Giovedì, 18 Giugno 2020 19:24

LA RESA DEI CONTI/ Associazioni e cittadini al premier “la fabbrica è da chiudere!” In evidenza

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“Questo governo, al pari dei precedenti dell’ultimo decennio, non ha tenuto e non tiene in considerazione i dettami costituzionali che parlano di lavoro da svolgere in salute, in sicurezza, in un ambiente salubre e con dignità”. Lo scrivono, a proposito dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, una serie di associazioni ambientaliste di Taranto e di genitori, nonché altri 123 cittadini di Taranto. 

 

“In 8 anni - affermano - da un sequestro senza facoltà d'uso degli impianti dell'area a caldo, prima con la gestione statale e dopo con quella del più grande produttore mondiale di acciaio, il governo non è riuscito a risolvere né i gravissimi problemi d'inquinamento né quelli occupazionali, mentre la fabbrica continua a perdere fino a oltre 100 milioni al mese. E' il momento di cambiare strada - scrivono al premier - di chiudere la vecchia fabbrica della morte e di dare a Taranto le alternative economiche ed un giusto risarcimento, a partire dall’istituzione di una no-tax area”. Le associazioni, tra cui “Genitori tarantini” e “LiberiAmo Taranto”, chiedono inoltre al premier“quanti miliardi di euro ha messo in campo per l’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale (più volte scaduta e più volte prorogata), e quali risultati sono stati ottenuti, se non qualcosa molto vicino allo zero? Il fatto è che, quando si parla di acciaieria con produzione a caldo, si deve mediare tra salute e lavoro; si arriva addirittura a dichiarare che “i tarantini devono scegliere tra salute e lavoro”, quando sappiamo benissimo tutti - affermano le associazioni e i 123 sottoscrittori della lettera al presidente Conte - che mai è stata concessa tale scelta”. “Quando si parla di produzione a caldo (quella altamente inquinante), si sceglie di chiuderla a Genova e a Trieste per tutelare la salute di lavoratori e cittadini - si conclude -. A Taranto, quindi, non ci sono lavoratori, né ci sono cittadini”.