Giovedì, 20 Agosto 2020 18:18

IL PUNTO/ Lopalco “la curva dei contagi in Puglia è sotto controllo. Mai uscire con la febbre. Considero una medaglia il fatto che Salvini parli male di me” In evidenza

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 La curva dei contagi da Covid-19 viene tenuta sotto stretta osservazione anche in Puglia, dopo il rialzo dovuto soprattutto a casi importati dall'estero o da altre regioni italiane, ma attenzione a rispettare le regole anti contagio, incluso non uscire di casa se si ha la febbre. Lo ha spiegato il professore Pier Luigi Lopalco, coordinatore scientifico della task-force pugliese per il Coronavirus. “La situazione si può ritenere sotto controllo – riferisce Lopalco all'AGI - nel senso che la maggior parte dei casi, come potevamo prevedere, sono importati. Quando ci sono state le riaperture, noi in Puglia, avevamo praticamente spento l'infezione locale, restando con zero nuovi casi per molto tempo, mentre quelli che trovavamo erano attribuibili giusto a qualche residuo di infezioni riscontrate in persone che si portavano il virus magari già da settimane. Questo ha favorito l'Italia rispetto a tante altre nazioni europee dove, come si è visto, la ripartenza dell'epidemia è stata molto più precoce perché lì non si era ancora spenta la circolazione locale”. 

 

La recrudescenza del virus negli altri paese europei, secondo l'analisi dell'epidemiologo pugliese, sarebbe strettamente legata alla mancata stretta sulla sua circolazione nei territori. “L'epidemia in quei paesi – ragiona Lopalco - è ripartita subito proprio perché c'era ancora la circolazione locale. Noi abbiamo goduto del fatto che la circolazione si era spenta in quasi tutta l'Italia. I casi importati hanno creato, in maniera palese, dei focolai che noi siamo riusciti a bloccare. Diverso è stato per i focolai più larghi che abbiamo spento con molta più difficoltà. La strategia unica possibile è quella del tracciamento, c'è poco da fare, una strategia che abbiamo attuato in Puglia fin dall'inizio. Da noi la prima ondata del virus è arrivata da Codogno e da alcune stazioni alpine, attraverso tanti pugliesi che hanno fatto le vacanze fuori e poi sono rientrati, o attraverso tanti altri che sono rientrati in Puglia per trascorrere le vacanze. Ancora oggi abbiamo poche decine di casi al giorno”. In merito ai tamponi che, in questi ultimi giorni, pare evidenzino una carica virale decisamente più alta rispetto a quella riscontrata nei test delle scorse settimane, Lopalco aggiunge: “La carica alta o bassa dipende dalla fase dell'infezione. 

 

Quando si riscontra una bassa carica,individuando poche particelle virali nel tampone, siamo di fronte a un'infezione che non è in fase acuta. Quelle che, invece, stiamo osservando adesso sono infezioni nella fase iniziale e in via di progressione. Il problema è che, molto spesso, le persone che hanno cariche virali alte sono molto contagiose, anche se non necessariamente super-diffusori”. Quanto alla prevenzione, Pier Luigi Lopalco raccomanda: “Alle tre regole auree che consistono nel lavarsi le mani, evitare affollamenti e usare la mascherina, ne aggiungerei una quarta di cui si parla molto poco,cioè controllare la temperatura. Non bisogna mai uscire di casa con la febbre, perché si è molto contagiosi. Purtroppo abbiamo avuto casi di persone che sono andate a lavorare con la febbre e che hanno contagiato altre persone”.   

 

“Considero una medaglia il fatto che Salvini parli male di me”

 

 

 

 

L'epidemiologo Luigi Lopalco, risponde alle critiche sollevate tra gli altri, anche da Matteo Salvini sul caso della presunta fake news dei cinque giovani ricoverati in Puglia con sintomi severi di polmonite da Coronavirus, spiegando all'AGI: “Qualche giornalista ha volutamente fatto confusione per cercare di mettermi in imbarazzo”. Quanto alle parole del leader della Lega che ha invocato le dimissioni dell'epidemiologo dal ruolo di coordinatore della task-force pugliese sul Covid, Lopalco, replica: “Considero una medaglia il fatto che Salvini parli male di me. Io sono un meridionalista convinto”

 

Andando poi nei dettagli, lo studioso puntualizza: “Devo dire la verità. Qualche giornalista, volutamente, ha fatto confusione per cercare di mettermi in imbarazzo e lo ha fatto giocando sulla sulla definizione di 'casi severi' da me utilizzata per inquadrare le infezioni dei cinque giovani ricoverati negli ospedali pugliesi, ma non in terapia intensiva, come io stesso ho precisato. Hanno chiamato il medico del reparto e le direzioni degli ospedali chiedendo se fossero stati ricoverati giovani in condizioni gravi. La risposta è stata negativa. Anche se può sembrare strano - rimarca Lopalco-, il significato di 'condizioni severe' è molto diverso da quello di 'condizioni gravi'. L'etichetta 'severo', nel nostro archivio, è legata al fatto che una persona ha la polmonite e deve andare in ospedale. Nel momento in cui questa persona viene ricoverata per polmonite, quel caso deve essere etichettato come severo. Ho letto poi delle dichiarazioni a me attribuite secondo cui vi sarebbero dei giovani in Terapia intensiva. Nulla di vero”.