Martedì, 07 Luglio 2020 07:54

POLVERI SU TARANTO/ La Procura ha aperto un’inchiesta, al momento non ci sono indagati. Al lavoro i carabinieri del Nucleo ecologico In evidenza

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La Procura della Repubblica di Taranto ha aperto un’indagine su quanto avvenuto nel primo pomeriggio di sabato scorso nel capoluogo, quando una nube di polvere ferrosa e siderurgica, per effetto del maltempo, si è sollevata dallo stabilimento ArcelorMittal, ex Ilva, riversandosi pesantemente sulle strade, le case e le piazze del vicino quartiere Tamburi. Non ci sono indagati per ora. L’indagine è coordinata dai magistrati della sezione Ambiente della Procura di Taranto che hanno assegnato la delega agli accertamenti al Nucleo ecologico dei Carabinieri. 

 

Le immagini del rione Tamburi oscurato dalla nube di polvere, che ha creato una vera e propria cappa sul rione, sono state postate in gran quantità sui social, sono in numerosi video e hanno sollevato le forti proteste dei residenti oltre che dei movimenti e comitati ambientalisti. Anche l’amministrazione comunale di Taranto, dal sindaco Rinaldo Melucci al nuovo assessore all’Ambiente, Annalisa Adamo, hanno stigmatizzato pesantemente l’episodio che costituisce un nuovo punto di rottura nel rapporto già compromesso e deteriorato tra ArcelorMittal e le istituzioni locali, affermando che quanto avvenuto nel pomeriggio di sabato segna l’improponibibilità nel continuare un modello industriale basato sul ciclo integrale siderurgico che é fortemente impattante. Il Comune di Taranto chiede il superamento dell’area a caldo, il ricorso a nuove tecnologie e l’adozione anche per Taranto del modello Genova e Trieste dove l’area a caldo, con cokerie, altiforni  e acciaierie, è stata dismessa.