Martedì, 22 Giugno 2021 07:49

ALTA TENSIONE/ Il sindaco di Taranto “la chiusura dell’area a caldo è segnata a prescindere da ciò che deciderà il Consiglio di Stato” In evidenza

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“Qualunque cosa possa provenire dal Consiglio di Stato, il percorso per lo stabilimento siderurgico di Taranto è ormai segnato”. Insiste nel chiedere la chiusura dell’area a caldo il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, mentre si è in attesa che il Consiglio di Stato decida sulla sentenza del Tar Lecce, dello scorso febbraio, che ha ordinato la chiusura degli impianti proprio dell’area a caldo dell’ex Ilva ed ex ArcelorMittal Italia di Taranto (ora Acciaierie d’Italia, società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia) perché inquinanti.

 Il Tar, con la sua sentenza, ha confermato una ordinanza dello stesso sindaco di febbraio 2020, ma il provvedimento dei giudici amministrativi di primo grado è stato impugnato in appello da ArcelorMittal Italia, Ilva in amministrazione straordinaria, Invitalia e ministero della Transizione ecologica, per cui adesso si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato. A proposito dell’impatto ambientale e sulla salute di cittadini e lavoratori della fabbrica dell’acciaio, il sindaco di Taranto dichiara oggi che “mi sorprenderebbe davvero che qualsiasi ministro od organismo di Governo riuscisse a non tenere conto di tutta la letteratura scientifica, di tutte le sentenze e le ordinanze locali, dei diritti dei cittadini. Il tutto - rileva Melucci - mentre periodicamente si registrano incidenti affatto trascurabili nell'ex Ilva. Ormai siamo alle responsabilità personali e saremmo persino fuori dalla storia e dalla traiettoria delle politiche europee”. Per il sindaco di Taranto “c’è solo una cosa da fare con grande urgenza e indipendentemente dal pronunciamento del Consiglio di Stato: il governo deve convocare gli enti locali e avviare il percorso verso un accordo di programma, che tenga al primo posto la salute e le esigenze della comunità, che non possono che equivalere a un piano per la chiusura dell'area a caldo e la corretta valutazione del danno sanitario”.