Martedì, 13 Ottobre 2020 18:24

GRANDI MANOVRE/ Accordo raggiunta tra Ilva in as e ArcerolMittal per i fitti “l’azienda paga il 50 per cento del dovuto” In evidenza

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Gli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria e quelli di ArcelorMittal hanno raggiunto l’accordo per la chiusura del contenzioso sorto tra la società proprietaria degli impianti siderurgici (Ilva in as) e l’affittuaria degli stessi (ArcelorMittal). Lo apprende AGI. L’intesa era in dirittura d’arrivo nei giorni scorsi ed ora è stata chiusa dai legali delle parti. Tra mercoledì e giovedì della prossima settimana è prevista la firma dei commissari di Ilva in as, Francesco Ardito, Antonio Lupo ed Alessandro Danovi, con ArcelorMittal che gestisce in fitto gli impianti Ilva dall’1 novembre 2018. In questa settimana, sull’accordo si pronunceranno rispettivamente il comitato di sorveglianza dell’amministrazione straordinaria Ilva, formato da cinque membri, tre espressione del Mise e due dei creditori di Ilva in as, e il Mise stesso. Dopodiché via libera alla firma dei commissari.

 

L’accordo viene definito “buono” da fonti vicine al dossier. “ArcelorMittal paga complessivamente il 50 per cento di quanto deve a Ilva in as” si apprende. Il canone di novembre (le rate trimestrali) sarà pagato per intero. Quelli invece scaduti a maggio ed agosto scorsi, saranno pagati al 50 per cento. Al 50 per cento sarà pagata anche un’altra parte su cui vi era conflitto tra le parti. ArcelorMittal e Ilva in as hanno anche concordato un piano relativo alla successiva scadenze di pagamento. Dopo l’accordo di marzo al Tribunale di Milano, accordo che ha fermato un altro contenzioso che ArcelorMittal aveva aperto a novembre 2019 nei confronti di Ilva in as dichiarando il recesso dal contratto di fitto, le parti si erano accordate nel dimezzare il canone. Rispetto agli iniziali 45 milioni a trimestre, ArcelorMittal avrebbe dovuto pagare 22,5 milioni (si arriva a circa 25 con l’Iva). La parte non pagata, l’affittuaria l’avrebbe dovuta poi saldare all’atto dell’acquisto definitivo del gruppo, che per questo era anche stato anticipato di un anno rispetto alla scadenza. In realtà è accaduto che ArcelorMittal, dopo l’accordo a Milano, non abbia pagato alcun canone. Di qui un nuovo contenzioso che si è temporalmente affiancato alla non facile trattativa che ArcelorMittal e Invitalia (società Mef) hanno in piedi per quanto riguarda il coinvestimento dello Stato nella compagine siderurgica (trattativa che dovrebbe chiudersi entro novembre). Per evitare di tornare in sede giudiziaria, le parti hanno così deciso di ricorrere alla Camera arbitrale di Milano per trovare una mediazione sui canoni non pagati da ArcelorMittal. Ma la mediazione in prima istanza è fallita, tant’è che Ilva in as aveva avviato la procedura per l’escussione della fideiussione di una novantina di milioni che ArcelorMittal ha depositato presso Banca Intesa proprio a garanzia dei canoni. È evidente che l’escussione della fideiussione avrebbe costituito uno strappo non di poco conto tra le parti e avrebbe probabilmente influito sulla trattativa più complessiva circa l’ingresso dello Stato in ArcelorMittal. È stato quindi ripreso il filo della discussione e si è arrivati ad una intesa che ha determinato una schiarita, dopo che alla Camera arbitrale ArcelorMittal aveva presentato un rialzo dell’offerta che era stato giudicato del tutto inadeguato. E ora l’intesa viaggia verso la definitiva approvazione. Mentre resta ancora incerta la trattativa complessiva tra Invitalia e ArcelorMittal benché manchi un mese e mezzo alla data di fine novembre. Come ha dichiarato ieri il premier Giuseppe Conte in Prefettura a Taranto (Conte ha incontrato anche una delegazione dei sindacati), “Invitalia, che sta lavorando con ArcelorMittal per perseguire quegli obiettivi che ci siamo riproposti.  Le conclusioni le dobbiamo trarre all’esito di questo negoziato”. “La posizione è ferma - ha detto Conte -, se poi questo negoziato non darà i frutti e non consentirà di raggiungere ciò che il Governo si è prefissato di raggiungere, ne trarremo tutte le conseguenze”. Il Governo punta infatti al rilancio del polo siderurgico di Taranto garantendo sostenibilità ambientale, tutela della salute, produzione e tutela dei posti di lavoro.