Martedì, 08 Dicembre 2020 07:29

ALLARME INQUINAMENTO/ Peacelink “ai Tamburi +128% di benzene. L’area a caldo va fermata subito” In evidenza

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 “L'Ilva produce di meno ma inquina di più”. Lo afferma, a proposito di ArcelorMittal, siderurgico di Taranto, l’associazione ambientalista Peacelink che, citando i dati delle centraline pubbliche di rilevazione dell’aria, parla di “+128% di benzene nel 2020 rispetto al 2019 nel quartiere Tamburi di Taranto”,  il rione vicino all’acciaieria. Peacelink, ufficializzando i dati, chiede quindi a sindaco di Taranto e presidenti Provincia Taranto e Regione Puglia di “inviare alla Commissione Europea e alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo tutta la documentazione ufficiale per sottolineare l'incompatibilità con la salute pubblica dell'attuale area a caldo dell'Ilva”.

 

 Per Peacelink, “l’inquinamento nel quartiere Tamburi nel 2020 è aumentato. E ciò è avvenuto - si afferma - nonostante la produzione di acciaio nell'Ilva di Taranto sia calata da 12.900 tonnellate al giorno (dato 2019) a 8.800 (dato 2020)”. “Può sembrare paradossale - sostiene Peacelink - ma è così: l'Ilva produce di meno ma inquina di più”. Per l’associazione, confrontando i dati Arpa 2019 (da gennaio a novembre) con i dati Arpa 2020 (da gennaio a novembre), Arpa è l’Agenzia per l’ambiente della Regione Puglia, “emerge che nel quartiere Tamburi nel 2020 ci sono stati incrementi di inquinamento rispetto al 2019 in aria ambiente”. In particolare, si sottolinea, “+ 128% di benzene (cancerogeno), + 3% di PM10 (cancerogeno), + 6% di PM2,5 (cancerogeno)”. Inoltre, si rileva, “dati ancora più elevati si registrano al perimetro dello stabilimento siderurgico”. Secondo Peacelink, “quando finirà il 2020 e la produzione totale di acciaio dello stabilimento siderurgico di Taranto sarà arrivata ai minimi storici (ossia a 3,2 milioni di tonnellate/anno di acciaio), l'impatto sulla salute degli abitanti del quartiere Tamburi sarà verosimilmente ancora peggiore rispetto al 2019 quando lo stabilimento ha prodotto 4,7 milioni di tonnellate/anno, ossia un milione e mezzo di tonnellate di acciaio in più”. 

 

“Di fronte a questo pericolo costante e protratto nel tempo, chiediamo al Sindaco di Taranto di certificare in forma aggiornata, con un documento ufficiale redatto con i tecnici ASL e ARPA, la pericolosità dell'area a caldo e l'insalubrità del quartiere Tamburi. A fronte di una tale certificazione aggiornata - da consegnare anche alla Procura della Repubblica - le autorità di governo dovranno scegliere: salvare le persone oppure lasciar correre”.

 

L'incompatibilità con la salute pubblica dell'attuale area a caldo dell'ILVA, anche ai livelli produttivi "minimi" attuali, pone l'urgenza del fermo immediato dell'area responsabile dell'inquinamento protratto nel tempo. Non occorre alcuna programmazione annuale: vanno salvate le persone, qui e ora, senza aspettare i prossimi anni e le prossime vittime.