Giovedì, 11 Marzo 2021 14:40

STOP AGLI IMPIANTI/ Il Consiglio di Stato decide sulla richiesta di sospensiva di ArcelorMittal In evidenza

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 Il Consiglio di Stato esamina oggi (quarta sezione) la richiesta di sospensiva che ArcelorMittal Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno presentato relativamente alla sentenza del Tar Lecce del 13 febbraio. Quest’ultima, confermando una ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dispone che gli impianti ritenuti inquinanti siano fermati entro 60 giorni a decorrere dal deposito della stessa sentenza. Il 19 febbraio il Consiglio di Stato ha delegato all’esame del collegio giudicante della quarta sezione l’esame dell’appello avanzato dalle due società ed ha respinto la richiesta di un decreto monocratico di sospensiva presentata dalla sola Arcelor Mittal. Il Consiglio di Stato, fissando l’udienza all’11 marzo, ha ritenuto che si è ancora nella prima parte dei 60 giorni indicati dal Tar ai fini dello spegnimento e che quindi nessun pregiudizio o danno irreparabile vi è, allo stato, per la stessa ArcelorMittal. Lo stesso Consiglio ha già fissato per il prossimo 13 maggio l’udienza finale. Giorni fa il sindaco di Taranto ha chiesto ad ArcelorMittal di far conoscere al Comune il cronoprogramma di fermata impianti ma l’azienda si è rifatta a quanto disposto dal Consiglio di Stato ed ha dichiarato che prima della decisione in sede di appello, non comunicherà nulla al riguardo, nè fermerà alcun impianto. 

 

Al Consiglio di Stato, ArcelorMittal ha evidenziato che “Ispra, unico ente deputato alla verifica del rispetto delle prescrizioni Aia vigenti sullo stabilimento AMI di Taranto, ha confermato il rispetto delle prescrizioni Aia e ha affermato che non vi è una dimostrabile correlazione tra gli eventi odorigeni di febbraio 2020 e le attività produttive di AMI”, sigla, quest’ultima, di Am Investco Italy, società di ArcelorMittal. Inoltre, per ArcelorMittal, “non solo il gestore AMI, ma neppure il ministero dell’Ambiente ed Ispra hanno individuato una correlazione tra gli eventi dei giorni 23 e 24 febbraio 2020 e il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico”. Ciò nonostante, si mette in risalto, nella sentenza del Tar Lecce del 13 febbraio 2021 si tralascia “la valenza tecnica delle affermazioni di Ispra come quelle del ministero Ambiente”. Anche Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto proprietaria degli stabilimenti dati in fitto da novembre 2018 ad ArcelorMittal. Il Comune di Taranto, che ha chiesto al Consiglio di Stato la conferma della sentenza del Tar, è affiancato dalla Regione Puglia che al Tar non si era invece costituita. Ai giudici dell’appello, la Regione Puglia fa presente che “l'ordinanza del sindaco Melucci costituisce applicazione del principio di precauzione, che risulta nella specie correttamente applicato e rispettoso del principio di proporzionalità, sia nella parte in cui ha ordinato ad ArcelorMittal e ad IIva in As un approfondimento istruttorio ulteriore (rimasto privo di sostanziale riscontro), sia nella parte in cui ha ordinato procedersi ad avviare le operazioni di spegnimento degli impianti dell'area a caldo del siderurgico”. “La sentenza è perciò corretta e legittima e la Regione Puglia ha interesse acchè essa sia integralmente confermata” dice al Consiglio di Stato la stessa Regione. Gli esiti del Consiglio di Stato incideranno sia sulla continuità produttiva di ArcelorMittal (salvo provvedimenti ad hoc del Governo in caso di rigetto della sospensiva),sia sull’ingresso dello Stato, attraverso Invitalia, nel capitale dell’azienda dell’acciaio per acquisire il controllo del 50 per cento. Invitalia avrebbe già dovuto versare entro febbraio ad ArcelorMittal i primi 400 milioni come da accordo del 10 dicembre scorso, ma questo non è ancora avvenuto. ArcelorMittal - come si legge oggi su “Repubblica” - ha già evidenziato alla parte pubblica il mancato versamento di quanto pattuito ed annunciato che chiamerà in causa la International Chamber of Commerce.