Sabato, 19 Settembre 2020 19:10

ALTA TENSIONE/ In ArcelorMittal tregua finita, i sindacati alzano il tiro e annunciano azioni di protesta già da lunedì In evidenza

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Superato il passaggio elettorale delle regionali in Puglia, nell’agenda del Governo e delle istituzioni pugliesi più in generale, si imporrà di nuovo il problema ArcelorMittal, ex Ilva, sebbene questo non sia mai uscito di scena nemmeno nelle settimane d’estate o di campagna elettorale. Si imporrà di nuovo per due motivi. Il primo è che il Governo stesso, attraverso vari esponenti, ha dichiarato che la stretta finale sul dossier ci sarà dopo le elezioni, anche perché rispetto alla data indicata come conclusione del coinvestimento dello Stato in ArcelorMittal, sono rimasti ormai solo due mesi. Entro novembre prossimo, infatti, stando all’accordo del 4 marzo scorso raggiunto al Tribunale di Milano, il Governo dovrà perfezionare o meno l’ingresso in ArcelorMittal attraverso un riassetto societario (è Invitalia delegata a condurre l’operazione), altrimenti la stessa multinazionale potrà chiamarsi fuori pagando 500 milioni. Il secondo motivo è che in fabbrica, a Taranto, la tensione è ormai giunta al limite e già lunedì i sindacati metalmeccanici annunciano la programmazione di nuove iniziative di protesta. 

 

 “Il tempo è abbondantemente scaduto, ArcelorMittal non è e non sarà mai un interlocutore affidabile. Il Governo intervenga immediatamente o sarà caos totale”, ammoniscono tutte le sigle metalmeccaniche - Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb - in un nuovo documento inviato a Palazzo Chigi e al Mise. Diversi gli episodi che negli ultimi giorni hanno inasprito il conflitto tra sindacati e azienda. Tra questi, il rinnovo della procedura di cassa integrazione Covid, per altre 9 settimane dal 14 settembre, per un numero massimo di 8147 dipendenti, di cui 5mila operai, e le modifiche - unilaterali, accusano i sindacati - fatte da ArcelorMittal sull’organizzazione del lavoro in alcuni reparti. Ma quello che ha spinto le federazioni metalmeccaniche ad alzare il tiro già da lunedì, è stata la comunicazione con cui ieri pomeriggio l’azienda ha reso noto la fermata di altri impianti e la riduzione dei turni di lavoro settimanali in altri. Elementi che si aggiungono ai diversi impianti già fermi da mesi, tra cui acciaieria 1 e altoforno 2.

 

Inoltre, alcune ore prima della comunicazione aziendale, nell’agglomerato del siderurgico è crollato un nastro trasportatore. Non ci sono stati feriti,ma per i sindacati è l’ulteriore caso che dimostra l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie nella fabbrica. E così i nuovi episodi hanno subito neutralizzato il clima appena disteso che si era avvertito nel primo pomeriggio di ieri in Prefettura, al termine della call tra azienda, Governo, Confindustria, Camera di Commercio e Confapi, dove l’ad Lucia Morselli ha confermato di aver pagato 9 milioni all’indotto, relativamente alle fatture scadute, e di essere disponibile a pagarne altri 5 la settimana prossima.Incerto è invece l’esito del negoziato tra Governo e ArcelorMittal. Tante le questioni ancora aperte, a partire dagli esuberi, numericamente importanti, che ci saranno. A metà agosto, incontrando a margine di un evento in Puglia una delegazione di Taranto, il premier Giuseppe Conte disse che era in quel momento prematuro prevedere come sarebbe finito il confronto tra le parti. Giovedì scorso in Puglia, con i ministri Roberto Gualtieri e Francesco Boccia, il Pd ha ribadito la linea: l’acciaieria, anche con l’uso del Recovery Fund, dovrà avere una riconversione verde ed essere sostenibile ambientalmente. “L’Ilva è decarbonizzata o non è", ha poi  detto Boccia nel Tarantino. “Mi auguro che Mittal possa adempiere a tutte le condizioni contrattuali sottoscritte, altrimenti saremo conseguenti”, ha proseguito il ministro, precisando che lo Stato comunque ci sarà. Mentre nel negoziato con Mittal, ha aggiunto Boccia, “non si discute ovviamente all’infinito". Circa la fabbrica del futuro, il ministro Stefano Patuanelli concorda sulla decarbonizzazione (che deve essere “totale”e non “parziale”,sottolinea) ma avverte: “L’idrogeno in questo momento non è una prospettiva per la decarbonizzazione dell’Ilva di Taranto”. E Boccia esplicita: “Il passaggio naturale è a gas e ci si accompagna lentamente verso le altre tecnologie”.