Lunedì, 10 Maggio 2021 20:44

STOP INQUINAMENTO/ Sentenza del Consiglio di Stato, il 12 e 13 medici e associazioni in presidio a Roma In evidenza

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In vista dell’udienza del Consiglio di Stato del 13 maggio, chiamato a decidere, su ricorso delle parti interessate, se confermare o bocciare la sentenza del Tar Lecce dello scorso febbraio che ha ordinato lo spegnimento entro 60 giorni degli impianti ex Ilva di Taranto poichè ritenuti inquinanti, associazioni e movimenti ambientalisti, Medici per l’ambiente (Isde) e altri hanno promosso per il 12 e 13 maggio a Roma due presidi di protesta. Questa mattina a Taranto c’è stata la presentazione dell’iniziativa. I due presidi si terranno in piazza San Silvestro e in piazza Montecitorio, organizzati dall’associazione Genitori Tarantini, con il concorso di altre realtà associative. “Chiediamo al Consiglio di Stato un atto di giustizia che ponga fine l'assurda convinzione che l'acciaio sia una produzione strategica per l'Italia. Vogliamo essere trattati al pari dei genovesi, dei triestini e che ci sia riconosciuta giustizia”, spiega Massimo Castellana, portavoce dell'associazione. Il riferimento a Genova e Trieste è legato al fatto che nelle due città è stata spenta l’area a caldo dell’acciaieria, la parte della fabbrica più impattante ambientalmente, come viene chiesto anche per l’ex Ilva a Taranto. Per Castellana, “come ogni manifestazione che organizziamo, i nostri obiettivi sono la tutela del diritto alla vita e alla salute, non ci interessano le passerelle politiche e sindacali”. Sostegno alla protesta di Taranto anche da Terni, dove c’è l’azienda siderurgica Ast, e della onlus Il mondo che vorrei, nata dopo l’incidente ferroviario di Viareggio.

 

Ma ci sono anche personaggi dello spettacolo. Secondo Alessandro Marescotti, portavoce dell’associazione Peacelink, “i dati sono evidenti, gli impegni di messa a norma degli impianti sono stati prorogati anno dopo anno. Entro il 2015 era stata prevista la messa a norma dell'area, ora slittata nel 2023. E con nuovi accordi si parla di andare ancora oltre. Al di là di quello che potrà decidere il Consiglio di Stato, rimane questa enorme anomalia”. Riferendosi al recente rinvio a giudizio di 9 tra dirigenti ed ex dirigenti Ilva per la morte, a 5 anni, di Lorenzo Zaratta, i Medici dell’ambiente, con l’associazione Isde, sottolineano che che “per la prima volta la magistratura ha riconosciuto un ruolo causale degli inquinanti emessi dall’impianto nell’insorgenza di un tumore cerebrale, a soli 3 mesi dalla nascita in un bambino in seguito deceduto per tale patologia a 5 anni”. “Al concepimento - ricordano - la madre di Lorenzo lavorava nel quartiere Tamburi, area ambientale maggiormente esposta all’inquinamento, ed è ormai ampiamente noto che gli agenti cancerogeni passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, compreso i metalli pesanti riscontrati nei tessuti bioptici post-mortem del piccolo Lorenzo”. Riprendendo la sentenza del Tar Lecce, che, dopo l’impugnazione fatta da ArcelorMittal Italia, ha confermato l’ordinanza del sindaco di Taranto che disponeva lo stop agli impianti dell’area a caldo, i medici di Isde auspicano che "il Consiglio di Stato tenga in massima considerazione l’urgenza di tutelare la salute dei tarantini, a cominciare dai bambini. Non possiamo rassegnarci che, ancora una volta, si anteponga la prosecuzione di una attività altamente inquinante e che nulla venga fatto a tutela della salute”.