Mercoledì, 09 Settembre 2020 13:22

SALE LA TENSIONE/ Consiglio di fabbrica in ArcelorMittal si va verso la mobilitazione.I segretari nazionali Fim Fiom e Uilm chiedono a Patuanelli la convocazione di un tavolo sulla siderurgia In evidenza

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Il consiglio di fabbrica del siderurgico ArcelorMittal è riunito questa mattina su iniziativa di Fim, Fiom e Uilm. Coinvolti anche i rappresentanti sindacali delle imprese di appalto e annunciate 'iniziative di mobilitazione'. La convocazione arriva dopo gli scioperi di 24 ore del 4 e del 7 settembre in due reparti dello stabilimento, Produzione Lamiere e Laminatoio a Freddo, e dopo la fumata nera di ieri, l’ennesima, nell’incontro tra sindacati e ArcelorMittal.

   Quest’ultima ha confermato il ricorso alla proroga della cassa integrazione Covid per un numero massimo di circa 8.100 dipendenti a Taranto, per altre nove settimane, a cominciare dal 14 settembre. A Taranto, la cassa integrazione Covid è già in corso, con la stessa richiesta di numero massimo, da marzo scorso. E prima di allora, a partire da luglio 2019, si è fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria per un numero massimo di 1.200 dipendenti. Questo vuol dire che in ArcelorMittal, a Taranto, è in atto da poco più di un anno, senza interruzione alcuna, la cassa integrazione, tra ordinaria e Covid. 

 

 Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno intanto indetto nel gruppo siderurgico lo “stato di agitazione e mobilitazione per sbloccare vertenza”. Per i sindacati metalmeccanici, “gli impianti viaggiano al minimo (quei pochi che riescono ancora a marciare) ormai da lunghi mesi. L’ex gruppo Ilva chiuderà l’anno con una produzione al di sotto dei 4 milioni di tonnellate (minimo storico)”.

   Inoltre, dicono le sigle, “il ritardo del pagamento dei servizi offerti dalle ditte dell’indotto ad ArcelorMittal è ormai diventato strutturale ed ha già prodotto il fallimento di tante aziende, con perdita di tantissimi posti di lavoro, ed il possibile fallimento di altre imprese”. Mentre, si aggiunge, “la mancata realizzazione degli investimenti previsti dal piano industriale ha 'logorato' gli impianti abbassando la qualità dei prodotti ed ha reso insicuri i luoghi di lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo”.

   Per Fim, Fiom e Uilm Taranto, in riferimento all’incontro con ArcelorMittal delle scorse ore sulla cig Covid, “ancora una volta - sostengono - abbiamo riscontrato una chiusura da parte di ArcelorMittal rispetto alle nostre rivendicazioni. Lo spazio lasciato in bianco - proseguono i sindacati - è una chiara provocazione al governo che oltre ai soliti annunci lascia, di fatto, in balia delle onde il futuro di migliaia di lavoratori. Il Governo? Il grande assente in questa complicata vertenza”. 

Inoltre i segretari generali di Fim Cisl, Roberto Benaglia, Fiom Cgil, Francesca Re David, e Uilm, Rocco Palombella, hanno scritto oggi al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, al quale “facendo seguito a precedenti sollecitazioni e richiamando e impegni già dichiarati dal Mise”, chiedono “formalmente la convocazione di un tavolo di settore relativo alla siderurgia”. Per le tre sigle, “l’annunciata  predisposizione da parte del Governo di un Piano Nazionale della siderurgia, nonché l’implicazione dello stesso con l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund e con la risoluzione delle vertenze nei principali gruppi, rendono la nostra richiesta ulteriormente pressante ed urgente”. Nodo principale della discussione sollecitata oggi a Patuanelli è la vicenda del gruppo ArcelorMittal. 

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2020 13:26