Giovedì, 20 Maggio 2021 12:47

AMBIENTE SVENDUTO/ Giudici da ieri in camera di consiglio, sentenza entro 2-3 settimane In evidenza

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 Dalle 23 di ieri sera la Corte d’Assise di Taranto è in camera di consiglio per emettere la sentenza nei confronti dei 47 imputati del processo “Ambiente Svenduto” relativo al disastro ambientale attribuito all’ex Ilva sotto la gestione del gruppo Riva. La sentenza, spiegano all'AGI alcuni legali, è attesa in arco di tempo che va da fine mese a 2-3 settimane. La camera di consiglio della Corte - presidente Stefania D’Errico - si tiene in un’ala delle scuole sottufficiali della Marina Militare di Taranto. Qui verrà letta anche la sentenza. Le ultime ore del dibattimento sono state dedicate alle repliche della difesa e ad alcune questioni procedurali risolte con una ordinanza dal presidente della Corte prima di ritirarsi per la sentenza. Acquisiti tutti i documenti presentati da accusa e difesa nella parte conclusiva del processo. Rinviata,i nvece, alla camera di consiglio la decisione su una questione di incostituzionalità posta dal legale di uno degli imputati.

   Nel processo sono coinvolti gli ex proprietari e amministratori Ilva, ex amministratori pubblici, ex ed attuali dirigenti del siderurgico. 

 

Dalle 23 di ieri sera la Corte d’Assise di Taranto è in camera di consiglio per emettere la sentenza nei confronti dei 47 imputati del processo “Ambiente Svenduto” relativo al disastro ambientale attribuito all’ex Ilva sotto la gestione del gruppo Riva. La sentenza, spiegano all'AGI alcuni legali, è attesa in arco di tempo che va da fine mese a 2-3 settimane. La camera di consiglio della Corte - presidente Stefania D’Errico - si tiene in un’ala delle scuole sottufficiali della Marina Militare di Taranto. Qui verrà letta anche la sentenza. Le ultime ore del dibattimento sono state dedicate alle repliche della difesa e ad alcune questioni procedurali risolte con una ordinanza dal presidente della Corte prima di ritirarsi per la sentenza. Acquisiti tutti i documenti presentati da accusa e difesa nella parte conclusiva del processo. Rinviata,i nvece, alla camera di consiglio la decisione su una questione di incostituzionalità posta dal legale di uno degli imputati.

   Nel processo sono coinvolti gli ex proprietari e amministratori Ilva, ex amministratori pubblici, ex ed attuali dirigenti del siderurgico. 

 

Pesanti le condanne chieste dall’accusa (4 pm) che partono dai 28 anni di reclusione per Fabio Riva, ex proprietario e amministratore dell’azienda, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, e proseguono con 25 anni per Nicola Riva, anch’egli ex proprietario e amministratore, e 20 anni per Adolfo Buffo, ex direttore dell’impianto ed ora direttore generale della nuova società Acciaierie d’Italia nata tra ArcelorMittal Italia e Invitalia. Ma un’altra sentenza attende lo stabilimento di Taranto. Riguarda vicende più recenti - sempre di carattere ambientale - relative alla gestione ArcelorMittal Italia. Dal 13 maggio il Consiglio di Stato è in camera di consiglio per decidere se confermare o bocciare la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ha ordinato lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo entro 60 giorni perché inquinanti. Il Tar ha confermato una ordinanza di febbraio 2020 del sindaco di Taranto. La sentenza dei giudici amministrativi è attesa entro una ventina di giorni a far data dallo scorso 13 maggio. La sentenza del Tar di Lecce è stata impugnata in appello da ArcelorMittal Italia, Ilva in amministrazione straordinaria, Invitalia e ministero della Transizione ecologica. Sono invece a favore della sentenza Comune diTaranto e Regione Puglia.