Giovedì, 04 Febbraio 2021 14:45

IL PROCESSO/ Ambiente svenduto, il pm Buccoliero “con gli atti d’intesa Taranto fu ‘venduta’ ai Riva” In evidenza

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“Una città venduta ai Riva” con “atti di intesa che erano solo fumo negli occhi”. Cosi nella sua requisitoria, il pubblico ministero Mariano Buccoliero a proposito della situazione di Taranto, a causa dell’Ilva, e degli impegni assunti anni fa dai proprietari (i Riva) con le istituzioni locali. Buccoliero ha letto diversi atti di intesa sottoscritti dai Riva con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e ha citato una sfilza di “si impegnava” a proposito delle dichiarazioni fatte dall’Ilva con quegli atti. “Ma diverse cose - ha detto il pm - erano un obbligo di legge, quindi Ilva si impegnava a rispettare la legge”. Altro termine che ricorre in continuità in quei documenti, ha riepilogato Buccoliero, è “si dava atto”. Gli atti di intesa, ha dichiarato il pm, sono “una presa in giro colossale, nell’ultimo del 2007 si dicono le stesse cose del primo del 1997”. 

 

Per il pm, si è in presenza di “interventi ridicoli” nonostante area parchi e area cokerie fossero stati sequestrati, “due provvedimenti dell’autorità giudiziaria completamente inascoltati”. In sostanza, per Buccoliero, con gli atti di intesa si puntava ad ottenere dall’Ilva dei Riva “interventi che sono già  imposti dalla legge”. E l’azienda, dal canto suo, si limita a presentare progetti. Per il Comune di Statte, vicino Taranto, Ilva, ha detto il pm, “aveva presentato il progetto di barrieramentro vegetale, piantare 4 alberi, e in questo modo si dava per realizzato l’impegno”. Si è assistito per anni, secondo la pubblica accusa, a “presentazione di progetti, assolvimento di obblighi di legge, ma nulla per limitare le emissioni perché - ha detto Buccoliero citando le tesi difensive di Ilva e degli imputati - si aspettavano le migliori tecniche, come se, visto che non ci sono, possiamo continuare a buttare veleno sulla popolazione”. E allora, per il pm, “se gli atti di intesa sono questi, sono carta straccia, tutti gli interventi sull’area a caldo”, quella sequestrata dal gip a luglio 2012, “non ci sono, se non uno generico rinvio ad un futuro piano industriale”. Secondo il pm, i Riva, “solo  quando hanno capito, tra il 2008 e il 2010, che era in corso una indagine importante nei loro confronti, hanno messo in campo una serie di ordini, che poi non hanno prodotto granché, ed abbiamo accertato che gran parte degli ordini sono partiti nel 2009”. Secondo uno dei quattro pubblici ministeri, “il vero processo, il punto di domanda, non è se gli impianti erano adeguati o meno alle Bat, ma se l’inquinanamento ha creato gravissimi danni alla popolazione e ai lavoratori. Se la risposta sarà positiva - ha detto il pm rivolgendosi alla Corte d’Assise -, tutto quello che dirà la difesa sarà irrilevante”. Per il pm, non è questione di assenza di Bat, le migliori tecniche gestionali e operative, perché le Bat richiamate nel 2012, in realtà “erano pronte e complete da prima”. Buccoliero ha detto che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2011 è stata rilasciata a Ilva, dalla commissione incaricata, “senza nulla rilevare. Nemmeno ci si è posti il problema di un contraddittorio o di parlare con Arpa ed Asl Taranto. Eppure - ha proseguito Buccoliero - sulla gente arrivavano tonnellate di polveri”. “La commissione - si è chiesto il pm - come mai non si è resa conto di tutto quello di cui poi si sono resi conto tutti coloro che hanno fatto controlli pubblici?” E ancora, secondo il pm, “come è possibile che l’Aia del 2012 ha stravolto l’area a caldo che per l’Aia precedente era un paradiso?” La risposta di Buccoliero è stata: ci sono rapporti della commissione con l’Ilva, l’allora presidente Ticali è uno dei 44 imputati a processo, e ispezioni “pilotate”, tant’è che  “le intercettazioni svelano la cecità della commissione”. “Cosi - dice Buccoliero - l’Aia del 2011 ha aiutato l’impianto a sopravvivere, altrimenti sarebbe morto”. “Non avremo sorprese, la commissione ha accettato il 90 per cento delle nostre osservazioni”: ecco, per il pm, cosa dice l’avvocato Perli a Fabio Riva, entrambi imputati nel processo di Taranto.