Venerdì, 11 Dicembre 2020 00:19

GRANDI MANOVRE/ Firmato l’accordo, Invitalia entra in ArcelorMittal con il 50 per cento In evidenza

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 Firmato l’accordo per l’ingresso dello Stato in ArcelorMittal. La notizia della firma è arrivata intorno alle 22.30 dopo una giornata vissuta sul filo dell’attesa tra telefonate e call che si sono incrociate. Tra l’altro, proprio oggi l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, è stata a Taranto, nello stabilimento siderurgico. Con l’accordo, Invitalia per conto del governo entra in ArcelorMittal e acquisisce il 50 per cento, operazione che sarà formalizzata a febbraio prossimo con un aumento di capitale. Invitalia verserà 400 milioni. Poi a giugno 2022 Invitalia salirà al 60 per cento e ArcelorMittal si attesterà al 40. In questa seconda fase la società che fa capo al Mef erogherà 700 milioni circa.

   La governance dell’azienda sarà condivisa, ci saranno tre consiglieri a testa nel cda. All’inizio, lo Stato esprimerà il presidente della società e ArcelorMittal l’amministratore delegato. Con Invitalia al 60 per cento, i ruoli si invertiranno: presidente al partner privato, amministratore delegato allo Stato. Il coinvestimento dello Stato in ArcelorMittal è stato già previsto nell’accordo che a marzo, al Tribunale di Milano, avevano raggiunto con i legali ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, che ha ha proprietà degli impianti dati in fitto a Mittal.

   Il nuovo piano, sul quale ora dovrà aprirsi la trattativa di merito col sindacato, che già la sollecita con evidenza, prevede 8 milioni di tonnellate di produzione di acciaio entro il 2025, anno conclusivo del piano industriale. Nello stesso anno, l’occupazione dovrebbe tornare ai 10.700 dipendenti al lavoro, mentre negli anni precedenti il 2025 ci sarà una lunga cassa integrazione che parte già con 3mila addetti nel prossimo anno. Il mix produttivo della società prevede altoforno tradizionale - sarà ricostruito l’altoforno 5 - ma anche forno elettrico, che per lo stabilimento di Taranto è una novità. Previsti investimenti per 2,1 miliardi. Ci sarà un impianto di preridotto per alimentare il forno elettrico. Ci sarà inoltre, stando al progetto annunciato nei giorni scorsi da Invitalia ai sindacati, presente il governo, un deciso taglio alle diverse emissioni inquinanti. Infine, andrà recuperato e ricostruito un rapporto con le istituzioni locali di Taranto, a partire dal Comune, adesso più che mai in rotta di collisione - per ragioni ambientali e non solo come il mancato coinvolgimento  - sia con ArcelorMittal Italia che col piano approvato dal governo.