Giovedì, 15 Ottobre 2020 18:31

IL RICORSO/ ArcelorMittal impugna il decreto del ministro Costa “così si fermano gli impianti” In evidenza

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“La società richiede la sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati - anche al fine dell’attivazione da parte del Mattm di un procedimento di riesame - in quanto la loro efficacia determina danno grave e irreparabile all’esercizio di una attività industriale qualificata dal legislatore di interesse strategico nazionale”. Lo scrivono gli avvocati di ArcelorMittal nel ricorso con cui hanno impugnato al Tar del Lazio il decreto del 30 settembre del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha prorogato, ma con delle limitazioni, la conclusione dei lavori di copertura dei nastri trasportatori del siderurgico di Taranto. ArcelorMittal contesta le nuove prescrizioni di Costa perché “risultano impossibili ad adempiere.

 

Tali prescrizioni sono state imposte dal ministero in via immediata e sono già ad oggi efficaci”. “Si tratta di misure del tutto illegittime ed inattuabili - dice la società nel ricorso ai giudici amministrativi del Lazio - che pongono la società in una persistente condizione di inadempimento, malgrado tale inadempimento sia del tutto incolpevole, stante l’impossibilità tecnica di attuazione delle prescrizioni comprovate dalle relazioni tecniche versate in atti”. “Tale condizione - dice ancora ArcelorMittal - espone la società in primo luogo ad un rischio sanzionatorio e soprattutto ArcelorMittal si trova esposta a provvedimenti di diffida che in considerazione dell’impossibilità tecnica di adempimento, potrebbero arrivare sino alla revoca dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti e quindi alla paralisi produttiva dell’intero stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto”.  Considerando le nuove tempistiche stabilite dal ministro Costa, copertura dei nastri entro fine aprile prossimo e totale chiusura delle copertura di nastri e torri in quota entro fine gennaio prossimo, ArcelorMittal dichiara nell’esposto al Tar che si tratta di “termini non traguardabili. Nonostante gli sforzi fatti, la società si viene quindi a trovare nella oggettiva impossibilità di esercire i nastri che, al decorrere delle suddette scadenze, non risulteranno coperti. Ciò - afferma l’azienda nel ricorso - determina conseguenze drammatiche sui programmi di produzione dello stabilimento di Taranto concretando di fatto un nuovo vincolo di produzione che si aggiunge a quello di 6 milioni di tonnellate fissato dal Dpcm di settembre 2017”. ArcelorMittal dichiara che si ha un impatto negativo di 800mila tonnellate in meno di produzione di acciaio solido, “una riduzione che rende impossibile per ArcelorMittal rispettare il proprio piano industriale”. ArcelorMittal dichiara infine che il decreto di Costa “è illegittimo in quanto fondato su un parere della commissione Via-Vas che si esprime si valutazioni non previste da alcuna norma ed esulanti dalle sue competenze” perché “la commissione Via-Vas non avrebbe dovuto essere coinvolta nel procedimento e da ciò discende l’illegittimità dei pareri”.

Ultima modifica il Giovedì, 15 Ottobre 2020 18:35