Martedì, 22 Dicembre 2020 15:27

GRANDI MANOVRE/ Oggi il primo confronto tra sindacati e Governo, ArcelorMittal, Invitalia, commissari sul contratto In evidenza

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Si è svolto oggi l’incontro sulla trattativa su ArcelorMittal dopo la firma del contratto con Invitalia che segna l’ingresso dello Stato nella società dell’acciaio. È il primo incontro dopo la firma dell’accordo il 10 dicembre e vede a confronto i sindacati metalmeccanici, ArcelorMittal Italia, Invitalia e una rappresentanza del Governo con i ministri Patuanelli (Mise), Gualtieri (Mef) e Catalfo (Lavoro). Presenti anche l’ad di ArcelorMittal Italia, Morselli, e l’ad di Invitalia, Arcuri. Erano  infine presenti i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresenta la proprietà degli impianti essendo ArcelorMittal gestore in fitto, Ardito, Lupo e Danovi. L’incontro si è svolto in modalità video call.

L’incontro  è stato aperto da una introduzione del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Il quale ha illustrato brevemente il piano in base all'accordo tra Am Investco Italia e Invitalia del 10 dicembre e ha ribadito importanza della trattativa sindacale che inizia oggi un percorso. È poi intervenuto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, anche qui un intervento breve, che si è detto a disposizione come Governo. Anche Gualtieri ha evidenziato la necessità di dialogo e confronto con la parte sindacale. I ministri per il Lavoro, Nunzia Catalfo, e Del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, si sono associati agli interventi di Patuanelli e Gualtieri. 

Dopo le introduzioni dei ministri Patuanelli e Gualtieri, è toccato all’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, riprendere le fila del negoziato che ha portato all’accordo del 10 dicembre scorso relativo all’ingresso dello Stato in ArcelorMittal. La risalita produttiva dell’acciaieria comincia già dal prossimo anno, è stato annunciato al tavolo. “Con l'accordo del 10 dicembre - ha dichiarato l’ad Arcuri - è stata designata Invitalia come soggetto pubblico. Abbiamo anche dato la possibilità all'azienda di implementare il piano di marzo”. Obiettivi di Invitalia, ha spiegato Arcuri ai sindacati metalmeccanici nell’avvio della trattativa, sono quelli di “mettere a punto un piano di rilancio dell'impianto di Taranto per ottenere la piena occupazione con un livello di sostenibilità ambientale compatibile” ma anche “recuperare profili di competitività che l'azienda aveva perso”.

A Taranto, ha detto Arcuri, si farà un impianto europeo di acciaio “verde” (forno elettrico e dri,cioè preridotto) e “l'Italia - ha aggiunto - vuole essere leader di produzione di acciaio verde”. L’ad di Invitalia ha poi detto che “l’accordo  sottoscritto il 10 scorso è condizionato dall'autorizzazione Antitrust e attendiamo questa autorizzazione che dovrebbe essere ottenuta senza particolari difficoltà. Inizialmente - ha proseguito - Invitalia acquisisce il 38% delle quote ma acquisisce il diritto di voto del 50%. Tra maggio e giugno 2022, al dissequestro dell'impianto, con accordo sindacale e l’approvazione del piano ambientale, Invitalia verserà 680 mln e Am Investco  70 mln e Invitalia avrà il 60% del capitale”.

    “La governance sarà quindi condivisa” ,ha ribadito Arcuri. Circa poi il piano industriale, Arcuri ha delineato la road map che attende ArcelorMittal nel nuovo assetto pubblico-privato: aumento della produzione con livelli minimi annuali per arrivare a regime di piano, nel 2025, a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Il prossimo anno ci sarà una produzione di 5 milioni di tonnellate, il 2022 e 2023 si andrà a 6 milioni, nel 2024 a 7 milioni per poi toccare nel 2025 gli 8 milioni di piano. Un terzo della produzione a regime verrà da forno elettrico, ha detto Arcuri, ed ha aggiunto: “Alla fine è prevista la piena occupazione”. Ci saranno, ha spiegato ancora l’ad di Invitalia, 3,1 miliardi investimenti, 900 mln sul preridotto, investimenti produttivi per 1,3 mld, ambientali per 400 mln, altri 260 mln altri sul preridotto e altri 350 mln ambientali. Ci sarà la “sostanziale riduzione delle emissioni”, ha infine assicurato Arcuri.

Nello stabilimento siderurgico di Taranto “chiuderemo l’anno a 3,4 milioni di tonnellate ma nel 2021 prevediamo un aumento di produzione a circa 5 milioni, +50% rispetto alla situazione attuale”. Lo ha detto l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli. 

“Apprezziamo lo sforzo compiuto da tutte le parti per dare futuro al sito di Taranto e allo sviluppo dell’ acciaio italiano. Da parte nostra manterremo responsabilità previste dagli accordi rispetto all’affittuario”. È quanto ha detto Alessandro Danovi, uno dei tre commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Ilva in amministrazione straordinaria è la società proprietaria di stabilimenti e impianti che dall’1 novembre 2018 li ha affittati, con opzione di acquisto, ad Am Investco, società di ArcelorMittal Italia. Per il fitto, ArcelorMittal paga un fitto in canoni trimestrali anticipati che l’accordo di marzo scorso, che poi è sfociato nell’accordo finale del 10 dicembre relativo all’ingresso dello Stato nel capitale dell’azienda dell’acciaio, ha dimezzato rispetto ai 45 milioni della iniziale decorrenza. La parte non versata ora, sarà comunque saldata da ArcelorMittal nel momento in cui formalizzerà l’acquisto. Dopo l’accordo di marzo, per alcuni trimestri, ArcelorMittal non ha versato il fitto all’amministrazione straordinaria. La questione si è poi chiusa con un'intesa tra gli avvocati delle parti, il versamento di una parte dell’arretrato nel frattempo maturato da Ilva in amministrazione straordinaria e l’impegno di ArcelorMittal Italia a rimettersi in regola con i pagamenti. Nella discussione che ha portato all’accordo del 10 dicembre, Ilva in amministrazione straordinaria non è stata coinvolta in quanto il confronto ha interessato solo Invitalia per la parte pubblica e la stessa ArcelorMittal Italia.

Reazioni 

 L’incontro di oggi “ha permesso finalmente di conoscere i contenuti concreti dell’accordo con cui Invitalia entrerà prossimamente nel capitale di ArcelorMittal per gestire e rilanciare il polo siderurgico di Taranto. È un accordo che permette di creare molti investimenti”. Lo ha detto il segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia, dopo il primo confronto di oggi. Presenti Governo, con quattro ministri (Patuanelli, Gualtieri, Catalfo e Provenzano), Invitalia, ArcelorMittal Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Investimenti, ha aggiunto Benaglia, “per la sostenibilità ambientale, soprattutto per cambiare completamente la produzione, rendendola molto più green, e per noi, molto importante, per rilanciare una produzione che oggi è al minimo storico”. 

 

“Abbiamo posto ai ministri - ha proseguito Benaglia - la necessità di fare un accordo sindacale che non sia in maniera notarile solamente una applicazione di questo accordo, ma permetta di dare più garanzie all’occupazione, di evitare che ogni lavoratore rimanga per cinque anni da solo in cassa integrazione, di accelerare gli investimenti e di coinvolgere i lavoratori. Come Fim Cisl, crediamo molto nel cronoprogramma che deve gestire il rilancio. Rilancio che non è scontato ma ha bisogno fortemente di una capacità delle parti sociali di poterlo governare”. Circa i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, circa 1800 tra Taranto e Genova, Benaglia ha sostenuto che “non li dimentichiamo, vogliamo rimetterli nel perimetro, una importante chance, ma adesso c’è bisogno di fare concretamente e da gennaio per noi molto importante è che il confronto, tecnicamente, vada nel merito per dare tutti i chiarimenti che permettano di rendere tutti gli investimenti concreti e soprattutto la capacità di recupero dell’occupazione”. Che, conclude la Fim Cisl, deve essere “molto più immediata” rispetto “ai programmi che oggi Invitalia ci ha illustrato”.

 

“C’è una differenza sostanziale riguardo al tema dell’occupazione rispetto all’accordo del 2018 e preoccupa l’allungamento dei tempi. Ci troviamo di fronte ad un piano che prevede un allungamento di due anni, arriviamo al 2025”. Invece “l’accordo del 2018 stabiliva il riassorbimento da subito di 10.700 lavoratori e il vincolo occupazionale per i 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria, presenti nel sito di Genova dopo l’accordo di programma che ha portato alla chiusura dell’area a caldo”. Lo dicono, in una dichiarazione congiunta, Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom Cgil, dopo l’incontro di stamattina con Governo, ArcelorMittal Italia, Investitalia e Ilva in amministrazione straordinaria. “I temi dell’innovazione, degli investimenti, della sostenibilità ambientale e delle ricadute occupazionali sono per noi tutti aperti e devono essere affrontati in un negoziato di cui nelle prossime ore si definirà l’agenda degli incontri di gennaio” aggiungono Re David e Venturi.

 

 Per i rappresentanti nazionali Fiom, “nell’incontro è stato presentato l’esito del confronto tra Governo, ArcelorMittal e Invitalia in questi mesi per quanto riguarda l’accordo di coinvestimento ed i relativi assetti societari, che peraltro confermano le anticipazioni di queste settimane, e la necessità che su di esso si esprima l’Antitrust Europeo”. Secondo la Fiom Cgil, “il piano industriale è stato presentato nelle sue linee fondamentali con qualche elemento di dettaglio in più. Si conferma, anche sul piano industriale, la sostanza delle anticipazioni con un progetto di ridefinizione degli assetti del sito di Taranto, con un ciclo di produzione misto tra altoforni e forno elettrico, oltre alla realizzazione di due impianti di produzione Dri”, concludono Re David e Venturi.