Mercoledì, 17 Febbraio 2021 16:28

AMBIENTE SVENDUTO/ Il pm chiede quasi 30 anni per i Riva e la confisca degli impianti. Tutte le richieste per i 47 imputati In evidenza

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Nicola Riva, 25 anni di reclusione; Fabio Riva, 28 anni; Luigi Capogrosso, 28 anni (ex direttore del siderurgico). Sono queste alcune delle richieste che il pubblico ministero, Mariano Buccoliero, ha fatto oggi pomeriggio alla Corte d’Assise, a Taranto, per il processo Ambiente Svenduto relativo all’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro. Reati, questi, contestati all’Ilva gestita dal gruppo industriale Riva.

 

 Ilva che a luglio 2012, dopo un’inchiesta della Magistratura, fu soggetta al sequestro degli impianti dell’area a caldo perché inquinanti e “fonte di malattia e morte” come specificò, più di otto anni fa, il gip Patrizia Todisco. Buccoliero ha parlato di “condotte pluriennali” e di “violenza inaudita”. Il pm ha detto che da parte dell’Ilva dei Riva c’è stato “un abbraccio mortale” verso Taranto “stritolando la città”. Ha quindi evidenziato la gravità del danno sanitario e la capacità a delinquere. “I motivi a delinquere sono i soldi, perché gli impianti dovevano marciare al massimo ella produzione, il resto veniva meno” ha sostenuto ancora Buccoliero. “In aula sono addirittura arrivati imputati che sono arrivati a dire alla Corte che gli impianti erano modello, prendendo in giro la Corte, e per questo agli imputati non vanno concesse le attenuanti” ha detto ancora. Gli imputati nel processo di Taranto sono 47: 44 persone fisiche, tra proprietari, amministratori e dirigenti di Ilva, pubblici amministratori, pubblici funzionari, e 3 società. Queste ultime sono Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici che rispondono in merito alla legge sulla responsabilità amministrativa delle imprese. Buccoliero ha avanzato le richieste alla Corte d’Assise, presieduta da Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini, alla presenza degli altri tre pm del processo (Giovanna Cannarile, Raffaele Graziano e Remo Epifani) e del procuratore capo Maurizio Carbone. Prima di Buccoliero, il pm Graziano ha brevemente anticipato le linee guida della sua requisitoria, ultima della serie, per i reati in materia di sicurezza sul lavoro e la responsabilità amministrativa delle tre società imputate. Requisitoria che Graziano ha poi sviluppato dopo le richieste dell’accusa. il pm Mariano Buccoliero ha chiesto la confisca degli impianti del siderurgico di Taranto, nonchè la confisca per equivalente (illecito profitto) di 2 miliardi e 100milioni in solido tra Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici. Queste sono le 3 società imputate nel processo Ambiente Svenduto insieme a 44 persone fisiche. Il pm ha inoltre chiesto 28 anni per Fabio Riva e 25 per Nicola Riva, tra i principali imputati, ex proprietari e amministratori dell’azienda.

 

 Le altre richieste del pm sono state: Ivan Di Maggio, 17 anni; Salvatore De Felice, 17 anni; Salvatore D’Alò, 17 anni; Girolamo Archinà, 28 anni; Francesco Perli, 7 anni; Bruno Ferrante, 17 anni; Adolfo Buffo, 20 anni; Antonio Colucci, 5 anni. Si tratta, nello specifico, di dirigenti e funzionari della fabbrica, di un consulente legale dei Riva (Perli)  e dell’ex presidente del cda (Ferrante).E ancora, per i fiduciari dei Riva, figure di strettissima fiducia della proprietà Riva, il pm Buxcoliero ha avanzato queste richieste: Alfredo Ceriani, 20 anni; Giovanni Rebaioli, 20 anni; Agostino Pastorino, 20 anni; Enrico Bessone, 20 anni; Giuseppe Casartelli, 2 anni e 6 mesi; Cesare Corti, 2 anni e 2 mesi. Per gli ex amministratori pubblici, il pm ha chiesto: Giovanni  Florido, 4 anni, ex presidente Provincia Taranto; Michele Conserva, 4 anni, ex assessore all’Ambiente Provincia Taranto; Nichi Vendola, 5 anni, ex presidente Regione Puglia; Ippazio Stefàno, ex sindaco Taranto,non doversi procedere per reato estinto per intervenuta prescrizione; Nicola Fratoianni, ex assessore Regione Puglia e attuale parlamentare Sinistra Italiana, 8 mesi. Infine, per l’ex consulente della Procura, Lorenzo Liberti, accusato di aver rappresentato il falso nelle consulenze per la Procura, 17 anni. Per  Giorgio Assennato, ex direttore generale di Arpa Puglia, un anno. Per alcuni capi di imputazione il pm Buccoliero ha specificato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.