Venerdì, 05 Giugno 2020 21:28

TENSIONE ALTISSIMA/ Nel Piano industriale di ArcelorMittal richieste per 2 miliardi di euro In evidenza

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ArcelorMittal ha chiesto un prestito di 600 milioni con garanzia Sace. La richiesta è nel nuovo piano industriale 2020-2025 che la società ha presentato questa sera al Governo. Lo apprende AGI. Tra le richieste c’è anche un contributo Covid a fondo perduto di 200 milioni, più un miliardo relativo all’ingresso dello Stato nella società attraverso la ricapitalizzazione. ArcelorMittal ha  chiesto anche ulteriori somme del cosiddetto patrimonio destinato. Si tratta del miliardo circa in dotazione all’amministrazione straordinaria, derivante dal rientro in Italia, dopo una transazione, delle risorse tenute dai Riva, precedenti proprietari del gruppo, all’estero. Complessivamente, spiegano le fonti ad AGI, l’insieme delle richieste di ArcelorMittal valgono circa 2 miliardi di euro. 
Il nuovo piano è basato su una forza occupata di 7.500 diretti, contro gli attuali 10.700 dipendenti, ed una produzione di 6 milioni di tonnellate. Ci sarebbero quindi 3.200 esuberi solo tra i diretti, ma si arriva ad un numero più alto, 4.800-5.000, includendovi anche il personale di Ilva in amministrazione straordinaria, ora in cassa integrazione straordinaria, che non rientrerebbe al lavoro nonostante un accordo al Mise di settembre 2018.     Infine, rispetto all’accordo definito tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal lo scorso marzo, quando si chiuse al Tribunale di Milano il contenzioso sul recesso dal contratto di fitto aperto dalla stessa ArcelorMittal, la produzione non sarebbe più di 8 milioni di tonnellate a regime ma di 6 milioni. Questo perché l’emergenza Covid ha fatto crollare il mercato siderurgico, già in crisi dal secondo semestre 2019. Tant’é che da luglio scorso ArcelorMittal ha avviato la cassa integrazione ordinaria a Taranto per un numero massimo di circa 1.200 addetti, poi da fine marzo è ricorsa alla cassa integrazione Covid per 8.100 addetti (sempre numero massimo), prorogata di altre 5 settimane dall’1 giugno, e dal 6 luglio ha infine chiesto altre 9 settimane di cassa integrazione ordinaria sempre per lo stesso numero massimo: 8.100 dipendenti a Taranto.