Domenica, 02 Agosto 2020 11:27

CORONAVIRUS/ Parte domani una nuova tranche di cassa integrazione in ArcelorMittal richiesta per un numero massimo di 8150 addetti In evidenza

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Parte domani una nuova tranche di cassa integrazione nel siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto. Riguarderà, anche stavolta, un numero massimo di 8.150 addetti ma sarà cassa integrazione ordinaria e non Covid e durerà 13 settimane. In sostanza, si torna alla stessa tipologia di ammortizzatore sociale che ArcelorMittal - seppur con numeri più bassi, massimo richiesto 1.200 unità, perché la situazione non si era ancora aggravata come accaduto dal Covid in poi - ha usato ininterrottamente da luglio 2019 a metà marzo 2020 con la motivazione della crisi di mercato. La cassa ordinaria che parte domani potrebbe tuttavia essere tramutata in cassa Covid qualora intervenissero novità normative, come ha già comunicato l’azienda ai sindacati.

   Anche questa tranche di cassa integrazione parte senza accordo con il sindacato, così come quasi tutte le volte precedenti. Le posizioni tra le parti restano distanti e ArcelorMittal non accetta la richiesta delle sigle metalmeccaniche di integrare economicamente la cassa, visto che la gran parte dei lavoratori da alcuni mesi percepisce una media di 8-900 euro al mese.

   Sulla gestione della cassa, intanto, l’Inps, “dopo la denuncia del 16 maggio scorso della Fiom Cgil, ha avviato una ispezione anche per Taranto così come ha fatto a Genova”, ha detto all'AGI Francesco Brigati della Fiom Cgil. “Siamo stati chiamati e stiamo producendo altro materiale”, ha aggiunto Brigati.

 

Da domani, inoltre, a Taranto chiudono per ferie sino al 16 agosto prossimo tutti gli uffici di staff della direzione ArcelorMittal e si fermeranno una serie di impianti: Treno Lamiere, Decapaggio, Decatreno e Zincatura 1 e 2. L’azienda dichiara che li ferma “per finalizzare interventi di ordinaria manutenzione”. La fabbrica resta in attività col minimo dell’area a caldo: due altiforni, 1 e 4, peraltro a passo di marcia ridotto, e un’acciaieria, la 2. Continuano a restare fermi, e lo sono ormai da metà marzo, l’altoforno 2 e l’acciaieria 1.

   Per Usb, con le nuove fermate il numero di cassintegrati a Taranto si assesterà  intorno alle 4 mila unità, la metà dell’organico. L’altra metà va divisa tra presenze, ferie, malattie, permessi per legge 104 relativa ad assistenza a coniugi e parenti, ed altro. 

   Ai primi di agosto, inoltre, scade la nuova rata del fitto trimestrale che ArcelorMittal deve erogare all’amministrazione straordinaria di Ilva. Rata che, rispetto ai 45 milioni iniziali a trimestre, è stata dimezzata. Ma come ArcelorMittal, gestore della fabbrica, non ha già pagato a Ilva in amministrazione straordinaria proprietaria degli impianti, la rata che scadeva a maggio, tutto lascia supporre che non pagherà neppure questa. ArcelorMittal non starebbe pagando sia per problemi di liquidità, sia perché ritiene che, dopo il Covid, bisogna ridiscutere diverse cose anche rispetto all’accordo dello scorso marzo. 

   Non ci sono novità, invece, sulla trattativa tra ArcelorMittal e Governo sull riassetto del gruppo, con l’ingresso dello Stato con Invitalia, che effettuerà un coinvestimento insieme al privato. Partita giorni fa la due diligence su conti e stato dell’azienda al fine di determinarne il valore, è ormai scontato che una fase più concreta di trattativa potà esserci solo dopo la pausa feriale e molto probabilmente dopo le elezioni regionali, che riguardano anche la Puglia. 

Rispondendo ai sindacati che da settimane chiedono insistentemente una convocazione al Mise su ArcelorMittal, il ministro Stefano Patuanelli ha detto che non serve “convocare un tavolo tanto per” e che le convocazioni si fanno quando ci saranno "novità da comunicare o scelte da fare assieme alle parti sociali”.

   Resta intanto sullo sfondo la riconversione della fabbrica a idrogeno, una prospettiva green che suscita molto interesse a Taranto, anche se la sua realizzazione richiede molto tempo. Patuanelli ha però convenuto sul fatto che il futuro non può essere il carbone, che oggi alimenta l’acciaieria, ma bisogna ragionare di “alternativa produttiva” su Taranto, salvando i posti di lavoro. 

   Infine, circa i pagamenti di ArcelorMittal alle imprese dell’indotto-appalto siderurgico, saltata la call azienda-Confindustria Taranto dello scorso venerdì, il confronto potrebbe tenersi domani. Il flusso dei pagamenti da parte del committente resta però bassissimo rispetto allo scaduto (Confindustria Taranto parla solo per le sue aziende di un ammontare fatture ben superiore ai 30 milioni) e Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl, parla “di situazione gravissima, con le aziende che non solo non pagano più gli stipendi al personale, ma non versano più neanche le loro quote di contribuzione al fondo sanitario dei metalmeccanici MetaSalute perché non ricevono pagamenti da ArcelorMittal”.