legislativa o giudiziaria) ad altri cittadini nelle stesse condizioni.

 

“Coloro che furono i primi a muoversi", spiega l’avvocato Massimo Moretti, di Taranto, che ha patrocinato il loro ricorso, "sono stati anche gli unici risarciti davvero. Riuscirono a ottenere la sentenza di primo grado, che è esecutiva, già nel 2014, cioè poche settimane prima che Ilva andasse in procedura concorsuale con l’amministrazione straordinaria da gennaio 2015”.

    “Questi cittadini", rammenta Moretti, "riuscirono a essere pagati poche settimane prima che ciò accadesse. Questo fa sì che il rischio che correvano questi cittadini, che sarebbe stata la beffa più grande”, sia stato ora neutralizzato. "Se avessero perso questa causa in Cassazione, avrebbero dovuto restituire quel magro risarcimento a cui hanno avuto diritto”. 

   “È una storia che nasce ben sette anni prima del famoso sequestro del luglio 2012", ricostruisce l’avvocato Moretti. "Nasce nel 2005, quando viene depositata la sentenza definitiva in Cassazione penale che riconosce il reato di getto pericoloso di cose a carico di amministratori e dirigenti di Ilva spa. Da quel momento in poi nasceva la possibilità per i cittadini che si ritenevano danneggiati dall’inquinamento, di agire in giudizio nei confronti di Ilva spa per ottenere il risarcimento del danno subito".

    “Non fu facile", ricorda Moretti, "convincere gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto a muoversi in questo senso. Furono pochissimi quelli che lo fecero e una palazzina di via De Vincentis fu l’unica che iniziò quest’azione di Davide contro Golia nel lontano 2006 con un’azione fu stragiudiziale all’inizio e poi diventó giudiziale”.

 

"Abbiamo avuto la sentenza di primo grado nel 2014, confermata in appello nel 2018. L’amministrazione straordinaria di Ilva", sottolinea il legale, "ha ritenuto d'impugnare questa sentenza anche davanti alla Corte di Cassazione e finalmente adesso, nel 2021, si è messo un punto finale”. 

    Ma il risarcimento non è per tutti quelli del quartiere Tamburi che hanno visto le case e i palazzi in cui risiedono, imbrattati e deturpati dalle polveri e dai fumi dell’Ilva. “Purtroppo", spiega Moretti, per tutti gli altri, quelli che si sono mossi un po’ dopo, quelli che magari si sono cominciati ad attivare dopo il sequestro del 2012”, cioè quando il gip di Taranto intervenne sugli impianti dell’area a caldo del siderurgico, “non c’è stata la possibilità di ottenere una sentenza prima che Ilva andasse in procedura concorsuale”.

    "Per tutti gli altri cittadini", evidenzia l'avvocato, "c’è il grandissimo problema di avere magari maturato un diritto, che è stato anche riconosciuto in altre sentenze o del Tribunale di Milano o del Tribunale di Taranto, ma di non poter ottenere il pagamento perché la procedura concorsuale non ha risorse per pagare”.

    "Stiamo combattendo su questo fronte da anni e ci siamo mossi anche con Legambiente con delle proposte concrete", aggiunge Moretti. "Speriamo di riuscire a ottenere in tempi brevi una risposta da Parlamento e Governo che riesca a garantire a questi cittadini il diritto all’indennizzo”.         Indennizzi per i danni subiti dai palazzi dei quartieri di Taranto più esposti “all’aggressione delle polveri” inquinanti dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia (società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia), sono previsti da uno degli emendamenti riformulati al decreto 'Sostegni bis' da oggi in votazione in commissione Bilancio alla Camera. Con la proposta, viene istituito un fondo da 5 milioni nel 2021 e 2,5 milioni nel 2022 per i proprietari di immobili con “sentenza definitiva di risarcimento danni” a carico dell’acciaieria ex Ilva, che potranno avere un indennizzo massimo “del 20% del valore di mercato dell’immobile danneggiato al momento della domanda” e comunque “non superiore a 30 mila euro”.