Martedì, 23 Febbraio 2021 16:16

PROCESSO AMBIENTE SVENDUTO/ Il Comune di Taranto chiede un risarcimento di 10 miliardi, da Confagricoltura richiesta di 10 milioni In evidenza

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Nel processo in corso in Corte d’Assise a Taranto per il reato di disastro ambientale imputato all’Ilva gestita dal gruppo Riva, il Comune di Taranto, costituitosi parte civile con l’avvocato Rosario Orlando, ha chiesto oggi al collegio giudicante, di dichiarare la responsabilità penale di una serie di imputati ed ha ribadito la richiesta risarcitoria di 10 miliardi di euro. Quest’ultima era stata già avanzata nel 2014 come primo atto dell’udienza preliminare. All’udienza odierna ha partecipato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Tra gli imputati per i quali il legale del Comune ha chiesto la condanna, come già fatto dai pm la scorsa settimana, ci sono, tra gli altri, gli ex proprietari ed amministratori dell’azienda, Fabio e Nicola Riva, l’ex presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, l’ex direttore di stabilimento di Taranto, Salvatore Capogrosso. Compaiono anche attuali dirigenti del siderurgico, in carica col nuovo gestore ArcelorMittal, e tra questi Adolfo Buffo, direttore generale. “Penale responsabilità” è stata chiesta anche per l’ex sindaco di Taranto, Ezio Stefàno.

 

Per l’avvocato Orlando, l’Ilva dei Riva è stata caratterizzata da “una prolungata attività inquinante derivante dalle immissioni di polveri di minerali, utilizzati nell'ambito dell'intero ciclo produttivo dell'acciaio. Questo  è in concreto potuto avvenire - ha dichiarato il legale nelle conclusioni depositate oggi - nel corso degli anni, anche e soprattutto in ragione delle soluzioni concordate con soggetti ai vertici dei vari livelli politico-istituzionali ed informativi”. Tutto questo ha consentito “la prosecuzione dell'attività produttiva ed inquinante senza il rispetto, anzi in totale spregio delle normative di settore”. Per Orlando, si è trattato “di un programma criminoso funzionale alla gestione dello stabilimento Ilva di Taranto, ed in particolare, dell’area a caldo e manutentiva, con la finalità di pervenire al conseguimento di massimi profitti a scapito delle oggettive criticità ambientali e di sicurezza dello stabilimento”. Per l’avvocato che rappresenta il Comune di Taranto come  parte civile, dall’istruttoria dibattimentale “la situazione dell’impianto siderurgico è risultata del tutto inadeguata rispetto agli standard richiesti dalle normative vigenti al momento della commissione dei reati, con risvolti drammatici per la popolazione ed i lavoratori. Per circa tredici anni - ha sottolineato Orlando -, Ilva ha operato in assenza dei presidi ambientali necessari”. Inoltre, ha aggiunto, “senza precedenti è risultata la campagna di abbattimento di migliaia di capi di bestiami e la distruzione di mitili per la presenza di sostanze cancerogene al loro interno, con evidenti gravi ricadute anche sul sistema economico del Comune e dei suoi cittadini”.  “Appare immediato - secondo il legale - il richiamo al danno di immagine per la città di Taranto, balzata con sinistra frequenza all'attenzione della opinione pubblica come territorio non solo contaminato, ma anche funestato da eventi lesivi in danno dei lavoratori, quale conseguenza della assoluta carenza dei presidi di sicurezza”. E per Orlando, “questa criminosa attività prolungata di sversamento ha determinato, nel corso degli anni, anche la contaminazione dello specchio acqueo del primo seno del Mar Piccolo di Taranto, cagionando l’avvelenamento da diossina, pcb e metalli pesanti di numerose tonnellate di mitili, distrutti per ragioni sanitarie”. L’avvocato Orlando ha infine fatto riferimento all’impatto delle polveri minerali e siderurgiche sul rione Tamburi di Taranto, vicino all’acciaieria, ed ha parlato di immobili che, “in diverse misura e consistenza economica, hanno subito un deprezzamento del valore commerciale o un danno da precoce ammaloramento dei materiali costruttivi in virtù di tali immissioni inquinanti. Rispetto all’ubicazione della fonte inquinante, la svalutazione commerciale degli immobili ricadenti nel quartiere Tamburi - ha evidenziato Orlando - assume un andamento via via decrescente man mano che ci si allontana dalla medesima”.

Confagricoltura chiede 10 milioni di indennità per i danni subiti

 

 Dieci milioni di euro per indennizzare “la lesione dell'immagine, del decoro, della struttura organizzativa e del patrimonio economico degli associati dell'Unione provinciale degli agricoltori di Taranto”: è questa la richiesta di Confagricoltura Taranto, Nello specifico Confagricoltura Taranto, attraverso l’avvocato Donato Salinari, ha chiesto al collegio giudicante di condannare gli imputati “al risarcimento dei danni cagionati alla parte civile costituita”. 

Per l’avvocato Salinari che ha difeso Confagricoltura, “il danno ambientale prodotto ha leso il diritto alla salute, alla proprietà ed all'iniziativa economica degli agricoltori associati all'Unione provinciale agricoltori di Taranto”. L'associazione di categoria contesta “pervicaci condotte lesive dell'ambiente poste in essere dall'Ilva  e dagli imputati” e parla di “discredito” per Confagricoltura Taranto “derivante dal mancato raggiungimento dei fini istituzionali dell'associazione potendo indurre gli associati a privarla del loro sostegno personale e finanziario”.

    La richiesta di Confagricoltura Taranto - unica organizzazione di agricoltori ammessa come parte civile nel processo - è di 10 milioni di euro con una provvisionale di 2 milioni di euro. “Confagricoltura Taranto", precisa il presidente Luca Lazzàro, "è intervenuta nel processo 'Ambiente Svenduto' per tutelare i propri iscritti ma anche per affermare un principio: l’agroalimentare non è un settore secondario all’industria. Anzi, oggi è parte fondamentale del processo di riconversione dell’area economica tarantina. Nell’agricoltura, nella pesca e nel turismo c’è il futuro nostro e dei giovani del territorio ionico e questo è un principio che va affermato e sostenuto dalla politica e dal tessuto sociale”.