Lunedì, 21 Giugno 2021 15:46

PRESSING SULL’ONU/ Rischio cancerogeno e danni neurotossici sui bambini, fabbrica da chiudere! In evidenza

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 In attesa della sentenza del Consiglio di Stato sull’ex Ilva, cresce il pressing ambientalista a Taranto per fermare l’area a caldo del siderurgico mentre si annuncia una nuova iniziativa di sensibilizzazione verso l’Onu a favore dei diritti dei bambini.  “La recente Valutazione del Danno Sanitario (Vds), correlata alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, indica un rischio cancerogeno non accettabile per i residenti del quartiere Tamburi”, dice Legamjonici attraverso Daniela Spera. “La soluzione più immediata è stata indicata dal Tar Lecce che ha imposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. Occorre dunque puntare ad un unico obiettivo: fermare l’ex Ilva”, aggiunge. Sei milioni di tonnellate di produzione annua di acciaio è la quantità fissata dall’Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva, anche se lo stabilimento, per ridotte capacità di funzionamento e problemi impiantistici, è tuttavia lontano da questo passo di produzione. L’anno scorso, per esempio, e non solo per ragioni legate al Covid, si sono prodotte poco più di 3 milioni di tonnellate. Il piano industriale 2021-2025 presentato da ArcelorMittal Italia e Invitalia nell’ambito della nuova società prevede, a regime, 8 milioni di tonnellate di produzione, di cui 2,5 mln da forno elettrico, ma è un piano tutto da realizzare. 

 

“L’esposizione a pm10 e pm2,5 di origine industriale - afferma Spera - impone l’attuazione di interventi finalizzati ad abbattere drasticamente questi inquinanti”. “Recenti studi, citati anche dal ministero della Sanità - rileva Legamjonici - indicano che ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubi del PM2,5 risulta associato ad un incremento della mortalità per tumore del polmone del 14% mentre per i PM10 lo stesso incremento è associato ad un aumento della mortalità per tumore polmonare pari al 22%”.  Oggi, inoltre, è stato diffuso il testo di una lettera che il Comitato cittadino per la salute e l’ambiente (comprensivo di varie associazioni e movimenti tra cui Peacelink, Genitori Tarantini, Comitato quartiere Tamburi) ha inviato ai ministri per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e della Salute, Roberto Speranza. Ai due ministri, il Comitato sottopone gli esiti della “nuova ricerca sugli effetti neurotossici sinergici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto residenti nei quartieri vicini al polo industriale”. “Siamo venuti a conoscenza dell'ultima ricerca epidemiologica che certifica un effetto sinergico del piombo e dell'arsenico dei bambini di Taranto più esposti, ossia quelli più vicini al polo industriale” si legge nella lettera a Cingolani e Speranza. “Ora queste cose le sapete anche voi e la legge prevede che dobbiate applicare il principio di prevenzione e il principio di precauzione”, sostiene il comitato. E ancora: “Occorre un vostro urgente intervento per fermare gli impianti dell'area a caldo dell'Ilva, ormai improcrastinabile. Dovete smentire le voci che danno per imminente un nuovo decreto salva-Ilva che sarebbe una grave atto di protervia e di irresponsabilità”. A Cingolani e Speranza, il comitato annuncia infine l'intento di rivolgersi al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino con sede a Ginevra”. “Il tempo dell'attesa e delle proroghe è finito” è detto nella lettera. “Siamo in presenza di una violazione della Convenzione Onu dei Diritti dell'Infanzia. Raccoglieremo ogni singola testimonianza - è la conclusione della lettera a Cingolani e Speranza - perché sarà utile a rappresentare e documentare specifiche violazioni dei diritti dei bambini perpetrate a Taranto nell'inerzia dei vostri ministeri”.