Lunedì, 22 Giugno 2020 19:37

LO STRAPPO/ Il presidente della CdC di Taranto Sportelli “non ci va sono più le condizioni per proseguire il rapporto con ArcelorMittal” In evidenza

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Non vi sono le condizioni perché si possa proseguire questo rapporto ed è indispensabile che lo Stato, proprietario di Ilva, si faccia carico di responsabilità e soluzioni. Soluzioni che, però, collimino con le istanze provenienti dall’area e che siano definitive”. Lo ha sostenuto il presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli, intervenuto oggi in audizione in Regione Puglia (commissione Attività produttive) sulla situazione ArcelorMittal. Sportelli ha parlato a nome delle categorie economiche di Taranto. Prima di Sportelli, doveva essere ascoltata ArcelorMittal ma l’azienda, attraverso il direttore del personale, Arturo Ferrucci, si è collegata in video conferenza con la commissione della Regione solo per chiedere un rinvio di due-tre settimane perché oggi non era disponibile l’amministratore delegato Lucia Morselli. Partendo dal sequestro del 2012, Sportelli ha dichiarato che “appare di tutta evidenza come nessuno strumento abbia funzionato pienamente".

 

 "L’idea che l’ingresso di ArcelorMittal preludesse ad un positivo cambiamento si è spenta nel breve volgere di alcuni mesi. Se possibile l’area tarantina oggi è in condizioni ancora peggiori rispetto al 2018 e non certo in esito alla crisi Covid-19 che, al contrario, si è solo innestata su un’atavica crisi dell’Impresa Ilva e delle imprese”. “Lo dico chiaramente, dal 2012 ad oggi, la vera crisi è stata quella della mancanza di inclusione, dell’inefficacia delle soluzioni, della incapacità di applicarle e forse anche dell’assenza della volontà di modificare realmente le sorti dell’economia ionica”.  Per Sportelli, “la declamata strategicità (che ricomprende la necessità di alimentare le filiere industriali) continua ad impedire di prendere decisioni concrete. Proseguono, con riguardo a Ilva e alla presenza di ArcelorMittal, le riunioni a porte chiuse, a Roma e a Milano, i cui esiti parziali le istituzioni  locali ed il territorio conoscono solo grazie agli organi di informazione” ha aggiunto il presidente della CdC di Taranto, che ha poi parlato di “mancanza di trasparenza umiliante delle legittime istanze locali, come se Ilva non avesse da 60 anni un impatto spropositato su ogni fenomeno sociale ed economico tarantino, condannandoci alla monocultura, frenando lo sviluppo dei settori vocazionali, producendo danni ambientali e sanitari".

 

"Come  se la vicenda dell’indotto - ha evidenziato il presidente CdC Taranto - fosse solo una questione di ritardati pagamenti. Noi questa visione la rifiutiamo: ogni singolo elemento dell’accordo del 4 marzo e del nuovo piano industriale può pesare come un macigno sul futuro dei nostri comparti produttivi, dell’ambiente e dei nostri giovani”. Per CdC Taranto, “se lo Stato intende gestire Ilva, quest’ultima deve prendere la forma di società benefit. In tal modo gli obiettivi di responsabilità sociale e di beneficio per il territorio saranno assunti nello statuto a pari rango rispetto al profitto e, in quanto tali, dovranno essere perseguiti, raggiunti, misurati e dimostrati, mettendo al riparo gli amministratori del momento e impegnando naturalmente l’impresa a “restituire” al territorio”. Per CdC Taranto, “la presenza statale non è di per sé garanzia del raggiungimento dei fini richiamati, mentre lo Stato che perseguisse l’interesse pubblico attraverso una società benefit, avrebbe anche gli strumenti imprenditoriali per ottenere e consolidare gli scopi che oggi annuncia”.