Mercoledì, 17 Febbraio 2021 13:18

AMBIENTE SVENDUTO/ Oggi le richieste dell’accusa alla Corte, presidio di Giustizia per Taranto In evidenza

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Questa mattina, in occasione delle richieste dei pubblici ministeri alla Corte D’Assise per il processo “Ambiente Svenduto”relativo al disastro ambientale contestato all’Ilva dei Riva, c’e’ anche un presidio, dalle 13, dei rappresentanti del movimento “Giustizia per Taranto”. Lo annuncia quest’ultimo specificando che il presidio sarà all’esterno della scuola sottufficiali della Marina Militare a San Vito, borgata di Taranto, nella cui aula magna si sta svolgendo la requisitoria dei 4 pm dallo scorso 1 febbraio. Per “Giustizia per Taranto” il presidio odierno costituisce “testimonianza della speranza della città di ricevere giustizia”. “Il momento è particolarmente delicato - si afferma -. Da una parte il processo Ambiente Svenduto che si approssima a conclusione e col quale la città potrà vedere giudicati i responsabili del passato, dall'altro la recente sentenza del Tar con cui si sentenzia che il problema dell'inquinamento è tutt'ora costante e presente”. “Una congiuntura - rileva “Giustizia per Taranto” - che deve rafforzare le istanze di chiusura della fabbrica e riconversione del territorio verso le istituzioni di ogni organo e grado, a partire dal nuovo Governo, su cui non mancheremo di fare pressioni”. 

 

 Per favorire l’adozione delle nuove tecnologie e accelerare la transizione verso la digitalizzazione del Paese, Tim proporrà prossimamente all’Agcom e a tutti gli altri operatori di telecomunicazioni un’azione sul territorio finalizzata a spegnere nella provincia di Taranto la rete in rame (Rtg) e migrare tutte le linee della città su rete ultrabroadband Fttx, con l’obiettivo di estenderla all’intera regione.

   Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, si legge ancora nella nota, "Tim ha accelerato il suo piano di copertura in fibra in oltre 3.500 comuni italiani, prevalentemente nelle aree bianche del Paese. Ad oggi la rete in fibra di Tim è disponibile per oltre il 91% delle famiglie italiane che utilizzano la rete fissa, a cui si aggiungono le coperture in banda ultralarga tramite Fwa, mobile (4G/5G) e via satellite. Inoltre a partire da aprile FiberCop, società controllata dal Gruppo Tim, accelererà la realizzazione della rete secondaria in fibra ottica per arrivare a coprire entro il 2025 il 76% delle aree nere e grigie del Paese con tecnologia Fiber To The Home (Ftth). La nuova infrastruttura di FiberCop consentirà di sviluppare soluzioni Ftth secondo il modello del co-investimento ‘aperto’ previsto dal nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Le richieste del pm sono previste per il tardo pomeriggio. È il processo con 47 imputati, 44 persone fisiche e 3 società, che riguarda i reati riconducibili all’Ilva gestita dal gruppo Riva. Un periodo antecedente al commissariamento dello Stato avvenuto nel 2013. Il processo in Assise arriva alle richieste dei pm dopo più di 8 anni (luglio 2012) dal sequestro degli impianti dall’area a caldo da parte del gip di Taranto, su richiesta della Procura, ed una serie di arresti. Quattro i pubblici ministeri nel processo. Hanno già parlato Mariano Buccoliero, per 7 udienze, e Remo Epifani. Oggi completerà il suo intervento il pm Giovanna Cannarile per lasciare poi la parola al collega Raffaele Graziano. Quindi arriveranno le richieste dell’accusa alla Corte presieduta da Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini. 

 

Tra gli imputati, gli ex proprietari e amministratori del gruppo siderurgico Fabio e Nicola Riva, l’ex presidente Ilva, Bruno Ferrante, l’ex dipendente Ilva Girolamo Archinà, usato dai Riva per i rapporti con politica, Regione Puglia, enti locali e pubblica amministrazione, l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Salvatore Capogrosso. Coinvolti anche ex dirigenti e attuali dirigenti del siderurgico, rimasti in azienda anche con l’arrivo del nuovo gestore ArcelorMittal. Coinvolti, inoltre, gli ex presidenti della Regione Puglia, Nichi Vendola, e della Provincia di Taranto, Gianni Florido, e l’ex sindaco di Taranto, Ezio Stefàno. Disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, sono alcuni dei gravi reati contestati. Dopo i pm, il calendario processuale andrà avanti con parti civili e difensori degli imputati. La sentenza di primo grado é attesa prima dell’estate prossima. Nella sua lunga requisitoria, cominciata l’1 febbraio, il pm Mariano Buccoliero ha duramente attaccato l’intera gestione Riva, affermando che avevano solo la logica del profitto e della produzione, trascurando del tutto gli interventi ambientali e di tutela della sicurezza e della salute che erano necessari ed evidenti sin dal 1995,quando i Riva presero gli stabilimenti dall’Iri. Buccoliero ha definito l’Ilva di Taranto “un impianto sulla carta” chiarendo che tutto era scritto sui documenti ma inesistente nella realtà. Anche gli atti di intesa, impegni assunti dall’Ilva verso gli enti locali circa gli interventi da fare in fabbrica, erano ripetitivi, ha dichiarato il pm. A distanza di anni, ha sostenuto Buccoliero, mettendo a confronto il primo atto di intesa con l’ultimo, si ritrovano le stesse cose. Buccoliero ha anche contestato l’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministero nel 2011, descritta come frutto delle pressioni dei Riva e assolutamente inadeguata rispetto a quello di cui la fabbrica - definita dal pm “un iradiddio” in quanto a inquinamento - aveva fortemente bisogno. Infine il pm Buccoliero ha anche criticato il ruolo dei consulenti incaricati dalla Procura per il supporto all’indagine, che, asseverando tesi false su pressione degli stessi Riva, sono venuti meno  al loro “dovere e obbligo di verità” ed hanno consentito che inquinamento, malattie e morti proseguissero dal 2009 per altri tre anni, sino al 2012,quando poi scattò il sequestro penale.