Venerdì, 03 Luglio 2020 13:45

CORONAVIRUS/ Parte da Massafra indagine epidemiologica per verificare la circolazione del virus In evidenza

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Un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente a Massafra (Taranto) è stata presentata oggi in una conferenza stampa da Asl Taranto, Spesal Asl Taranto, Comune di Massafra e azienda Cisa. Quest’ultima “ha messo a disposizione migliaia di test per verificare la circolazione del virus nella popolazione”. Obiettivo dell’indagine, ha detto il sindaco di Massafra, Fabrizio Quarto, è capire la circolazione del virus Covid. Per Michele Conversano, direttore del dipartimento di prevenzione Asl Taranto, “noi siamo grati a Massafra perché dal primo giorno ci ha messo a disposizione una tenda che si è rivelata utilissima per fare i tamponi drive”, cioè con le persone a bordo delle proprie auto. “Siamo cosi passati da pochi tamponi al giorno a centinaia di tamponi al giorno proprio grazie a questa modalità drive che ci ha permesso anche di riaprire rapidamente l’ospedale di Castellaneta” ha aggiunto Conversano, riferendosi al nosocomio dove, a seguito di diversi casi positivi di Conavirus accertati, che hanno coinvolto medici e infermieri, è stato necessario disporne una temporanea chiusura negli scorsi mesi.

 

C’è ora l’offerta che ci è stata avanzata e che noi abbiamo fatto rientrare nel piano regionale di sorveglianza per la circolazione del Covid - ha proseguito Conversano - nella popolazione lavorativa. Questo progetto regionale si svolgerà per tutta la provincia di Taranto. Come Asl abbiamo considerato, al di là delle adesioni delle singole aziende per verificare la circolazione del virus tra i propri dipendenti, di fare proprio a Massafra uno studio di popolazione lavoratrice”. “Verranno quindi prima sottoposti a test rapido e poi successivamente, in caso di positività, a test sierologico ed eventualmente a tampone, una parte significativa della popolazione lavorativa di Massafra - ha aggiunto Conversano -. Questo per capire come e quanto il virus possa aver circolato, soprattutto cercando le differenze tra quelli che nel periodo del lockdown hanno comunque lavorato - pensiamo al personale delle forze dell’ordine, ai farmacisti, agli addetti dei supermercati - e quelli che invece sono stati bloccati”. “In questo modo - ha proseguito il dirigente Asl Taranto - potremo avere una idea un po’ più chiara della circolazione del virus. Questo programma si affianca a quello, più generale, che sta facendo l’Istat in modo tale da avere un’idea un po’ più chiara ed anche affrontare meglio quella che potrebbe essere la seconda ondata autunnale”. Per il responsabile della Prevenzione Asl Taranto, “va detto che sicuramente nella nostra popolazione il virus ha circolato meno. Taranto e provincia sono diventate un caso nazionale, ma  la fortuna non c’entra niente in questa vicenda perché quello che il ministero ha detto di fare a maggio, nell’Asl di Taranto lo si è invece fatto a fine febbraio. Tenere sotto controllo e sorveglianza 3700 persone a casa, fare 3700 telefonate, correre a fare tamponi, tutto questo ha permesso di tenere sotto controllo la circolazione del virus Covid”.

 

“Dal 7 al 9 marzo sono arrivate in Puglia - ha detto Conversano -  3mila persone dal Nord che hanno fatto comunque 200 casi. Se queste 3mila persone non fossero state bloccate a casa e sorvegliate, ma lasciate libere di circolare, quei 200  sarebbero stati 20mila. Questo è stato un successo della nostra regione e della provincia di Taranto in particolare”. La chiusura dell’ospedale di Castellaneta a seguito dei casi positivi accertati “è stata una risposta eccezionale - ha proseguito Conversano - perché a Castellaneta i casi si stavano ripetendo. Era quindi importante chiudere, fare una sanificazione della struttura, tenere le persone a casa in isolamento e farle rientrare solo dopo un tampone negativo. Questo - ha rilevato - ci ha permesso di riaprire velocemente nel giro di 20 giorni tutto l’ospedale di Castellaneta, ma già dopo dieci giorni diversi servizi erano attivi e non abbiamo avuto più un caso. Azioni di sanità pubblica quando vengono concertate e fatte bene, danno i risultati” ha concluso Conversano. Scarnera di Spesal Asl ha dichiarato che si seguiranno due percorsi. “Il primo - ha spiegato - è in capo al datore di lavoro partendo da uno schema preciso, ovvero lo screening attraverso il prelievo venoso, con una specificità altissima che ci permetterà di individuare se i soggetti sono positivi o meno. Il che - ha chiarito Scarnera - permetterà di individuare la circolazione del virus nella popolazione lavorativa”. “Poi, a seguito di questo screening - ha sostenuto il rappresentante di Spesal Asl - ci sarà la possibilità di procedere successivamente al tampone e quindi fare diagnosi su tutta la provincia. Massafra è uno dei test della provincia, con 4mila controlli. Abbiamo già sei-sette adesioni da parte dei datori di lavoro”. “Ma oltre allo schema che coinvolge il datore di lavoro, come Asl - ha rilevato Scarnera - abbiamo anche avviato l’iniziativa che riguarda la popolazione lavorativa considerando i soggetti più a rischio, senza sorveglianza sanitaria. Avendo il Comune di Massafra già dato un’adesione, abbiamo cominciato da Massafra e continueremo negli altri centri con tutti i soggetti che, per noi, sono più a rischio: barbieri, parrucchieri, volontari del 118. Soggetti che non hanno una sorveglianza sanitaria come lavoratori e quindi sono più scoperti e hanno bisogno del servizio pubblico”.