Mercoledì, 26 Maggio 2021 15:13

ALTA TENSIONE/ Incendio in acciaieria 2, salgono a 3 i licenziamenti effettuati da Acciaierie d’Italia In evidenza

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 Salgono a tre i licenziamenti effettuati dalla nuova società Acciaierie d’Italia (ex Ilva, ex ArcelorMittal Italia) per l’incendio con esplosione verificatosi la mattina di Pasquetta alla colata continua dell’acciaieria 2. All’addetto al pulpito, una postazione di controllo dell’impianto, già licenziato nei giorni scorsi dall’azienda dopo essere stato sospeso dal lavoro, se ne sono aggiunti oggi altri due. Sono anch’essi addetti alla colata continua. I tre sono dipendenti Acciaierie d’Italia.

 

“Davvero singolare quanto scrive il direttore del personale di Acciaierie d’Italia nella lettera relativa al licenziamento di due dipendenti per l’incendio accaduto il 5 aprile ad una colata continua dell’acciaieria 2. Per il direttore Arturo Ferrucci, i lavoratori hanno sbagliato perché dovevano azionare il pulsante di emergenza. Non lo hanno fatto, causando un danno tra fermo impianto e fuoriscita di acciaio, e quindi sono stati licenziati. La verità è che se i lavoratori non avessero abbandonato subito il posto di lavoro dopo l’esplosione e le fiamme, avrebbero seriamente corso il rischio di restare gravemente ustionati. Quindi non è affatto vero che hanno attentato all’incolumità di se stessi e degli altri operatori ma l’hanno invece tutelata”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm, Antonio Talò, a proposito delle motivazioni con cui Acciaierie d’Italia (ex Ilva, ex ArcelorMittal Italia) ha licenziato altri due dipendenti del siderurgico di Taranto dopo il primo licenziamento già effettuato, imputandogli la responsabilità dell’accaduto. “Evidentemente - dice Taló - per evitare danni produttivi all’azienda e danni alla reputazione e all’immagine aziendale, i lavoratori dovevano restare lì, con l’incendio che ne è seguito, e magari rimetterci anche la vita. Ma siamo proprio all’assurdo e chi scrive queste cose da la dimostrazione di non conoscere nemmeno quale è il ciclo produttivo di quel pezzo di colata continua e il funzionamento dell’impianto”.

 

   L’azienda imputa loro la responsabilità dell’incidente (che però non ha causato feriti, né altre gravi conseguenze) mente tutti i sindacati contestano tale accusa tant’é che hanno effettuato anche uno sciopero venerdì scorso. A dare la notizia dei nuovi due licenziamenti è il sindacato Usb. Quest’ultimo afferma che è in atto “una vera e propria mattanza messa in atto da Arcelor Mittal/Acciaierie d’Italia. Salgono a tre i dipendenti che la multinazionale pensa di “educare” al silenzio - afferma Usb - utilizzando in maniera strumentale, quindi punitiva, il licenziamento”. Per Usb, “la gestione dello stabilimento continua ad essere portata avanti senza alcun rispetto dei diritti dei lavoratori e senza, cosa ancora più grave, un intervento del Governo (socio di ArcelorMittal) che possa riequilibrare i rapporti nell'interesse di chi di fatto porta avanti l’azienda”.

 

“Ci ritroviamo nel 2021 - dichiara Usb - ancora a chiedere il rispetto di diritti che pensavamo acquisiti. Nella  fabbrica si susseguono incidenti dovuti alla mancanza di manutenzione, in più i dipendenti che fortunatamente non riportano conseguenze, vengono licenziati. Si consumano queste ingiustizie - afferma Usb -, come mai era accaduto prima nella storia dello stabilimento siderurgico”. Secondo Usb, “il Governo è in balìa di ArcelorMittal”.

   I tre nuovi licenziamenti seguono a distanza di poco più di un mese quello di un altro dipendente ex Ilva licenziato, Riccardo Cristello, per aver condiviso sulla propria bacheca social un post che invitava a vedere una fiction televisiva. In questo post, Acciaierie d’Italia ha reputato alcuni contenuti offensivi per l’immagine aziendale. Sul caso Cristello è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che ha pure ricevuto il lavoratore al ministero, ma il licenziamento, anch’esso preceduto da una sospensione dal lavoro, non è stato revocato. E Cristello ora lo ha impugnato al giudice del lavoro. 

“La condotta perpetrata, oltre a mettere a repentaglio la sua e altrui incolumità, ha determinato la fermata dell’impianto per circa 4 turni di lavoro con conseguenti danni alla società, allo stato in corso di quantificazione. L’evento occorso, imputabile alla sua condotta, ha ingenerato nella collettività - attesa la rilevanza mediatica avuta anche a seguito della diffusione ad opera di ignoti del relativo filmato - l’erroneo convincimento della disapplicazione delle norme in materia di sicurezza con evidenti ripercussioni in danno della società in termini di lesione di immagine e reputazione”. Lo scrive il direttore delle Risorse Umane della società Acciaierie d’Italia (ex Ilva, ex ArcelorMittal Italia), Arturo Ferrucci, nella lettera relativa al licenziamento di altri due addetti, dipendenti dell’azienda, alla colata continua dell’acciaieria 2 del siderurgico di Taranto a seguito di un incendio avvenuto lo scorso 5 aprile. Un altro lavoratore, sempre per lo stesso motivo e in forza allo stesso impianto, era già stato licenziato nei giorni scorsi.

    Nella contestazione Acciaierie d’Italia sostiene che  “la condotta posta in essere si pone in contrasto con i doveri scaturenti dallo stabile inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa ed è idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del contratto di lavoro in essere”. 

 

Acciaierie d’Italia ricostruisce anche l’accaduto del 5 aprile (incendio che non causò feriti). La società descrive l’incidente affermando che “durante il colaggio di acciaio si verificava una reazione in prossimità della lingottiera della linea 2”, e il lavoratore, posizionato all’interno del pulpito pensile (è una postazione di controllo) della colata continua 2, “ometteva di azionare, tramite pulsante, l’apposito comando di chiusura di emergenza, installato sia sul pulpito pensile che sul pannello posto sulle vie di fuga”. Questo, scrive la società nella lettera del licenziamento, “ove attivato, avrebbe immediatamente bloccato il flusso di acciaio. Tanto - dice Acciaierie d’Italia - in spregio, tra le altre, alle disposizioni di cui al Piano di emergenza di reparto colate continue 2-3-4”.

   Per l’azienda, “a causa della mancata attivazione del pulsante di emergenza, l’acciaio fuoriusciva dalla paniera riversandosi all’interno della lingottiera della linea”. Di conseguenza, afferma ancora l’azienda, “la lingottiera della linea 2 ha continuato a ricevere acciaio fuso dalla paniera sino a tracimare con conseguente fuoriuscita di circa 12 tonnellate di acciaio liquido che si riversava all’esterno, investendo, tra le altre, il coperchio della stessa lingottiera e successivamente la piattaforma di colaggio”. La ricostruzione dell’azienda è stata già contestata dai sindacati, che parlano invece di anomalia impiantistica e di mancanza di manutenzioni. 

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Maggio 2021 15:52