Mercoledì, 16 Giugno 2021 07:42

ALTA TENSIONE/ Il Comitato cittadino a Cingolani “la Batteria 12 dell’ex Ilva è fuori legge” In evidenza

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 “L'ora della verità è arrivata. La batteria 12 della cokeria è fuori norma e va fermata il 30 giugno 2021 per non aver rispettato le prescrizioni autorizzative. Oggi vi sarà la conferenza dei servizi per decidere il fermo di questa importante batteria, la più grande della cokeria Ilva”. Lo dichiara il Comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto, che mette insieme diverse realtà tra associazioni e movimenti sul fronte anti Ilva, in una lettera inviata oggi al ministro della Transizione ecologica , Roberto Cingolani. Il comitato, attraverso i referenti Alessandro Marescotti e Massimo Castellana, evidenzia al ministro Cingolani l’importante scadenza che attende l’impianto. La batteria in questione, inserita in una serie di impianti analoghi, serve alla preparazione del coke poi usato nel ciclo produttivo degli altiforni.

   “Le evidenze scientifiche sono nette e indicano un rischio cancerogeno inaccettabile con l'autorizzazione del ministero - dice il comitato a Cingolani -. Chiediamo di applicare la legge e di fermare un impianto pericoloso e fuori norma. Vediamo - prosegue - cosa fa adesso il ministro Cingolani, se sta dalla parte della scienza o se sta dalla parte di chi inquina”.

    “Nel frattempo - annunciano Marescotti e Castellana - prepariamo le carte da portare in Procura e fra queste c'è la nuova Valutazione Danno Sanitario che conferma un rischio sanitario inaccettabile ai livelli produttivi autorizzati dal ministero”. “La prescrizione sulla batteria 12 della cokeria nell'atto autorizzativo attuale termina il 30 giugno 2021 ma ad oggi non risulta dotata delle "migliori tecnologie" previste - dice il comitato al ministro della Transizione ecologica -. Nonostante le proroghe questa grande batteria è fuori norma”. 

 

 Evidenziando “considerazioni ambientali e sanitarie”, il comitato prospetta al ministro che “dalla tabella riassuntiva delle prescrizioni Aia dell'Ilva (di cui al Dpcm 29/09/2017) risulta che entro il 30/6/2021 devono essere ottemperate quattro prescrizioni di cui tre non sono state attuate”. In particolare, si afferma, “la batteria non è stata dotata della tecnologia Sopreco per abbattere le emissioni”.

   Inoltre, si sostiene nella lettera a Cingolani inviata via pec, “non  sono state installate cappe di aspirazione performanti allo sfornamento. Non è stata infine attivata la doccia per abbattere le polveri nella fase di spegnimento del carbon coke. Tutte tecnologie che andavano installate in questi anni e che era possibile installare”. “Dalla cokeria viene dispersa una notevole quantità di idrocarburi policiclici aromatici, una miscela cancerogena che contiene anche benzoapirene e naftalene” rileva infine il comitato che sottolinea infine che “è stata da poco resa nota sul sito di Arpa Puglia la VDS (Valutazione Danno Sanitario) calcolata su 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio. Tale VDS certifica un rischio cancerogeno inaccettabile per l’Ilva  di Taranto con” l’attuale autorizzazione”. Infine “Il sindaco di Taranto ha richiesto un riesame dell’Aia per ragioni sanitarie in senso restrittivo” e  “il Tar Lecce ha disposto il fermo dell’area a caldo ritenendo fondata è legittima l’ordinanza del sindaco di Taranto”. “Acciaierie d’Italia - conclude il comitato riferendosi alla nuova società ArcelorMittal Italia e Invitalia che ha preso il posto dell’ex Ilva - ha invece richiesto una proroga al gennaio del prossimo anno, chiedendo ulteriore tempo. Le chiediamo - è l’invito finale a Cingolani - che non venga concessa nessuna proroga per ragioni di carattere scientifico”.