Mercoledì, 20 Maggio 2020 10:17

I RETROSCENA/ Il gip di Potenza “Capristo lasciava intendere di avere autorità sulla pm che chiamava bambina mia” In evidenza

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Non è ancora stato fissato l'interrogatorio del procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, da ieri agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Potenza, nell'ambito di un'inchiesta su presunte pressioni esercitate su un magistrato di Trani per agevolare persone conosciute. L'avvocato Angela Pignatari non ha ancora potuto visionare l'intero fascicolo, considerato che è in corso la creazione delle copie informatiche. Inoltre non è stato stabilito se il magistrato, che nelle scorse settimane ha subito un intervento chirurgico, sia nelle condizioni di recarsi a Potenza o debba essere interrogato per rogatoria nella sua abitazione di Bari. Oltre a Capristo sono finiti agli arresti domiciliari il poliziotto Michele Scivittaro (suo autista e tutela) e gli imprenditori di Bitonto Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. L' ex capo della Procura di Trani, Antonino Di Maio, è indagato per abuso d’ufficio. La procura di Taranto al momento è retta dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone.

L’ordinanza


“Persone capaci di influenzare l‘andamento della giustizia nell’interesse di soggetti legati alla loro cerchia di amicizie, anche in considerazione delle ulteriori amicizie che il Capristo ha nelle alte sfere istituzionali”. Lo scrive il gip di Potenza, Antonello Amodeo, nelle 200 pagine di ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari). Dagli atti dell’inchiesta emerge – rileva ancora il gip nell’esaminare gli indizi di colpevolezza a carico dei 5 arrestati – come “Capristo avesse lasciato intendere ai Mancazzo di avere autorità sulla Curione, da lui chiamata ‘bambina mia’” e che avrebbe voluto indurre a portare avanti un’inchiesta per usura, con la finalità di procurare vantaggi economici e benefici di legge (quelli previsti per le vittime di usura) proprio ai Mancazzo. Per farlo, affermano gli investigatori,  Capristo, che all’epoca dei fatti contestati non era più procuratore di Trani già da 2 anni, aveva inviato anche l’ispettore Scivittaro dalla pm Curione (“ti ho inviato il giovanotto mio”, si legge in un’intercettazione) “a chiedere espressamente di formulare con urgenza l’imputazione di usura” a carico della persona denunciata. Ma non solo la pm aveva ritenuto che non vi fossero elementi per procedere per usura nei confronti della persona denunciata dai Mancazzo, ma aveva aperto anche un fascicolo per calunnia a loro carico. Capristo – emerge ancora dagli atti – aveva fatto anche “richiesta di esaminare l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione prima del deposito della stessa”.