Sabato, 25 Luglio 2020 11:22

BUFERA GIUDIZIARIA/ Il consigliere comunale Battista chiede le dimissioni del presidente del Taranto Calcio Massimo Giove In evidenza

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Sulla vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’imprenditore Massimo Giove interviene il consigliere comunale Massimo Battista che chiede le sue dimissioni dalla carica di presidente del Taranto Calcio.

“Gli ultimi avvenimenti delle ultime 48 ore appresi dalla stampa, un sequestro preventivo di circa quattro milioni di euro, firmato dal gip del tribunale di Taranto su richiesta della Procura, è stato notificato dalla Guardia di Finanza a Massimo Giove, imprenditore e Presidente del Taranto calcio. Sono contestati reati tributari per omesso versamento dell'Iva, dell'Ires e delle ritenute contributive dovute in relazione ai lavoratori dipendenti, e falso in bilancio, in particolare, nel corso degli anni d'imposta dal 2015 al 2018. Sarebbe cosa buona e giusta che il Presidente Giove, prima che sia troppo tardi, consegnasse la squadra di calcio al Sindaco di Taranto, così come è accaduto anche in altre città, vicine geograficame alla nostra, basti vedere Potenza. È scaduta il 30 Giugno la convenzione per l'utilizzo dello stadio Iacovone, ancora ad oggi le parti sono distanti, per avere la stipula della stessa bisogna che il Taranto calcio saldi il pregresso che ammonta a circa 30 mila euro per la stagioni 2018/2019 nei confronti del civico ente.

Dopo 27 anni dall'ultimo campionato del Taranto in serie B,  tanti fallimenti e umiliazioni, si continua a prendere in giro un intera tifoseria, bisogna consegnare il titolo sportivo al Sindaco, il fallimento di questa societá capeggiata dal Presidente Giove in questi ultimi 3 anni è totale, così come detto in tempi non sospetti "questa città è stanca di avere personaggi che si affiancano al mondo del calcio senza portare nessun risultato soddisfacente alla meravigliosa tifoseria tarantina". Il Sindaco deve farsi promotore della ricerca di imprenditori seri e affidabili  affinchè, finalmente, diano soddisfazioni a una delle tifoserie più belle d’Italia. Il tempo è abbondantemente scaduto, prima che sia troppo tardi salviamo il Taranto calcio, i tifosi tarantini meritano rispetto.”

Come ha spiegato la Guardia di finanza il sequestro preventivo di beni per circa 4 milioni di euro è stato effettuato a Taranto nei confronti di due imprenditori metalmeccanici che sono stati anche denunciati per reati fiscali. La richiesta di sequestro, al termine delle indagini della GdF, è stata fatta dal sostituto procuratore Remo Epifani ed emessa dal gip Rita Romano. Agli amministratori sono stati contestati vari reati tributari: infedele dichiarazione, versamento dell’Iva, dell’Ires e delle ritenute contributive dovute in relazione ai lavoratori dipendenti, e falso in bilancio. Ad una terza persona, inoltre, è contestato il reato di riciclaggio di parte dei proventi. 

 

Dall’indagine è venuto fuori che la società, negli anni d’imposta dal 2015 al 2018, ha utilizzato false fatture per oltre un milione di euro emesse da due società non operative, una delle quali, con sede nella provincia di Brindisi, fallita nell’anno 2018. Le società, solo formalmente operanti nelle lavorazioni meccaniche, erano in realtà amministrate da persone  disposte ad emettere fatture per operazioni inesistenti al fine di soddisfare le esigenze di bilancio di chi ne facesse richiesta.

    È stato rilevato che la remunerazione per tale servizio era pari a circa il 12% dell’importo indicato sul documento fiscale. Un aspetto, questo, emerso dalla  documentazione di natura extra-contabile trovata nella sede della società ispezionata. Si tratta di documentazione memorizzata su pc, di appunti e manoscritti. L’analisi dei documenti, confrontata con gli accertamenti bancari eseguiti nei confronti della società e dei suoi amministratori, ha ulteriormente confermato quanto emerso dalla documentazione non ufficiale.

    I pagamenti delle fatture false spesso non venivano effettuati a favore delle società emittenti ma dirottati verso conti correnti personali degli amministratori della società e in alcuni casi anche su conti correnti esteri, accesi presso istituti di credito bulgari a loro riconducibili. Parte dei proventi poi, venivano falsamente destinati all’acquisto di carburanti. Il gestore di una stazione di servizio non erogava infatti il prodotto restituendo la somma in contanti (reato di riciclaggio). L’insieme così delineato ha quindi portato il gip di Taranto ad emettere un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di circa 4 milioni di euro.