Giovedì, 10 Giugno 2021 08:47

L’INCHIESTA/ Pressioni per salvare la fabbrica, Ilva in as e Riva si costituiranno parte civile nel procedimento a carico di Capristo e di Palamara In evidenza

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Ilva in amministrazione straordinaria, la società proprietaria degli impianti siderurgici attualmente in fitto al gestore ArcelorMittal Italia, aprirà una inchiesta interna sui fatti scaturiti dalla nuova inchiesta della Procura di Potenza e si costituirà parte civile. Lo apprende l'AGI. L’inchiesta ieri mattina ha portato in carcere l’avvocato Pietro Amara e il poliziotto Vito Paradiso, agli arresti domiciliari l’avvocato Giacomo Ragno e l’ex consulente di Ilva in amministrazione straordinaria, Nicola Nicoletti, e all’obbligo di dimora l’ex procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo.

   Corruzione in atti giudiziari, concussione, favoreggiamento, abuso di ufficio sono i reati contestati dal Gip di Potenza, Antonello Amodeo, nell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Francesco Curcio. Le figure che toccano da vicino Ilva in amministrazione straordinaria sono quelle di Amara, consulente legale dell’azienda per un certo periodo, e di Nicoletti, consulente dei commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria che sono di nomina Mise. Amara e Nicoletti agivano insieme al procuratore Capristo a favore della situazione dell’Ilva, si legge nell’ordinanza del gip di Potenza che fa riferimento ad una serie di vicende. 

 

Nicoletti, scrive il Gip, “abusando della sua qualità di gestore di fatto degli stabilimenti Ilva in as di Taranto, condizionava i dirigenti Ilva sottoposti a procedimenti penali presso l’autorità giudiziaria di Taranto (procedimenti nei quali rispondevano per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni) affinché conferissero una serie di incarichi difensivi, poi remunerati dall’Ilva, all’avvocato Giacomo Ragno”.

    I dirigenti in questione sono Salvatore De Felice e Ruggero Cola (quest’ultimo già direttore della fabbrica), e le parcelle legali hanno fruttato a Ragno, 273mila euro. Capristo, invece, si legge negli atti giudiziari, “ricevuta la sponsorizzazione nella nomina a procuratore di Taranto mostrava, apertamente, di essere sia amico che estimatore di Amara e di Nicoletti”, e si rendeva promotore di “un approccio dell’ufficio certamente più aperto, dialogante e favorevole alle esigenze dell’Ilva in as”

 

Questo per “rafforzare” nell’amministrazione straordinaria di Ilva e in particolare nel commissario Enrico Laghi (in carica insieme a Piero Gnudi e Corrado Carrubba) “il convincimento che Amara e Nicoletti, nelle loro vesti di legale il primo e consulente “factotum” dell’amministrazione straordinaria il secondo, potessero più agevolmente di altri professionisti Interloquire con la Procura di Taranto”. 

    Ma il rapporto tra Nicoletti e Capristo data da prima che il magistrato arrivi a Taranto al vertice della Procura. Nel periodo che va da prima del 30 giugno 2015 al 15 febbraio 2016, stando agli atti del Csm, “oltre all'attività di raccomandazione e persuasione svolta da Amara  e Paradiso” sul Csm a favore di Capristo procuratore a Taranto,  “si registrava - scrive il Gip - analogo interessamento per la nomina di Capristo quale procuratore   di Taranto da parte di Nicoletti, anche lui evidentemente mosso (non essendo emerse pregresse e consolidate ragioni di amicizia o stima personale) dall’obiettivo di conseguire "favoritismi" o “benevoli” trattamenti giudiziari" per l'Ilva, ovvero una maggiore "apertura alle ragioni dell'azienda", onde rafforzare la sua posizione all'interno dell'azienda e la sua credibilità presso la struttura commissariale in vista di ulteriori e più incentivanti incarichi”. 

 

 “Il Gruppo Riva è estraneo e danneggiato dai reati addebitati al procuratore di Taranto, Capristo, all’avvocato Amara e al dott. Nicoletti, legali e consulenti dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, e si costituirà parte civile nel procedimento”. Lo annuncia anche la società che prima dell’avvento, a giugno 2013, dei commissari straordinari nominati dal Governo, ha gestito l’Ilva con lo stabilimento di Taranto. “In relazione alla vicenda dell’arresto del procuratore capo di Taranto, Capristo, del dott. Nicoletti, consulente dei commissari Ilva, e dell’avvocato Piero Amara, legale dei commissari Ilva, documentata in questi giorni da organi di stampa, il Gruppo Riva precisa di non avere nulla a che fare con gli addebiti contestati in tale vicenda”, precisa ancora la società siderurgica. “Il Gruppo Riva - si afferma - è stato fortemente danneggiato dalle condotte contestate dalla Procura di Potenza e si costituirà parte civile nel procedimento”.