Giovedì, 18 Giugno 2020 17:02

INDAGINE DELLA GdF/ Sequestri e interdizione per due ex editori televisivi In evidenza

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La Guardia di Finanza di Taranto ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misura interdittiva, emessa dal gip di Taranto, nei confronti di due fratelli, con contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, quote societarie e beni immobili per un ammontare complessivo di circa un milione di euro. I provvedimenti del gip, Benedetto Ruberto, su proposta del sostituto procuratore della Repubblica, Lucia Isceri, sono stati emessi al termine di una indagine condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto relativa al fallimento di 'Studio 100', una nota emittente televisiva di Taranto.

 

Alla società 'Jet', editrice dell’emittente, dichiarata fallita mesi addietro dal Tribunale di Taranto, è subentrato un curatore è più recentemente Studio 100 è stata messa all’asta è rilevata da una nuova società, che fa capo agli imprenditore Cosimo Distante (a cui fanno già capo le emittenti pugliesi Antenna Sud e Canale 85) e Luigi Blasi, quest’ultimo presidente del Taranto calcio anni addietro. I reati contestati all’amministratore e al socio della società fallita, spiega la GdF di Taranto, “sono quelli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La sentenza di fallimento è stata emessa su istanza della Procura di Taranto, attesa l’irreversibile incapacità della società di far fronte ai propri debiti verso l’Erario”. 

 

 Inoltre, erano sorti forti sospetti su alcune operazioni degli amministratori nella fase pre-fallimentare, rivelatasi particolarmente controversa soprattutto riguardo alle vicende dei lavoratori dipendenti nei cui confronti erano stati registrati ritardi nei pagamenti degli stipendi. Prima di essere dichiarata fallita la società aveva fatto richiesta di accesso all’istituto del concordato che consente di evitare il fallimento facendo fronte ai debiti secondo un piano di risanamento. L’obiettivo era quello di bloccare le istanze di fallimento e prendere tempo per perfezionare la cessione del ramo d’azienda in cui far confluire gli asset positivi da salvare: le frequenze per la trasmissione e la possibilità di richiedere i contributi ministeriali destinati alle emittenti televisive, fondamentali per il sostentamento della società. Proprio quest’ultimo aspetto era focale. Infatti, presupposto per l’ottenimento del contributo è la regolarità contributiva e previdenziale rispetto ai lavoratori dipendenti. La creazione di una good company avrebbe consentito di ripartire senza debiti, ammontanti a circa 5,5 milioni di euro, che sarebbero rimasti in capo alla bad company il cui destino era stato preordinatamente incanalato verso il fallimento.