Lunedì, 15 Febbraio 2021 14:27

AMBIENTE SVENDUTO/ Il pm Buccoliero “Taranto venduta ai Riva dai consulenti della Procura” In evidenza

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 “La città è stata venduta ai Riva dai consulenti della Procura”. Parte all’attacco il pubblico ministero Mariano Buccoliero, oggi al settimo giorno di requisitoria al processo “Ambiente Svenduto” per il disastro ambientale contestato all’Ilva gestita dai Riva in corso davanti alla Corte d’Assise. Il pm, citando le intercettazioni telefoniche, si rifà alle posizioni di Fabio Riva, uno dei principali imputati nel processo, del padre Emilio, scomparso anni fa ma già imputato nel processo, nonché di altri protagonisti della vicenda come Lorenzo Liberti, Roberto Primerano (entrambi, anni fa, consulenti della Procura) e Girolamo Archinà, quest’ultimo dipendente Ilva usato dai Riva per i rapporti con la pubblica amministrazione, gli enti locali e la politica. Liberti e Archinà sono tuttora imputati mentre Primerano è stato assolto dalla Corte di Cassazione per intervenuta prescrizione.

   “Fabio Riva - ha detto oggi il pm a proposito dell’ex amministratore dell’Ilva - era al corrente dei lavori dei consulenti della Procura e sapeva come questi avrebbero concluso i loro lavori in merito a quantità e profili della diossina. Tant’è che manifesta dubbi sull’incidente probatorio chiesto dalla Procura. Ma Emilio Riva, lo rassicura, dicendogli: non ti preoccupare”. Per il pm, “Fabio Riva ha visto l’elaborato che ancora doveva essere consegnato al pubblico ministero. E anche Archinà aveva avuto un incontro con una persona che lo rassicurava sugli esiti della consulenza”. Secondo Buccoliero, i collegamenti tra i consulenti e Ilva erano assicurati da Girolamo Archinà e da Lorenzo Liberti.

   “L’attivita di consulenza di Liberti e Primerano è stata concordata e orientata in favore di Ilva - ha sostenuto il pm -. Taranto è stata venduta alla grande industria. Il comportamento dei consulenti risulta gravissimo perché avevano il dovere di bloccare questo mercimonio che ha portato malattia e morte”. Fenomeni che “continueranno nei prossimi anni” ha sostenuto il pm.  

 

 “I consulenti - ha insistito - hanno rappresentato in modo del tutto falso dati di fatti incontestabili”. Cioè - ha rilevato il pm - escludendo che l’impronta della diossina trovata negli animali abbattuti fosse quella della fabbrica mentre lo era. Il magistrato ha aggiunto che “a settembre 2010 i due consulenti, con una giravolta degna del miglior acrobata, si rimangiano tutto quello che avevano detto in precedenza come risulta nelle intercettazioni. Escludono in maniera decisiva e perentoria che la diossina trovata negli animali possa appartenere a Ilva”.

   In particolare, per il pm, Liberti - docente del Politecnico che fu chiamato come consulente dalla Procura - “si propone quale difensore dell’Ilva, avanzando dubbi sulla presenza di diossina Ilva e smentendo anche se stesso”. “Evidentemente quel famoso incontro con Archinà aveva risolto ogni problema” osserva il pm a proposito di un incontro tra Liberti e Archinà di marzo 2010, documentato dalla Guardia di Finanza, mentre “Roberto Primerano, da tecnico, da ingegnere, si era perfettamente reso conto dello stato dell’agglomerato quando ha fatto il sopralluogo”. “Dalla consulenza di agosto 2009, se le conclusioni di Liberti fossero state diverse, non avremmo avuto altri tre anni di inquinamento aggravando così  il pericolo per la pubblica incolumità” ha sostenuto il pm Buccoliero ricordando che il sequestro degli impianti dell’area a caldo è scattato solo a luglio 2012 con il provvedimento del gip.

   “Liberti, nella sua qualità di consulente del pm, era quello che, attraverso il suo dovere di verità e imparzialità, aveva il potere, l’obbligo giuridico di impedire la prosecuzione dell’attività emissiva - ha rilevato il pm -. Liberti doveva venire in Procura e, rappresentando i fatti in modo corretto, avrebbe dovuto dire: guarda pubblico ministero, qui dobbiamo bloccare tutto. Esattamente quello che ha detto sabato scorso il Tar”.