Lunedì, 08 Giugno 2020 17:02

CLIMA INCANDESCENTE/ I sindacati “è inaccettabile che il Governo continui a trattare con ArcelorMittal” In evidenza

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“L’unica cosa certa contenuta all’interno del piano industriale sono gli esuberi del personale di Ilva in amministrazione straordinaria di AMI”, si tratta di Am Investco Italy, società di ArcelorMittal, “e le pesantissime ricadute sul piano occupazionale nel bacino degli appalti”. Lo dicono in un documento congiunto Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm dopo il consiglio di fabbrica straordinario svoltosi questa mattina a Taranto sul piano aziendale. I sindacati “ritengono inaccettabile l’atteggiamento del Governo che continua a trattare con ArcelorMittal, una controparte che ha dato dimostrazione di essere un soggetto inaffidabile e che non rispetta gli impegni sottoscritti continuando a rinviare gli investimenti sulle innovazioni tecnologiche e non garantendo la manutenzione degli impianti”.

 

 Per le sigle metalmeccaniche, “il piano industriale presentato dalla multinazionale, ancora una volta prova a ridisegnare prospettive differenti rispetto a quanto sottoscritto in sede ministeriale lo scorso 6 settembre 2018. In questi mesi - dicono i sindacati - abbiamo assistito a continui annunci del governo in base all’accordo del 4 marzo 2020, tra la gestione commissariale e Arcelor Mittal, in cui il sindacato è stato completamente estromesso. Inoltre, il 5 giugno 2020 il Governo, inspiegabilmente, ha dato la possibilità ad AMI di presentare un ulteriore piano industriale che rinvia al 2025 le innovazioni tecnologiche insieme al piano di risanamento ambientale” affermano i sindacati.

    Oggi a Taranto il consiglio di fabbrica “ha deciso di costruire una piattaforma con cui caratterizzare le prossime iniziative di mobilitazione, a partire dallo sciopero di 24 ore del 9 giugno 2020 indetto per tutto il gruppo ex Ilva, compreso il mondo dell’appalto”.

     “Durante l’incontro, previsto per domani in video conferenza”, è quello col ministro Stefano Patuanelli, “ribadiremo la nostra netta contrarietà ad avviare una trattativa con un interlocutore che si è mostrato irrispettoso, oltre che inaffidabile, verso i lavoratori e la comunità in spregio agli accordi sottoscritti”.

    “Mercoledì 10 giugno alle 8.30 - annunciano infine i sindacati - dopo gli esiti che emergeranno dall’incontro Ministeriale, sarà convocato il consiglio di fabbrica per assumere iniziative di mobilitazione”.

 Sette le richieste al Governo: No ai licenziamenti 

 

Sono sette le richieste che Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm avanzano al Governo per la vertenza ArcelorMittal dopo il consiglio di fabbrica straordinario tenutosi stamattina a Taranto. Al primo posto si chiede “nessun licenziamento". "L’accordo del 6 settembre 2018 - ricordano i sindacati - prevede zero esuberi e la tutela dei lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria attraverso la clausola di salvaguardia occupazionale. Non intendiamo mettere in discussione quanto sottoscritto in sede ministeriale”. 

 

 

Viene poi il punto chiamato col titolo 'Integrazione salariale e rotazione equa' dove si chiede “la ripartenza delle manutenzioni e degli impianti attualmente fermi”. Per l’appalto, i sindacati chiedono la “ripresa delle attività previste dal piano ambientale e interventi manutentivi necessari a ricollocare gli stessi lavoratori del mondo dell’appalto”. Nel documento viene poi il punto relativo a 'Innovazione tecnologica e completamento del piano ambientale', nodi che “non possono subire ulteriori slittamenti”. Correlato a questo punto, i sindacati chiedono per la produzione e l’attività di ArcelorMittal l’introduzione della Valutazione di impatto sanitario preventiva. Si sollecita poi un 'Provvedimento speciale per Taranto' con la “introduzione di misure specifiche per la tutela dei lavoratori con strumenti idonei affinché nessuno rimanga indietro”. Infine, le sigle metalmeccaniche chiedono “maggior coinvolgimento delle istituzioni locali e delle parte sociali sul fronte degli investimenti previsti dal Cis”, il Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto, “necessari a far ripartire un’economia diversificata e che dia nuove possibilità di lavoro in un territorio particolarmente provato dal punto di vista occupazionale”.