Giovedì, 24 Giugno 2021 07:50

LA SENTENZA- REAZIONI/ Nuovo pressing del Comitato su Cedu, Onu, Ue, flash mob davanti alla Prefettura di Taranto In evidenza

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“Una sentenza favorevole alle ragioni aziendali non fermerà l'accertamento di tutti i danni alla salute e la nostra lotta per porvi fine. Questa sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile“. Lo dice il comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto che raggruppa varie realtà tra movimenti e associazioni del fronte anti-acciaieria. “Ci stiamo facendo promotori - si annuncia - di un'iniziativa di tutela multilivello che solleciti contemporaneamente la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, il Comitato Onu per i diritti dell'infanzia di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles, tutti gli organi nazionali preposti alla tutela dell'infanzia e infine anche la Procura della Repubblica per quanto di propria competenza”.

 

“Le nostre ragioni sono e saranno più solide di quelle dell'acciaio” rileva ancora il comitato. Per il quale “questa sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile”.

    “Tale rischio sanitario inaccettabile - si sostiene - è attestato dalla nuova valutazione danno sanitario (VDS) che certifica per il futuro un elevato rischio cancerogeno in base all'attuale autorizzazione integrata ambientale a 6 milioni di tonnellate/anno per l'azienda”.

    Il comitato dichiara che “siamo inoltre in presenza di eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale, accertati con i dati dell'anagrafe comunale. Infine - si afferma - sono emersi i gravi effetti neurotossici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono vicino all'industria pesante”.

Intanto Flash mob ieri sera di cittadini vicini ai movimenti ambientalisti davanti alla Prefettura per protestare contro la sentenza del Consiglio di Stato sull’ex Ilva. Lo comunica Giustizia per Taranto. “Un gruppo di cittadini, radunati spontaneamente davanti la Prefettura, si oppone simbolicamente alla violenza dello Stato mettendo i propri corpi stesi”

 

“Rispetto alla sentenza Cedu del 24 gennaio 2019 il Consiglio di Stato ha ritenuto che “proprio l’intrapresa realizzazione delle misure procrastinate per anni, anche a causa della turbolenta situazione finanziaria e delle note vicende giudiziarie penali che hanno coinvolto l’impresa, segna una linea di discontinuità rispetto ai fatti che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha preso in considerazione nella sua sentenza di condanna”, ma “il Consiglio di Stato dimentica che, a partire dal 24 giugno 2019, data in cui la sentenza Cedu è diventata definitiva, il Comitato dei ministri europeo, che sovrintende al percorso sui rimedi rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della Corte dei Diritti dell'Uomo, sta aspettando inutilmente da due anni di sapere dallo Stato italiano cosa nel concreto sta facendo per tutelare la salute dei cittadini di Taranto”. Lo dice Legamjonici, l’associazione ambientalista che nel 2013 ha promosso il ricorso alla Corte di Strasburgo che ha condannato l’assenza dello Stato nella tutela della salute dei cittadini e lavoratori di Taranto. 

 

“Non è tanto l'assenza di una risposta dall'Italia che tiene all'oscuro della situazione il Comitato europeo - dice Legamjonici -, quanto le carenti prove documentali, anche del tutto prive della certezza dei tempi di realizzazione degli interventi da attuare, fornite dall’Italia. Per questo - si rileva -  il Comitato europeo ha chiesto al Governo ulteriori informazioni in merito al piano d’intervento da presentare entro il 30 giugno prossimo”. Citando un passo della sentenza del  Consiglio di Stato, per il quale ‘le misure previste dal Piano risultano in corso di realizzazione e non emergono particolari ritardi o inadempimenti rispetto alla loro attuazione”, Legamjonici infine commenta: “Evidentemente non sa che ArcelorMittal ha chiesto continue proroghe per l'attuazione di vari interventi previsti dall'Aia”.