Giovedì, 13 Maggio 2021 08:46

STOP INQUINAMENTO/ “Non ha mai smesso di colpire” nuova denuncia di Giustizia per Taranto, chiamata anche la gestione Acciaierie d’Italia In evidenza

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 Ieri il movimento ambientalista “Giustizia per Taranto” ha depositato una denuncia alla Procura della Repubblica per l’inquinamento del siderurgico ex Ilva da ottobre 2019 a maggio 2021. “Si tratta - è stato spiegato nel pomeriggio in una conferenza stampa - di una denuncia che vuole raccogliere il testimone del processo “Ambiente Svenduto” che riguarda fatti fino al 2013. E’ la prima denuncia - si rileva - riferita anche ad Acciaierie d’Italia, nuovo soggetto che da aprile gestisce l’ex-Ilva”.

 

Per “Giustizia per Taranto”, “le ipotesi di reato rappresentate non sono più coperte dallo scudo penale poiché partono subito dopo la sua cancellazione, avvenuta a settembre 2019.  Ed è proprio per questo che era necessario farlo visto che i drammi di questa città sono tutt’ora in corso”. Secondo “Giustizia per Taranto”, “ora che l’immunità penale non è più operante, è assolutamente necessario porvi fine. A supporto della denuncia - è stato annunciato oggi - abbiamo depositato decine e decine di foto e video del quartiere Tamburi che evidenziano i fenomeni emissivi che proseguono con inquietante continuità”. “A darci man forte - è stato affermato - è stata la disponibilità di una famiglia del quartiere Tamburi che vive sulla propria pelle le conseguenze dell’inquinamento: le immagini ed i video che ritraggono l’abitazione di questa famiglia danno contezza di come, nonostante le promesse, nonostante i cambi di gestione e nonostante la copertura dei parchi minerali, le polveri ed i fumi dello stabilimento siderurgico continuano ad abbattersi sulla città, ed in particolar modo sul quartiere Tamburi”. “A Taranto ci si continua ad ammalare ed a morire di inquinamento, è ora di dire basta” sostiene “Giustizia per Taranto” che ha inoltre annunciato di aver anche raccolto “foto e video di altre persone che vivono al quartiere Tamburi, ma a fronte degli ultimi accadimenti nello stabilimento, come il licenziamento di Riccardo Cristello, temendo ripercussioni per alcuni familiari che lavorano all’interno della fabbrica, hanno dovuto rinunciare a questa azione”. “In queste ore - hanno concluso gli esponenti del movimento - sono in corso le due manifestazioni di Roma, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, e quella sotto la Prefettura, che rappresenta il Governo sul territorio”. “Saremo presenti ad entrambe - sostiene “Giustizia per Taranto” - ed invitiamo la città ad esserci perché, al di là di tutti i fantasiosi piani del Governo, è fondamentale, in questo momento, continuare a spingere per l’unica soluzione ammissibile per il nostro territorio: chiudere la fabbrica e utilizzare i fondi europei per riqualificare i lavoratori e riconvertire l’economia di Taranto”.