Sabato, 06 Giugno 2020 14:53

TENSIONE ALTISSIMA/ Reazioni durissime al Piano industriale di ArcelorMittal, Taranto incalza il Governo In evidenza

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“Siamo al momento all’oscuro del piano di ArcelorMittal, quando avranno la decenza di parlare con la città faremo le nostre valutazioni, anche se non ci aspettiamo nulla di buono, nulla su cui fondare un futuro sostenibile di quella fabbrica. Se i termini della questione sono solo e ancora altiforni, dilazioni, prestiti ed esuberi, proprio non siamo interessati. Il Governo ci convochi per l'accordo di programma, prepariamoci insieme seriamente, basta bugie alla comunità e ai lavoratori. Non si sprechi un altro euro pubblico senza una radicale prospettiva verde, costi quel che costi.”

I sindacati “Gli esuberi? ArcelorMittal e il Governo se li possono scordare”

“Gli esuberi? ArcelorMittal se li può scordare, e se li scordi pure il governo”. Il giorno dopo la presentazione, da parte dell'azienda, del nuovo piano industriale 2020-2025 (3.200 esuberi diretti, 7.500 occupati nel 2025, produzione a 6 milioni di tonnellate), Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl, indica già la linea di quella che sarà la mobilitazione del sindacato nei siti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Non ci sono ancora scioperi all’orizzonte, né sono state al momento convocate riunioni per proclamarli, ma lo sbarramento del sindacato metalmeccanico al piano di ArcelorMittal, che alterna tagli a richieste di aiuto economico al Governo, è già partito.

    “Non abbiamo deciso ancora nu gay lla - dichiara all'AGI il segretario Uilm, g Antonio Talò - perché aspettiamo l’ufficialità del piano. Ora che il governo l’ha ricevuto, ce lo deve presentare ma ci deve soprattutto convocare”. E la convocazione il sindacato l’attende a strettissimo giro. “ArcelorMittal smonta e smantella l’accordo di settembre 2018 al Mise e anche l’accordo di marzo scorso - spiega ad AGI Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl - era prevista una produzione di 8 milioni di tonnellate a regime e ora si indicano 6 milioni. Abbiamo 10.700 occupati nel gruppo e ora se ne vogliono mantenere nel 2025 solo 7.500”. “In più - aggiunge Prisciano - si cancellano, con un colpo di spugna, i 1.800 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, ora in cassa integrazione straordinaria, affermando che di reinserirli al lavoro non se ne parla più. Anche questo contro l’accordo Mise del 2018”.

 

Se però i tagli erano attesi dal sindacato, che certo non si aspettava né un piano espansivo da ArcelorMittal, né una linea dialogante dopo mesi di conflitto aspro, l’elemento che ha destato una qualche sorpresa è la richiesta di ArcelorMittal di beneficiare di un prestito da 600 milioni con garanzia Sace, di un contributo Covid a fondo perduto di 200 milioni e di un’ulteriore parte delle risorse che sono rimaste all’amministrazione straordinaria Ilva con la transazione dei Riva, ex proprietari della fabbrica (poco più di un miliardo allora). C’è da dire che settimane fa ArcelorMittal aveva tentato di far inserire nel Dl Rilancio una norma relativa ad un prestito per l’azienda, allora si parlava di 400 milioni, ma il governo aveva detto no. Tra l'altro al momento non risultato presso le banche richieste di prestito garantito per ArcelorMittal, tantomeno in Sace (e bisogna vedere se i requisiti del lecreto Liquidità siano compatibili). 

    “Vergogna - afferma Prisciano - licenziano, perché indicano esuberi, e vogliono pure i soldi”. “Ma la tattica dell’azienda è sempre quella di alzare l’asticella - osserva da parte sua Talò - loro ci provano. Io sono d’accordo con Patuanelli: basta, ArcelorMittal sia messa alla porta e si trovi un modo per andare avanti”. Nello stabilimento di Taranto "ci sono operai e tecnici capaci, gente che sa lavorare - sostiene poi all'AGI Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm - lo Stato quindi sappia si può andare avanti anche senza ArcelorMittal. L’ad Lucia Morselli punta a restare anche con un nuovo assetto? "Una manager così può star bene solo con Mittal, i suoi comportamenti sono divisivi”, risponde il sindacalista.

    Sul sostegno economico chiesto da ArcelorMittal, il sindacato riconosce che lo hanno chiesto anche altre aziende, “ma Fca non sta dichiarando esuberi, ha confermato gli investimenti e vuole sostenere la filiera dell’automotive - ragionano - qui invece si taglia forza lavoro, non si ammoderna più l’altoforno 5 e si sta mandando in rovina l’indotto”. 

 

 Ieri, in un’ennesima call di ArcelorMittal a Taranto, è stato chiaramente detto a Confindustria Taranto che non c’erano bonifici per le aziende in questa settimana. “La cosa assurda è che ogni qualvolta Mittal presenta un piano, sposta sempre in avanti le scadenze - afferma all'AGI Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil - ora siamo al 2025. Non possiamo sostenere altri slittamenti dopo una catena infinita di rinvii. Poi vogliono pure i soldi di Ilva in as. E le bonifiche i commissari come le faranno?. Ma soprattutto non vorremmo - aggiunge Brigati - che fossimo davanti ad una messa in scena Governo-azienda per arrivare poi a certe conclusioni”.

    “Se i termini della questione sono solo e ancora altiforni, dilazioni, prestiti ed esuberi, proprio non siamo interessati” afferma il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, mentre il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, dichiara ad AGI “che alcuni elementi del piano di ArcelorMittal ci sono già stati prospettati, adesso stiamo acquisendo il piano per fare, con un gruppo dedicato, una valutazione più compiuta. Vorremmo provare a discutere”.  

    Lunedì, intanto, parte l’ispezione dei commissari Ilva in ArcelorMittal. Dovranno verificate la denuncia del sindacato che ha parlato di "fabbrica allo sbando”. E da oggi dovrebbe partire la nuova cassa integrazione ordinaria per 6 settimane per un numero massimo di 8.100 addetti. Attualmente c’è la cassa Covid chiesta sempre per 8.100, ma realmente usata per oltre 3.000.  “L’esasperazione dei lavoratori è evidente - dichiara all'AGI Vincenzo Laneve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl - e ieri c’è stata una dimostrazione col presidio degli operai dell’acciaieria 1 e del laminatoio a freddo davanti ad una portineria”. “Voglio vedete che accade il 12 giugno perché c’è qualche timore per gli stipendi - conclude Oliva - chissà se ArcelorMittal si spingerà a tanto”. 

De Giorgi “nessun futuro con quest’azienda”

 

Il governo deve accettare l'idea che, alle attuali condizioni, con ArcelorMittal non c'è futuro. All'indomani dell'accordo dello scorso marzo, ho capito che gli attuali gestori dello stabilimento avrebbero preparato il terreno per un disimpegno che niente e nessuno potranno impedire”. Lo dice la deputata (di Taranto) Rosalba De Giorgi, che il mese scorso ha lasciato l’M5S, dove era stata eletta nel 2018,per passare al gruppo Misto perché non ha più condiviso la linea dei pentastellati sull’ex Ilva. “Non si vada ancora dietro a proposte illusorie - afferma De Giorgi. Si utilizzi, invece, questa “crisi” per procedere spediti verso una seria riconversione industriale che potrà avere un valido supporto in quel formidabile strumento che (salvo clamorosi dietrofront) sarà messo a disposizione dall'Unione europea: il Just Transition Fund”.

 

 “Nonostante si sia arrivati al giro di boa - dice De Giorgi – continuo ad auspicare che il 2020 possa esser ricordato per Taranto come l'anno del coraggio (inteso come chiusura dell'area a caldo dello stabilimento) e delle scelte (sottoscrizione di un accordo di programma come già fatto per Genova). Il tutto a tutela dei lavoratori e dei cittadini. Gli alibi per non procedere in tal senso sono esauriti”. Per la parlamentare del gruppo Misto della Camera, “negare che da parte del gruppo franco-indiano vi sia stato, soprattutto in questi ultimi mesi, un palese disinteresse per le sorti sia degli operai dello stabilimento, sia della salute dei cittadini di Taranto, appare oltraggioso”. “Le segnalate emissioni fuori controllo della produzione industriale, l'interruzione dei lavori di rifacimento dell'altoforno 5 e gli incidenti registratisi per la scarsa manutenzione nei reparti, sono la plastica dimostrazione - rileva De Giorgi - di come non ci sarebbe alcuna volontà di salvaguardare chi all'interno dello stabilimento ci lavora e chi è costretto a vivere a ridosso dello stesso”.