Domenica, 06 Dicembre 2020 15:46

CORONAVIRUS/ La Puglia da arancione a gialla, riaprono 21mila locali In evidenza

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Con il ritorno della Puglia in zona gialla riaprono oltre 21mila bar, pizzerie e ristoranti e gli 876 agriturismi, costretti per un mese dal 6 novembre scorso alla chiusura con la sola possibilità di effettuare consegne a domicilio e l’asporto. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia sugli effetti dell’entrata in vigore della nuova ordinanza del Ministro della Salute, Roberto Speranza che prevede il passaggio della Puglia dall'area arancione a quella gialla.

       Le attività di ristorazione in Puglia, tornata zona gialla, sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle 22 della ristorazione con asporto.

 

Per Coldiretti Puglia a pesare è anche la decisione di blindare gli italiani nei giorni delle festività natalizie nel proprio comune  che mette ko soprattutto le oltre 876 strutture agrituristiche pugliesi che sono principalmente situate in piccoli centri rurali con una clientela proveniente dalle grandi città e dai paesi limitrofi.

    Un vero paradosso, sempre secondo l'organizzazione professionale agricola, se si considera che gli agriturismi spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, che sono i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari dei cittadini fuori casa – insiste Coldiretti Puglia - che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 4 miliardi di euro in Puglia. Solo dal taglio dei brindisi delle festività natalizie e di fine anno a tavola per effetto del coprifuoco e dei limiti ai festeggiamenti nelle case sono a forte rischio i consumi di vino e spumanti che nel 2020 fanno registrare un crollo fuori casa del 38% per una perdita complessiva di quasi 230 milioni di euro.