Domenica, 15 Novembre 2020 18:09

ALTA TENSIONE/ Da domani in ArcelorMittal altre 6 settimane di cassa integrazione e assemblee In evidenza

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Partono domattina nel siderurgico ArcelorMittal di Taranto (ex Ilva) ulteriori sei settimane di cassa integrazione Covid. Interesseranno un numero massimo di 8137 dipendenti, di cui 5617 operai e 1520 impiegati. È una nuova tranche di cassa Covid che si somma alle precedenti cominciate da metà marzo scorso, sempre con numeri rilevanti, in sostituzione della cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato che ArcelorMittal ha invece usato a partire da luglio 2019, in continuità sino a metà marzo, prorogandola ogni 13 settimane, con un numero massimo di 1200 addetti. Attualmente la forza lavoro diretta in cassa integrazione a Taranto è pari a circa 3300 unità. Numero alto, ma tuttavia calato rispetto agli oltre 4mila delle settimane precedenti perché nel frattempo alcuni impianti della fabbrica sono ripartiti. Restano ancora fermi da marzo acciaieria 1 e altoforno 2.

 

 L’avvio della nuova tranche di cassa Covid coincide anche con la partenza delle assemblee dei lavoratori in stabilimento. Nel consiglio di fabbrica dell’11 novembre, allargato anche ai delegati sindacali dell’indotto, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno deciso di non effettuare per il momento alcun sciopero e di attendere il confronto col Governo sulle sorti di ArcelorMittal. Confronto che poi effettivamente c’è stato venerdì scorso, in video call, con tre ministri (Stefano Patuanelli del Mise, Roberto Gualtieri del Mef e Nunzia Catalfo del Lavoro) insieme all’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, nel quale è stato ufficializzato che lo Stato entrerà nel capitale di ArcelorMittal e avrà una partecipazione maggioritaria. Il confronto col Governo riprenderà la prossima settimana. L’esecutivo ha infatti annunciato una nuova convocazione delle sigle metalmeccaniche anche perché si avvicina la data del 30 novembre, entro la quale si vuole chiudere la trattativa con ArcelorMittal circa il coinvestimento pubblico. Domani le assemblee in fabbrica a Taranto partiranno dall’area Mua-Ril, tra mattinata e pomeriggio, e andranno avanti sino al 25 novembre quando si chiuderà la consultazione con gli addetti alla manutenzione delle acciaierie 1 e 2. Martedì invece l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, incontrerà i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, come annunciano fonti sindacali. In questa fase, oltre all’attenzione sulla nuova cassa integrazione, si punta a capire come sarà ArcelorMittal nella combinazione pubblico-privato, che assetto industriale avrà e come garantirà produzione e occupazione con lo sviluppo del piano quinquennale sino al 2025. Non mancano le critiche. Dai sindacati, che protestano perché non possono essere chiamati e coinvolti a cose fatte, al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che chiede ad Invitalia di fermare il negoziato con la controparte industriale in assenza di un confronto con la città. Il sindaco contesta una fabbrica a 8 milioni di tonnellate di produzione di acciaio e rivendica da tempo un siderurgico più piccolo, più moderno ma soprattutto ecosostenibile. Oggi, infine, in un focus di due pagine dedicato ad ArcelorMittal, il Sole 24 Ore mostra che dal 2012, anno del sequestro giudiziario degli impianti di Taranto, a oggi, con la produzione in caduta verticale, sono stati bruciati 49,4 miliardi di euro di Prodotto interno lordo.