Mercoledì, 07 Aprile 2021 14:33

SCUOLA/ Da oggi in Puglia il 60% degli alunni è tornato in presenza ma divampa la polemica In evidenza

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 Oggi in Puglia la campanella è tornata a suonare per tutti i piccoli della scuola primaria e della prima media, le cui famiglie hanno deciso di far tornare i propri figli in presenza. “Un numero molto grezzo parla del 60% degli studenti tornati in aula – ha confermato Roberto Romito, presidente dell’associazione nazionale presidi Puglia, raggiunto al telefono -, ma si torna ad aprire con le stesse condizioni di prima, quelle che c'erano anche a settembre, e con i genitori ancora una volta lasciati alla decisione (tra presenza e distanza) come se stessero tirando una monetina”. Infatti, l’ordinanza del presidente Michele Emiliano, consente da oggi e fino al 30 aprile, di poter scegliere tra didattica a distanza o in presenza, grazie ad una deroga del decreto legge del governo del 1 aprile, che consente la ddi “solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio elevato di diffusione di virus o di sue varianti nella popolazione scolastica”. 

    Sui siti internet di diverse scuole pugliesi sono stati a disposizione dei genitori moduli da compilare, alcuni dei quali hanno “suggerito” di scegliere la distanza ancora per qualche giorno, in modo da “predisporre l'organizzazione didattica”, o comunque si confida “nel senso di responsabilità e consapevolezza dei genitori, all'indomani del periodo di festività appena trascorso”. 

 

“Il virus lo si può prendere ovunque – dice una mamma, dopo aver accompagnato il proprio figlio in una scuola nel Barese -. I bambini, poi, soprattutto in prima elementare devono essere in presenza. Accetto il rischio e almeno evito di vedere il bambino a casa, dove si sta incupendo e non socializza”.

    “Emiliano – dice un'altra mamma – ha fatto aumentare in noi la paura, creando disparità sia nell'apprendimento che tra i genitori, che spesso litigano aspramente”. E conclude: “Se la scuola dev'essere chiusa, deve essere chiuso tutto”.     Un'altra mamma, sul gruppo facebook “Genitori pugliesi favorevoli alla Dad” scrive: “Sono l'unica a scegliere la dad, ma a pensare di fare un torto alla bambina? Lei è in prima elementare, la classe che forse più di tutte avrebbe bisogno della presenza e io la tengo a casa, ogni volta è una pugnalata”.  Diversa l’opinione della signora Francesca che scrive quanto sia “confortante sapere che ci sono quasi 6.000 mila persone favorevoli alla Dad: è bello non sentirsi fuori dal coro”.

    “Abbiamo il 54,6% dei bambini a scuola, perché i genitori hanno scelto, nonostante le problematiche legate al covid, di mandare i figli in aula – ha detto Carmela Rossiello, dirigente di un istituto a Bitonto (Ba) -: noi eravamo pronti ad accoglierli, perché sono state messe in atto tutte le norme anticontagio”. E sull’ordinanza giunta il giorno di Pasqua aggiunge: “Ormai ci siamo abituati a queste ordinanze che vengono fuori il sabato, la domenica, ormai non c'è più disconnessione con il nostro lavoro – ha detto Rossiello -. Peccato che non si riesce a comprendere che nelle scuole ci sono ancora grandi difficoltà di connessione”. 

 

 A fare eco anche i sindacati della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals-Confsal e Fgu: “Avevamo sperato che fosse finito il ricorso massivo alle ordinanze regionali e che il nuovo governo ripristinasse una gestione unitaria del sistema dell'istruzione nazionale riaffermandone il valore Costituzionale”, scrivono in una nota. Il presidente Emiliano “se ricorrevano i casi di ‘eccezionale e straordinaria necessità’ avrebbe dovuto assumere una decisione politica introducendo ulteriori limiti alla frequenza scolastica piuttosto che scaricare, ancora una volta sulle famiglie, la responsabilità di definire la tipologia di deroga da effettuare. Anche perché ricade sotto la diretta responsabilità della Regione la tutela della salute e della sicurezza non solo di alunne, alunni e delle loro famiglie ma, anche, di tutto il personale scolastico”. Nel frattempo, “non sono stati ancora attivati i presidi sanitari presso le scuole già deliberati il 2 febbraio scorso (i Toss, ndr) – aggiungono i sindacalisti -, si delega la salute degli studenti ai loro genitori consultandoli direttamente sulle piattaforme social e si contrappone il diritto alla salute al diritto all’istruzione”. E concludono: “A questo punto ognuno deve fare la propria parte a cominciare dal governo, cui spetta la responsabilità di intervenire affinché l’ordinanza regionale venga riportata nella cornice normativa predisposta dallo stesso decreto legge n. 44/2021 e di dare indicazioni chiare per realizzare un sistema di monitoraggio e tracciamento nazionale. Dal canto suo il sindacato vigilerà per garantire, con ogni mezzo a disposizione, il rispetto delle norme e il lavoro di tutto il personale scolastico”.