Mercoledì, 10 Febbraio 2021 08:10

IL PROCESSO/ Ambiente Svenduto, il pm Buccoliero nella requisitoria “le carte imbrogliate, la Corte presa in giro” In evidenza

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“La volontà di imbrogliare le carte e di prendere in giro la Corte”. Ci sarebbe stato anche questo nelle consulenze di parte presentate nel processo sul disastro ambientale contestato all’Ilva dei Riva secondo il pm Mariano Buccoliero, giunto oggi al quinto giorno di requisitoria. Processo con 47 imputati (44 persone fisiche e 3 giuridiche) in corso a Taranto in Corte d’Assise.

 

 “A gennaio 2012 - afferma il pm citando una consulenza di parte - si dichiara che non sono state accertate contaminazioni di diossina e furani di falda superficiale e così anche per la falda profonda. Certo - rileva il pm - ma perché non sono state cercate da Arpa. Se io non la cerco la diossina, io non la trovo”. “Tutti i campioni analizzati evidenziano PCB”, dice il pm a proposito di un altro grave inquinante,  che poi parla di “apirolio malamente gestito da Ilva”, apirolio contenuto nei trasformatori elettrici e anch’esso inquinante. Si sono poi fatti, nelle consulenze di parte, paragoni tra Ilva e inceneritori a proposito delle diossine, ma non è per niente la stessa cosa, secondo l’accusa. È come paragonare, dice il pm, “gli oceani con le pozzanghere”. 

 

“Ci vogliono tanti e tanti inceneritori per raggiungere la dimensione di Ilva” afferma. “Tutto questo con la finalità di accreditare che la diossina presente a Taranto aveva provenienza eterogenea”sostiene ancora il magistrato. “In un’altra consulenza, quella di Musmarra, si rivedono i calcoli dei periti dei gip e si approda ad una conclusione diversa - ha sostenuto ancora il pm -. Si fa una media che non sta in cielo, nè in terra. Un’operazione che nessun chimico fa”. “Opera la media di tutti i campioni, mischiando patate e cipolle - ha proseguito il pm circa il ruolo di un consulente di parte -. Operazione senza alcun senso scientifico, senza nè capo, nè coda. Questo portava ad un abbattimento formidabile di furani. Il consulente dice - ha sostenuto ancora il pm contestandone le tesi - che così avevano fatto i periti del gip,  mentre questi, in realtà, avevano analizzato campione per campione”.  Il pm ha poi parlato di “capolavoro di camuffamento” col consulente di parte che “fa fare ai periti quello che loro non avevano mai fatto. Mettendo così in bocca ai periti cose che non avevano mai detto e fatto”. 

 

"In un caso, però, Musmarra si è trovato un solo campione, quindi non ha potuto fare la media - ha affermato ancora il pm circa il consulente - e per forza di cose ha dovuto fare quello che hanno fatto i periti. Che ci fa capire che i periti hanno fatto quello che chiunque altro avrebbe fatto nell’analisi dei congeneri”. Viste le ripetute accuse del pm ai consulenti di parte, un avvocato, Pasquale Annicchiarico,  è insorto e rivolgendosi al pm e alla Corte ha detto: “Sono stimati professionisti, il pm esponga le sue tesi ma non chiami imbroglioni le persone”. “Sto parlando di imbroglio processuale” ha replicato il pm. “In questa sede è consentito” ha poi chiuso la breve polemica il presidente della Corte, Stefania D’Errico, e Buccoliero ha ripreso la requisitoria.